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Stabilità dei BTP e mito del debito comune UE
La recente performance dei BTP mette in crisi la narrazione, politica più che tecnica, delle emissioni di debito comune dell’Unione europea, prive di solido fondamento giuridico e di un’adeguata capacità impositiva autonoma. L’andamento dei titoli italiani negli ultimi 6-12 mesi offre una cartina di tornasole concreta sulla percezione di rischio sovrano nell’area euro e consente di valutare con maggiore lucidità la solidità finanziaria dell’Italia rispetto a Germania e Francia.
Lo spread BTP-Bund ai minimi storici dall’avvio dell’euro, la bassa volatilità dei rendimenti e la capacità del Tesoro di gestire emissioni e rimborsi in un contesto di progressivo disimpegno della BCE smentiscono i cliché sul “malato d’Europa”. Gli investitori internazionali, spostando capitali verso i titoli italiani, sembrano riconoscere non solo una maggiore affidabilità fiscale, ma anche un quadro politico ritenuto più stabile rispetto ai partner storicamente considerati “core”.
Spread BTP-Bund ai minimi storici e volatilità sotto controllo
Da circa un mese lo spread tra decennale italiano e tedesco oscilla tra 60 e 65 punti base, livelli che non si vedevano dall’inizio del 1999. Il rendimento del BTP decennale si muove in un canale strettissimo, tra 3,45% e 3,50%, con variazioni giornaliere minime anche in presenza di forte volatilità globale. Mentre i titoli giapponesi aumentavano di 20-30 punti base in pochi giorni e il Treasury decennale USA passava da 4,14% a 4,18%, il BTP ha mantenuto un profilo sorprendentemente stabile, segnale di una domanda strutturale e di un rischio percepito in netto ridimensionamento.
La riduzione dello spread è dovuta in larga parte al rialzo del rendimento del Bund, oggi meno percepito come bene rifugio, e non a un deterioramento dei fondamentali italiani.
Bund e OAT meno “rifugio”, Italia non più anello debole
Il movimento relativo dei rendimenti indica che sono soprattutto Bund e OAT francesi a essere sotto osservazione critica. I programmi di spesa annunciati da Berlino, più mediatici che operativi, e le difficoltà politiche di Parigi stanno erodendo lo status di porto sicuro di Germania e Francia. Il capitale in fuga dal “core” non si dissolve: cerca alternative credibili nell’area euro. Oggi il BTP appare, per molti investitori istituzionali, un compromesso tra rendimento e rischio più equilibrato rispetto a pochi anni fa, rovesciando l’immagine dell’Italia come epicentro cronico di instabilità fiscale e politica.
Fine dell’ombrello BCE e gestione attiva del debito italiano
Un elemento centrale per valutare la solidità dei titoli italiani riguarda il rapporto con la BCE dopo la fine dei maxi-programmi di acquisto. A differenza del biennio 2016-2017, quando il sostegno di Francoforte era determinante, oggi il BTP mostra una resilienza autonoma, mentre l’Italia rimborsa alla BCE più di quanto facciano Francia e Germania. Questa dinamica, letta alla luce dei flussi di emissione lorda e netta, suggerisce un aggiustamento ordinato del debito, non una dipendenza strutturale dalla banca centrale.
Il confronto con la fase 2018-2019, quando lo spread superava i 300 punti base pur in presenza di deficit contenuti, evidenzia il peso della fiducia e del quadro politico sul premio al rischio richiesto dal mercato.
Rimborsi alla BCE: Italia in prima linea, Germania in ritirata
Dal novembre 2025 l’Italia ha effettuato verso la BCE rimborsi per 21 miliardi su un totale di 62 miliardi dei programmi PEPP e PSPP, pari al 34% del complesso, più del peso italiano nello stock detenuto da Francoforte. La Francia ha rimborsato 19 miliardi (31%), la Germania solo 6 miliardi (9%). Su 3.486 miliardi di titoli in portafoglio BCE, 555 sono italiani (16%), 663 francesi (19%) e 809 tedeschi (23%).
La maggiore velocità dei rimborsi italiani, legata al calendario delle scadenze, dimostra che il Tesoro sta affrontando la normalizzazione monetaria senza tensioni sui rendimenti, a differenza di altri emittenti core che hanno beneficiato di rimborsi insolitamente bassi.
Emissioni contenute e minore fabbisogno: offerta premiata dal mercato
Nel secondo semestre 2025 le emissioni lorde dell’Italia (244 miliardi) sono risultate inferiori a quelle francesi (259 miliardi) e nettamente sotto quelle tedesche (502 miliardi). Le emissioni nette italiane (30 miliardi) sono state più basse sia di quelle francesi (65 miliardi) sia di quelle tedesche (36 miliardi. Il minore fabbisogno pubblico ha ridotto l’offerta di BTP, sostenendo i prezzi senza necessità di extra-premi di rischio.
