Kurt Cobain, nuova inchiesta riapre il giallo sulla sua morte

La nuova perizia sulla morte di Kurt Cobain
A 32 anni dalla morte di Kurt Cobain, una nuova analisi forense riapre il dibattito su uno dei casi più discussi della storia del rock. Un team coordinato dalla ricercatrice Michelle Wilkins sostiene, in un articolo pubblicato sull’International Journal of Forensic Science e ripreso dal Daily Mail, che il frontman dei Nirvana non si sarebbe suicidato ma sarebbe stato ucciso. La tesi si basa su una rilettura dei dati autoptici, dei livelli di droga nel sangue, della scena del ritrovamento del corpo e del controverso biglietto d’addio, con l’obiettivo di verificare la coerenza tra quadro tossicologico, dinamica di sparo e narrazione ufficiale del suicidio.
Secondo Wilkins e colleghi, diversi elementi tecnici non collimerebbero con una morte istantanea da colpo d’arma da fuoco autoinflitto, ma sarebbero più compatibili con un decesso da overdose e successiva messa in scena.
Le nuove letture dell’autopsia e dei dati tossicologici
La perizia sottolinea la presenza di necrosi al cervello e al fegato, segni che Wilkins ritiene tipici di una grave overdose, non di una morte rapida per arma da fuoco. Nel corpo di Kurt Cobain furono riscontrate concentrazioni di eroina che il team definisce pari a circa dieci volte una dose “normale” per un consumatore abituale.
Secondo questi esperti, un soggetto in tali condizioni sarebbe stato rapidamente incapace di coordinare movimenti complessi, come manipolare un fucile da caccia, armeggiare con un kit per l’eroina e gestire ripetute iniezioni. La combinazione tra danni d’organo e dosaggi estremi rafforza, nella loro lettura, l’ipotesi di una somministrazione coatta di stupefacente e di un successivo intervento terzo sulla scena.
La scena del crimine e le incongruenze rilevate
Wilkins richiama l’attenzione su liquido nei polmoni, emorragia oculare e lesioni a cervello e fegato, quadro che giudica ricorrente nei decessi da overdose, non nelle morti istantanee da arma da fuoco. La ricercatrice evidenzia poi come le maniche di Kurt Cobain risultassero arrotolate e il kit per l’eroina fosse collocato a metri di distanza dal corpo.
Si chiede quindi se sia realistico che Cobain abbia “tappato gli aghi e rimesso tutto a posto dopo essersi iniettato tre volte”, definendo i suicidi con arma da fuoco “di norma un disastro”, mentre in questo caso la scena apparirebbe insolitamente ordinata. Anche la relativa pulizia delle mani, per un colpo esploso con un fucile Remington calibro 20, viene letta come indizio di un possibile spostamento del corpo dopo la morte.
Dalla ricostruzione ufficiale ai dubbi degli esperti


Il 5 aprile 1994, a Seattle, il corpo di Kurt Cobain, allora ventisettenne, fu trovato nella sua abitazione. Le autorità della contea di King conclusero che il cantante si fosse tolto la vita sparandosi con un fucile Remington modello 11 calibro 20. Fin da subito vennero segnalate significative tracce di eroina nel sangue, ma l’overdose non fu indicata come causa principale del decesso. La nuova ricostruzione forense chiede di riconsiderare proprio questo punto, collegando il quadro tossicologico con la plausibilità fisica del gesto suicidario così come descritto nei verbali originali e nella successiva narrazione mediatica.
L’ipotesi di omicidio e messa in scena
Il team di ricerca immagina una sequenza diversa: Kurt Cobain sarebbe stato aggredito e costretto ad assumere una dose di eroina circa dieci volte superiore a quella usuale, fino a ridurlo in stato di incoscienza o di coma. Solo a quel punto, secondo questa tesi, uno o più aggressori gli avrebbero sparato alla testa, per poi collocare il fucile tra le sue braccia e allestire l’ambiente come se si trattasse di un suicidio.
La cura nel riposizionamento del kit per l’eroina e la pulizia relativa della scena vengono lette come indizi di una scenografia studiata. Per Wilkins, il caso mostrerebbe un “film” costruito per orientare da subito l’interpretazione investigativa verso l’auto-soppressione.
La questione dell’arma e dei limiti fisici
Un altro nodo è la gestione materiale del fucile. Wilkins invita a “immaginare che una persona sia in coma e stia morendo”, ricordando che l’arma peserebbe quasi due chili e mezzo: una massa che, combinata all’effetto di un’overdose di eroina, renderebbe poco credibile la capacità di sollevarla, posizionarla correttamente e azionarla verso di sé.
La letteratura forense su suicidi con arma lunga indica spesso posture contorte, tracce di lotta con l’arma e abbondante presenza di sangue e residui sui segmenti corporei vicini alla volata. Nel caso Cobain, sottolinea il team, la relativa pulizia della mano e alcune incoerenze di posizione alimenterebbero il sospetto di un intervento di terzi dopo lo sparo.
