Jessica Moretti, verità shock su Crans Montana: il dettaglio legale che la tiene fuori dal carcere
Indice dei Contenuti:
Decisione sulla misura cautelare di Jessica Moretti
Jessica Moretti lascia il commissariato con il braccialetto elettronico alla caviglia, misura alternativa alla detenzione disposta dai magistrati vallesani dopo l’incendio di Crans-Montana. L’inquadramento giudiziario cambia: non più persone informate sui fatti, ma imputati per omicidio plurimo, incendio e lesioni personali, tutti contestati come colposi. La scelta cautelare, motivata dall’esigenza di accudire il figlio minore, ha innescato un’ondata di reazioni contrastanti.
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All’uscita, assistita dal suo legale, Moretti ha espresso dolore e scuse pubbliche: il pensiero alle vittime, la tragedia “inimmaginabile” accaduta nel loro locale. In parallelo, Jacques Moretti viene trasferito direttamente in carcere, segnando un diverso trattamento misurato su esigenze personali e profili di rischio valutati dall’autorità.
La decisione, definita da più parti controversa, si inserisce in un quadro investigativo in evoluzione: il pool amplia il perimetro d’indagine a patrimonio, conti, proprietà e legami internazionali, elementi ritenuti centrali per calibrare le misure e garantire l’integrità probatoria. L’attenzione pubblica resta alta, tra chi contesta un eccesso di clemenza e chi riconosce la tutela prioritaria del minore, mentre la posizione di Moretti rimane sotto stretta sorveglianza elettronica e giudiziaria.
Nuovi elementi investigativi e polemiche pubbliche
Sotto esame finiscono le riprese di videosorveglianza stradale che avrebbero documentato i movimenti di Jessica Moretti durante la fuga dal locale in fiamme di Crans-Montana. Gli inquirenti acquisiscono i file per verificarne la genuinità, la continuità temporale e l’eventuale presenza di interruzioni o buchi di registrazione.
Parallelamente, l’attenzione si concentra sulle cancellazioni lampo dai profili social dei Moretti, effettuate nelle ore successive al rogo. La procura valuta se tali rimozioni possano configurare un pregiudizio probatorio, attivando richieste di conservazione e recupero dati presso le piattaforme.
La rete si spacca: indignazione per la misura non custodiale concessa a Jessica, contrapposta a posizioni che richiamano la tutela del figlio minore e il principio di proporzionalità. Crescono i commenti che invocano trasparenza sulle tempistiche dei sequestri digitali e sulla catena di custodia dei materiali acquisiti.
Gli investigatori allargano il perimetro: audit sui conti, proprietà e partecipazioni riconducibili alla coppia, per mappare flussi economici e verificare potenziali responsabilità organizzative nella gestione del locale.
Gli atti includono l’analisi dei server, dei backup e dei dispositivi personali, con perizie forensi mirate a ricostruire cronologie, accessi e eventuali cancellazioni selettive.
Sul piano istituzionale, aumentano le richieste di chiarimenti su tempi, criteri e presidi adottati per evitare dispersioni di prova, mentre il dibattito pubblico continua ad alimentare una pressione costante sull’operato della magistratura.
Dimensione internazionale e richieste di giustizia
Il caso travalica i confini svizzeri: procure di Francia, Belgio e Italia aprono fascicoli in coordinamento con l’autorità del Vallese, vista la presenza di vittime straniere. A Roma, la Procura procede per incendio e omicidio colposi, con deleghe a Milano, Bologna e Genova per gli esami autoptici dei connazionali rientrati.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia la volontà dell’Italia di costituirsi parte civile, definendo la strage una ferita che riguarda l’intero Paese. La mossa istituzionale punta a rafforzare la tutela delle famiglie e l’accesso agli atti, imprimendo impulso alla cooperazione giudiziaria.
Gli avvocati delle vittime alzano il livello dello scontro: Sébastian Fanti parla di “errore colossale” per il ritardo nei sequestri e nella custodia delle prove, mentre Romani Jordan chiede che le responsabilità vengano accertate “dalla A alla Z”. Pressione pubblica e internazionale convergono su trasparenza, rapidità e integrità della catena di custodia.
Le richieste principali riguardano l’accesso ai dati digitali, la tracciabilità dei flussi economici dei Moretti e la definizione di un calendario peritale condiviso tra le autorità.
Gli uffici giudiziari valutano rogatorie e scambio di informazioni su proprietà, investimenti e movimenti transfrontalieri.
Il coordinamento multilivello viene indicato come condizione essenziale per evitare lacune probatorie e garantire un quadro accusatorio coerente nei diversi ordinamenti.
FAQ
- Quali paesi sono coinvolti oltre alla Svizzera?
Francia, Belgio e Italia hanno attivato indagini collegate. - Perché l’Italia vuole costituirsi parte civile?
Per tutelare le famiglie delle vittime italiane e partecipare al processo. - Quali reati vengono contestati nelle indagini estere?
Incendio e omicidio colposi in coordinamento con l’inchiesta svizzera. - Chi sono i legali più attivi nelle critiche?
Sébastian Fanti e Romani Jordan, che chiedono sequestri tempestivi e piena trasparenza. - Quali uffici italiani sono coinvolti nelle autopsie?
Milano, Bologna e Genova su delega della Procura di Roma. - Qual è la priorità investigativa transnazionale?
Conservazione prove digitali e mappatura dei flussi economici dei Moretti. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Dichiarazioni e sviluppi riportati dal ministro Antonio Tajani e dalle procure coinvolte; riferimento ricavato dall’articolo di ispirazione indicato dall’utente.




