Kharg snodo petrolifero strategico: perché l’isola iraniana può destabilizzare i mercati energetici globali

Kharg, l’isola iraniana che può riscrivere la geopolitica dell’energia
L’isola di Kharg, nel Golfo Persico di fronte alla costa nord-orientale dell’Iran, è oggi uno dei punti più sensibili del conflitto tra Teheran, Stati Uniti e Israele. Da questo terminale, lungo appena sei chilometri ma strategico per lo stretto di Hormuz, transita oltre il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, dirette in larga parte alla Cina. Nel contesto dell’attuale escalation militare, Washington e Tel Aviv valutano da settimane se colpire le infrastrutture dell’isola, aprendo uno scenario che potrebbe ridisegnare l’equilibrio energetico globale. La decisione, finora rinviata, è frenata dal rischio di un’impennata dei prezzi del greggio e da possibili ritorsioni iraniane contro le infrastrutture degli Stati del Golfo. Perché Kharg è diventata la “carta a sorpresa” di questa crisi regionale destinata ad avere ripercussioni mondiali?
In sintesi:
- Da Kharg transita oltre il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane, soprattutto verso la Cina.
- Stati Uniti e Israele valutano da tempo scenari di attacco o controllo dell’isola.
- Un blitz su Kharg potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio e destabilizzare i mercati.
- Teheran minaccia ritorsioni contro le infrastrutture energetiche degli Stati del Golfo.
Perché Kharg è il tallone d’Achille energetico dell’Iran
Kharg è una delle infrastrutture più vulnerabili e decisive dell’economia iraniana. La conformazione delle coste iraniane, in gran parte troppo basse per accogliere le superpetroliere, concentra sull’isola – a 25 chilometri al largo della provincia di Bushehr – serbatoi di stoccaggio, ormeggi in acque profonde, alloggi per i lavoratori e una pista che la collega alla terraferma.
Un’analisi di Axios ha rivelato che l’amministrazione statunitense ha discusso anche operazioni di commando per mettere in sicurezza le scorte di uranio arricchito iraniano e il possibile controllo di Kharg, che dispone di una capacità di carico di circa 7 milioni di barili al giorno.
Qualsiasi azione volta a distruggere serbatoi, pompe, tubazioni di carico o oleodotti sottomarini non colpirebbe solo Teheran e Pechino: gli analisti prevedono un effetto domino sui mercati energetici globali e un indebolimento strutturale di qualsiasi futuro governo iraniano.
Dal boom petrolifero alla minaccia globale: la traiettoria di Kharg
Con il boom dell’estrazione nel XX secolo, Kharg è stata trasformata negli anni Sessanta in grande terminale di esportazione del greggio. Negli anni Settanta la sua centralità è cresciuta quando ha iniziato a sostituire il porto di Abadan nell’accoglienza delle superpetroliere, diventando la principale porta petrolifera dell’Iran.
Durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), le forze irachene colpirono più volte l’isola, ma Teheran reagì ridistribuendo i flussi su strutture minori alle isole di Lavan e Siri. Questa resilienza ha permesso a Kharg di recuperare e ampliare il proprio ruolo. Tra il 2022 e il 2025 il terminal poteva caricare fino a 10 superpetroliere contemporaneamente e gestire anche esportazioni di fertilizzanti allo zolfo, gas liquido e altri prodotti petroliferi.
La maggior parte di queste esportazioni è destinata alla Cina, principale partner commerciale di Teheran nonostante le sanzioni internazionali: nel solo 2024 l’energia iraniana venduta a Pechino è stata stimata in circa 78 miliardi di dollari.
Il conflitto attuale ha riacceso l’attenzione internazionale sull’isola. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la volontà di “espandere la portata della guerra oltre gli obiettivi militari e nucleari”, evocando nuove categorie di bersagli. La Casa Bianca però evita di dettagliare pubblicamente la strategia specifica per Kharg.
In Israele, il leader dell’opposizione Yair Lapid chiede apertamente di colpire l’isola, arrivando a sostenere su X che la distruzione dei siti energetici di Kharg porterebbe al “collasso dell’economia iraniana e alla caduta del regime”.
La Repubblica islamica, dal canto suo, minaccia ritorsioni contro le infrastrutture energetiche degli Stati del Golfo. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC, Pasdaran) rivendicano capacità operative e intelligence per colpire raffinerie e terminal rivali, mentre il presidente del parlamento Mohammad Baqer Qalibaf avverte che ogni ulteriore attacco alle infrastrutture iraniane avrà una risposta simmetrica.
Finora, Stati Uniti e Israele hanno diviso il teatro operativo: gli aerei israeliani concentrano i raid sull’Iran occidentale e centrale, mentre le forze statunitensi controllano il fianco meridionale e le acque territoriali iraniane, area che comprende proprio Kharg.
Il paradosso Kharg: deterrenza energetica e rischi per i mercati
Nonostante le pressioni politiche, Kharg non è stata ancora colpita. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington stima che un attacco massiccio possa far salire i prezzi del petrolio di 10 fino a 100 dollari al barile, aggravando una crisi energetica già fragile.
Secondo Eckel Doran, senior fellow dell’Hudson Institute ed ex funzionario statunitense, Washington ha tracciato da tempo una “linea rossa” intorno all’isola, rispettata anche durante la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran dello scorso anno. “L’amministrazione non vuole distruggere le fondamenta economiche dell’Iran dopo la guerra”, spiega Doran, ricordando il peso delle pressioni interne sui prezzi del carburante in vista delle elezioni di midterm negli Stati Uniti.
Kharg diventa così al tempo stesso leva strategica e potenziale boomerang per Washington e Tel Aviv. La scelta tra salvaguardare i mercati e colpire il cuore energetico iraniano resterà uno dei dossier più sensibili dei prossimi mesi: l’isola rimarrà un deterrente intoccabile o diventerà la scintilla capace di ridisegnare la mappa energetica mondiale?
FAQ
Dove si trova esattamente l’isola iraniana di Kharg?
Kharg si trova nel Golfo Persico, circa 25 chilometri al largo della provincia iraniana di Bushehr, in prossimità delle rotte petrolifere verso lo stretto di Hormuz.
Quanta parte del petrolio iraniano passa per Kharg?
Attualmente oltre il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano transita da Kharg, con una capacità di carico stimata di circa 7 milioni di barili al giorno.
Perché un attacco a Kharg influenzerebbe i prezzi del petrolio?
Un attacco interromperebbe gran parte delle esportazioni iraniane, riducendo l’offerta globale. Studi del CSIS stimano aumenti di prezzo tra 10 e 100 dollari al barile.
Qual è il ruolo della Cina nelle esportazioni petrolifere iraniane?
La Cina è il principale acquirente di greggio iraniano. Nel 2024 le importazioni energetiche dalla Repubblica islamica sono state stimate in circa 78 miliardi di dollari.
Quali sono le fonti utilizzate per questo approfondimento su Kharg?
Questo articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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