KastaDiva icona delle notti queer romane, la drag queen di Muccassassina che ha cambiato tutto se n’è andata

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KastaDiva è morta, è stata per anni drag queen al Muccassassina
Un’icona della notte romana
La scomparsa di Bruno Gagliano, volto storico della scena drag come KastaDiva Queen, lascia un vuoto profondo nella comunità LGBT+ italiana. A renderla pubblica è stata la collega e amica La Wanda Gastrica, con un messaggio carico di dolore diffuso sui social. Il cordoglio si è allargato rapidamente, trasformando i profili online in un flusso ininterrotto di ricordi e foto d’archivio.
Tra le prime reazioni, spicca quella di Paola Dee, che su Facebook ha evocato un periodo complesso della vita dell’artista, lasciando intuire quanto fragili possano essere i percorsi di chi vive sul palco e nella notte. In decenni di carriera, la sua presenza è diventata familiare in moltissimi locali, soprattutto a Roma, dove era riconosciuta come una delle interpreti più raffinate e carismatiche.
Il nome di KastaDiva è legato in modo indissolubile agli show che hanno contribuito a definire l’immaginario queer in Italia, con un’impronta scenica personale e immediatamente riconoscibile. La notizia della morte rilancia il dibattito sul valore culturale del drag e sulla necessità di preservarne la memoria collettiva.
Dai club storici ai premi
Nel suo percorso artistico, l’interprete ha calcato alcuni dei palchi più importanti della nightlife italiana. A Roma è stata protagonista al Gay Village, al Muccassassina, all’Alpheus, ma anche in contesti nazionali come il Padova Pride Village e i Magazzini Generali di Milano. La vittoria a Miss Drag Queen Lazio 2017 ha certificato il suo status di riferimento nella scena regionale e non solo.
In un’intervista del 2021, KastaDiva aveva sottolineato la ricerca di un’estetica meno caricaturale rispetto al drag tradizionale. Niente collant sovrapposti, gambe scoperte, parrucche non eccessive, tessuti sobri: un minimalismo scenico che puntava a valorizzare silhouette, trucco e presenza scenica.
Le performance erano spesso impostate su registri drammatici e sentimentali, con grande attenzione al linguaggio del corpo e alle espressioni facciali. Il playback, dichiarava, doveva essere “impeccabile”, perché considerato fondamentale per creare una connessione immediata con il pubblico. Questa cura maniacale del dettaglio l’ha resa un modello per molte nuove generazioni di drag.
Lustrini, palcoscenico e identità
In un servizio di Rai3 del 2016, l’artista aveva ripercorso la propria storia, raccontando di come il travestimento fosse iniziato da bambina, con gli spettacoli organizzati in casa e la prima parrucca bionda regalata dal padre a soli sei anni. A 17 anni il debutto ufficiale sul palco come drag queen, nonostante le resistenze iniziali della madre, che arrivò persino a chiuderla in casa per impedirle di esibirsi.
La svolta avvenne la sera in cui, convinta la famiglia, riuscì comunque a salire sul palco: il contatto con le luci di scena fu descritto come un risveglio dell’anima. “Lustrini e paillettes mi scorrono nel sangue”, confessava all’epoca, spiegando come il palcoscenico fosse diventato un luogo di espressione totale, dove arte, identità e vissuto personale si fondevano.
Quella testimonianza televisiva è oggi un documento prezioso per comprendere l’evoluzione del drag in Italia, tra ostacoli familiari, stigma sociale e desiderio di autodeterminazione. La figura di KastaDiva continua così a parlare oltre la sua morte, attraverso immagini, video e racconti di chi l’ha vista esibirsi dal vivo.
FAQ
D: Chi era KastaDiva Queen?
R: Era l’alter ego drag di Bruno Gagliano, performer di riferimento della scena LGBT+ italiana, attiva per oltre quindici anni.
D: Dove si esibiva principalmente?
R: Ha lavorato in molti locali, tra cui Gay Village, Muccassassina, Padova Pride Village, Alpheus e Magazzini Generali.
D: Quali riconoscimenti ha ottenuto?
R: Nel 2017 ha conquistato il titolo di Miss Drag Queen Lazio, consolidando il proprio ruolo nella scena drag regionale.
D: Cosa distingueva il suo stile sul palco?
R: Un look meno barocco, gambe scoperte, parrucche contenute e un’attenzione maniacale a silhouette, trucco, espressività e playback.
D: Quando ha iniziato a travestirsi?
R: Ha raccontato di essersi travestita fin da bambina, con spettacoli casalinghi e una prima parrucca ricevuta dal padre a circa sei anni.
D: Come ha vissuto il debutto da drag queen?
R: A 17 anni, tra contrasti familiari e desiderio di libertà artistica, ha trovato nel palco un luogo in cui sentirsi pienamente viva.
D: Esistono materiali d’archivio su di lei?
R: Sì, un servizio di Rai3 del 2016 le ha dedicato spazio, raccogliendo il suo racconto personale e artistico.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della notizia?
R: La notizia della morte e parte delle informazioni biografiche provengono dal sito di informazione online Biccy, a firma di Fabiano Minacci.