Questa dinamica, tuttavia, spiega solo in parte la stabilità dei rendimenti: in passato, con deficit simili, lo spread superava i 300 punti. A fare la differenza oggi sono la credibilità della strategia fiscale, la gestione tecnica del debito e una percezione di rischio sistemico italiano molto più contenuta rispetto alle crisi del 2011 e del 2018.
Fiducia, stabilità politica e ritorno degli investitori esteri
Per completare il quadro è decisivo analizzare il contesto politico e il flusso dei capitali. Mentre Parigi e Berlino affrontano difficoltà nel definire traiettorie di finanza pubblica coerenti con una leadership stabile, Roma beneficia da oltre tre anni di una percezione di maggiore continuità nelle scelte economiche. Gli investitori internazionali, memori delle crisi di fiducia del 2011 e del 2018, oggi evitano di scommettere contro i BTP, concentrando piuttosto l’attenzione sui rischi di Francia e Germania. I numeri sul debito confermano questo cambio di paradigma, con un ruolo crescente degli investitori esteri nel finanziamento del Tesoro.
Da “malato d’Europa” a beneficiario del confronto con Francia e Germania
La crisi di reputazione di Germania e Francia nel governo delle finanze pubbliche ha incrinato l’idea del Bund come bene rifugio assoluto. A Berlino e Parigi si “naviga a vista”, spesso con scelte percepite come poco coerenti o tardive, mentre l’Italia, pur con fragilità strutturali, viene valutata come relativamente più prevedibile. Nessun grande investitore considera oggi conveniente vendere allo scoperto BTP, un’operazione lucrativa nel 2011 e nel 2018. Il “rischio Italia” non è più al centro dei timori di mercato, mentre i sorrisi di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sullo stato dei conti italiani restano un ricordo politico, non un’analisi attuale.
Composizione del debito e crescente peso dei capitali esteri
A fine ottobre il debito pubblico italiano ammontava a 3.132 miliardi, 69 miliardi in più rispetto a fine aprile. Di questo incremento, ben 60 miliardi provengono da investitori esteri, 19 miliardi da banche e istituzioni finanziarie nazionali, 18 miliardi da famiglie e imprese italiane, mentre 28 miliardi sono stati destinati a rimborsi verso la BCE. La crescente quota estera indica fiducia nella sostenibilità del debito italiano in un orizzonte pluriennale.
Questi flussi si inseriscono in un contesto in cui né lo spread né la volatilità segnalano tensioni imminenti, rafforzando l’idea che il BTP sia diventato un asset strutturale nei portafogli globali, non solo un titolo speculativo legato alle crisi dell’eurozona.
FAQ
Perché lo spread BTP-Bund è tornato ai minimi storici?
Perché il rendimento del Bund è salito per i dubbi sui programmi di spesa tedeschi, mentre il BTP è rimasto stabile grazie a fiducia crescente e minore percezione del rischio Italia.
Che ruolo ha la BCE nella fase attuale dei BTP?
La BCE sta progressivamente riducendo lo stock di titoli in portafoglio; l’Italia rimborsa più di Francia e Germania, ma i BTP restano stabili senza bisogno di nuovo sostegno straordinario.
Perché Germania e Francia sono considerate oggi meno “sicure”?
Per le difficoltà nel definire strategie fiscali credibili e per una maggiore instabilità politica, che indeboliscono il tradizionale ruolo di Bund e OAT come beni rifugio.
Come incidono le emissioni del Tesoro italiano sui rendimenti?
Il minore fabbisogno ha ridotto le emissioni nette, contenendo l’offerta di BTP e favorendo prezzi più alti e rendimenti più bassi, senza pressioni da parte del mercato.
Gli investitori esteri stanno davvero tornando sui BTP?
Sì, circa 60 miliardi dell’aumento del debito tra aprile e ottobre provengono da capitali esteri, segnale di fiducia nella sostenibilità del debito italiano.
La situazione è paragonabile alle crisi del 2011 e del 2018?
No, allora lo spread superava i 300 punti e i BTP erano al centro della speculazione; oggi il rischio percepito si è spostato in parte su Francia e Germania.
Cosa significa per l’Italia la fine degli acquisti straordinari BCE?
Significa dover gestire il debito senza rete di protezione eccezionale, ma i dati su rimborsi, emissioni e domanda dimostrano una transizione finora ordinata.
Qual è la fonte dei dati e delle considerazioni sull’andamento dei BTP?
Le analisi e i numeri riportati derivano dall’articolo originale fornito dall’utente, incentrato su spread, rimborsi BCE e struttura del debito pubblico italiano.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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