Il biglietto d’addio e la posizione delle autorità
Un capitolo centrale della nuova analisi riguarda il biglietto d’addio attribuito a Kurt Cobain. La perizia calligrafica commissionata dal team di Michelle Wilkins distingue nettamente la parte superiore del testo dalle ultime quattro righe, ritenute graficamente difformi. Per gli studiosi, la prima sezione si concentrerebbe quasi esclusivamente sulla volontà di lasciare la band, senza riferimenti espliciti all’intento suicidario, mentre il cambio di stile e dimensione del tratto finale suggerirebbe un intervento successivo, forse mirato a orientare la lettura pubblica della lettera e, con essa, del caso nel suo complesso.
La perizia sul biglietto e il nodo dell’autenticità
Wilkins afferma che “la parte superiore è stata scritta da Kurt” e “non c’è nulla a proposito del suicidio”, ma che le quattro righe sottostanti sarebbero “più grandi” e “più scarabocchiate”. Questo scarto grafico e contenutistico porta il team a ipotizzare una manipolazione successiva, funzionale a consolidare l’ipotesi del suicidio davanti all’opinione pubblica e agli inquirenti.
La ricercatrice riassume così la propria posizione: «A me sembra che qualcuno abbia messo in scena un film. E che volesse convincere lo spettatore del suicidio di Cobain. Ma se sbagliamo, dimostratecelo». Una sfida aperta alle autorità, fondata sulla richiesta di nuove verifiche tecniche indipendenti.
Le reazioni dell’ufficio del medico legale e della polizia
L’ufficio del medico legale della contea di King ha ribadito, tramite un portavoce, di aver “collaborato con le forze dell’ordine locali, condotto un’autopsia completa e seguito tutte le procedure per giungere alla conclusione che la morte fosse un suicidio”. L’ente si dichiara disponibile a rivedere le proprie determinazioni soltanto alla luce di “nuove prove”, che al momento non ritiene sussistano.
Anche il dipartimento di polizia di Seattle mantiene la propria versione: secondo il suo portavoce, “il nostro detective ha concluso che Cobain si è suicidato e questa è la versione che il dipartimento continua a sostenere”. Al momento, dunque, non emergono segnali concreti di una riapertura formale del fascicolo.
FAQ
Qual è la nuova tesi sulla morte di Kurt Cobain?
Secondo il team di Michelle Wilkins, Kurt Cobain non si sarebbe suicidato: sarebbe stato reso inerme da un’overdose indotta di eroina e poi ucciso con un colpo di fucile, con successiva messa in scena del suicidio.
Perché l’autopsia viene oggi riletta in modo diverso?
La nuova analisi mette in rilievo necrosi di cervello e fegato, liquido nei polmoni ed emorragia oculare, considerati più tipici di una morte da overdose che di un decesso istantaneo da arma da fuoco, suggerendo una dinamica diversa da quella ufficiale.
Cosa dicono i dati tossicologici su Kurt Cobain?
Nei campioni di Kurt Cobain furono riscontrate concentrazioni di eroina che il team definisce circa dieci volte superiori alle dosi usuali per un consumatore, livello che renderebbe improbabile la capacità di compiere gesti complessi come imbracciare un fucile.
In cosa consisterebbero le incongruenze sulla scena del crimine?
Le maniche arrotolate, il kit per l’eroina distante dal corpo, la scena relativamente ordinata e la scarsa presenza di sangue sulla mano vengono considerate atipiche per un suicidio con fucile, alimentando il sospetto di un intervento successivo di terzi.
Qual è il problema con il biglietto d’addio?
Una perizia calligrafica sostiene che la parte superiore del biglietto, scritta da Kurt Cobain, parli solo di lasciare la band, mentre le ultime quattro righe, graficamente diverse, sembrerebbero aggiunte per rafforzare l’idea del suicidio.
Come reagiscono medico legale e polizia alle nuove ipotesi?
L’ufficio del medico legale della contea di King e la polizia di Seattle confermano la conclusione di suicidio, dichiarandosi disponibili a rivedere il caso solo in presenza di nuove prove ritenute solide e verificabili.
Queste nuove analisi porteranno alla riapertura del caso?
Al momento non ci sono segnali formali di riapertura. Le autorità competenti ribadiscono le conclusioni del 1994, pur affermando in linea di principio la disponibilità a valutare eventuali nuovi elementi probatori.
Qual è la fonte principale della nuova teoria su Kurt Cobain?
La tesi è stata presentata dalla ricercatrice Michelle Wilkins in un articolo sull’International Journal of Forensic Science e illustrata in dettaglio in un’intervista al Daily Mail, che costituisce la principale fonte divulgativa delle nuove ipotesi.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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