Lagarde verso l’addio anticipato alla BCE aumenta l’incertezza politica

Dimissioni anticipate di Christine Lagarde e rischi per la BCE
La presidente della BCE Christine Lagarde potrebbe lasciare l’incarico già all’inizio del 2027, in anticipo rispetto alla scadenza formale prevista per ottobre 2027. A rivelarlo è il Financial Times, rilanciando indiscrezioni circolate da giorni a Francoforte e a Parigi. L’uscita anticipata servirebbe a evitare che la scelta del successore cada dopo le elezioni presidenziali francesi, elezioni che i sondaggi attribuiscono oggi alla destra sovranista di Marine Le Pen o del suo delfino Jordan Bardella. In questo scenario, il presidente francese Emmanuel Macron potrebbe concordare per tempo, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il nome del prossimo presidente della banca centrale dell’Eurozona, condizionando così l’equilibrio di potere in Europa per i prossimi otto anni.
In sintesi:
- Il Financial Times ipotizza dimissioni anticipate di Christine Lagarde dalla BCE nel 2027.
- L’uscita servirebbe a evitare la sovrapposizione con le presidenziali francesi del 2027.
- Emmanuel Macron punta a negoziare il successore con il cancelliere Friedrich Merz.
- Le voci alimentano dubbi su indipendenza, credibilità e neutralità politica della BCE.
L’ipotesi di dimissioni non è del tutto nuova. Già un anno fa, l’allora numero uno del World Economic Forum Klaus Schwab aveva lasciato intendere che Lagarde avrebbe potuto assumere la guida del WEF “già nei primi mesi del 2027”. La smentita ufficiale della BCE fu immediata, così come oggi l’entourage della presidente ribadisce che Lagarde è “totalmente assorta nell’espletamento del mandato” e che non è stata presa alcuna decisione sui tempi dell’uscita.
Resta però il fatto che la discussione pubblica su una possibile fine anticipata del mandato ha un impatto diretto sulla percezione di stabilità e continuità della politica monetaria. In un contesto in cui l’Eurozona è ancora impegnata a consolidare la discesa dell’inflazione e a gestire tassi d’interesse elevati, ogni incertezza sulla guida della banca centrale tende a riflettersi sulle aspettative dei mercati, sulle condizioni finanziarie e sulla fiducia degli operatori economici.
Indipendenza della BCE, interferenze politiche e conseguenze sui mercati
Le voci sulle possibili dimissioni di Christine Lagarde riaprono un tema strutturale: il grado di credibilità e indipendenza della BCE. Il solo fatto che la tempistica dell’eventuale uscita venga collegata alle presidenziali francesi suggerisce una forte politicizzazione della carica, in contrasto con lo statuto che impone neutralità rispetto agli equilibri nazionali e partitici.
Lo stesso personale interno di Francoforte, in recenti sondaggi, ha accusato la presidente di assumere decisioni non sempre fondate su motivazioni puramente tecniche. Parallelamente, sul versante opposto dell’Atlantico, la Federal Reserve è sotto pressione per le interferenze del presidente americano Donald Trump, critico verso la linea restrittiva sui tassi. Paradossalmente, la BCE ha difeso pubblicamente l’indipendenza della Fed, mentre deve ora rispondere a dubbi analoghi al proprio interno.
La traiettoria comunicativa di Lagarde ha spesso varcato il confine tra politica monetaria e politica economica. Ha sollecitato l’Italia alla ratifica del nuovo MES e, di recente, ha esortato la Commissione europea a emettere Eurobond permanenti, entrando nel cuore del dibattito sulla mutualizzazione del debito e sulla governance fiscale dell’Unione.
Quando una banca centrale prende posizione su dossier tipicamente politici, accetta implicitamente il rischio di essere percepita come attore di parte. Da quel momento, governi e opposizioni tendono a valutare le decisioni sui tassi o sugli acquisti di titoli anche alla luce di possibili intenti politici, erodendo l’ancora di fiducia che dovrebbe reggere le aspettative d’inflazione. Se famiglie, imprese e mercati iniziano a credere che le scelte di politica monetaria rispondano a interessi contingenti e non al solo obiettivo della stabilità dei prezzi, la trasmissione delle decisioni sui tassi all’economia reale diventa meno efficace, richiedendo interventi più aggressivi e spesso più dolorosi.
Possibili scenari post-Lagarde e impatto sull’Eurozona
Se le dimissioni di Christine Lagarde dovessero concretizzarsi, la principale sfida per l’Eurozona sarà la ricostruzione di un quadro di piena fiducia nella BCE. Il successore dovrà mostrare un profilo marcatamente tecnico, una comunicazione sobria e una distanza netta dai dossier politici nazionali, per riportare il dibattito sulla banca centrale entro i confini del mandato di politica monetaria.
Un’uscita anticipata, negoziata nell’asse Parigi–Berlino tra Emmanuel Macron e Friedrich Merz, potrebbe irrigidire i rapporti con gli altri Stati membri, in particolare i Paesi periferici più sensibili alle decisioni su spread, tassi e programmi di acquisto titoli. Per gli investitori internazionali, la chiave sarà capire se il nuovo vertice della BCE riuscirà a mantenere le aspettative d’inflazione ancorate e a gestire eventuali nuove crisi del debito senza cedere a pressioni politiche.
FAQ
Quando scade ufficialmente il mandato di Christine Lagarde alla BCE?
Il mandato di Christine Lagarde come presidente della BCE scade ufficialmente nell’ottobre 2027, dopo otto anni dall’insediamento.
Perché si parla di dimissioni anticipate di Christine Lagarde?
Se ne parla perché il Financial Times riferisce di un possibile addio anticipato, per evitare sovrapposizioni con le elezioni presidenziali francesi.
Come possono le dimissioni di Lagarde influenzare l’economia dell’Eurozona?
Possono influenzarla indebolendo la fiducia dei mercati, alterando le aspettative d’inflazione e rendendo meno efficace la trasmissione della politica monetaria.
Che ruolo hanno Macron e Merz nella scelta del prossimo presidente BCE?
Hanno un ruolo centrale perché Francia e Germania guidano il negoziato politico sul vertice BCE, influenzando la designazione del successore.
Qual è la fonte principale delle indiscrezioni sulle dimissioni di Lagarde?
Le indiscrezioni provengono dal Financial Times e richiamano precedenti dichiarazioni di Klaus Schwab, ex capo del World Economic Forum.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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