Jessica Moretti crolla in aula durante il processo a Crans-Montana

Crans-Montana, il processo dopo il rogo e la frattura con le famiglie
Al campus Energypolis di Sion, trasformato in aula giudiziaria dopo il rogo di Capodanno a Crans-Montana, si consuma uno dei procedimenti più dolorosi e mediaticamente esposti della recente cronaca europea. Al centro ci sono i gestori del bar Le Constellation, Jessica e Jacques Moretti, chiamati a rispondere di un incendio che ha causato 41 morti, tra cui sei italiani, durante una festa di fine anno finita in tragedia. Dentro scorrono atti, verbali e perizie; fuori, laceranti accuse e contestazioni delle famiglie delle vittime, convinte che la catena delle omissioni sia lunga e che la giustizia debba ancora mostrare il suo volto più severo.
In questo contesto, sicurezza, responsabilità penale e fiducia nelle istituzioni diventano il cuore di un caso che interroga l’intero sistema di controllo sui locali pubblici e la gestione delle emergenze.
Il dolore delle famiglie tra aula e strada
All’ingresso di Jessica e Jacques Moretti nell’aula di Sion le urla dei genitori squarciano il silenzio istituzionale. Vengono gridati “Assassini”, “Avete ucciso mio figlio”, con accuse di “mostri” e promesse che “la pagherete”.
La percezione delle famiglie è quella di un abisso tra il proprio lutto e il linguaggio tecnico del processo. Le 41 vittime, molti ragazzi, diventano il simbolo di un fallimento collettivo di controlli, prevenzione e tutela. All’esterno si registrano spintoni, lacrime, momenti di tensione con scorte e avvocati, segnale di una fiducia verso il sistema giudiziario ancora fragile e condizionata da rabbia e sospetto.
Il campus Energypolis come arena pubblica di giustizia
Il campus Energypolis di Sion, solitamente dedicato a ricerca e formazione, diventa arena simbolica dove opinione pubblica, media e famiglie pretendono verità e responsabilità. La scelta logistica, necessaria per l’afflusso straordinario di persone, accentua la dimensione pubblica del dibattimento.
La gestione della sicurezza interna ed esterna, compresa la presenza di un solo agente di polizia in un contesto prevedibilmente esplosivo, è già oggetto di critiche. Il caso si trasforma così in banco di prova per la capacità delle istituzioni di coniugare trasparenza, ordine pubblico e rispetto del dolore delle vittime.
Sicurezza carente, omissioni e responsabilità dei gestori


L’inchiesta sul rogo del Le Constellation ha già evidenziato lacune nei protocolli di sicurezza, omissioni nei controlli e procedure di evacuazione inesistenti. Nel suo interrogatorio, Jessica Moretti ammette che non sono mai state organizzate prove di evacuazione, sostenendo di non essere mai stata informata dell’obbligo di farle. Dichiarazioni che pesano in un quadro investigativo che intreccia responsabilità dei gestori, eventuali mancanze del Comune e dei soggetti coinvolti nell’organizzazione della serata, compreso il dj Cyanne.
Parallelamente, i Moretti ipotizzano di destinare lo spazio del locale a memoriale, gesto interpretato da alcuni come atto di responsabilità, da altri come tardivo tentativo di riabilitazione d’immagine.
Le ammissioni di Jessica Moretti sulla gestione del rischio
In aula, Jessica Moretti crolla emotivamente e poi afferma: “Non sono mai state fatte prove di evacuazione, perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle”. Le sue parole diventano elemento chiave per gli inquirenti, che devono chiarire se si tratti di ignoranza colposa, carenze informative delle autorità o violazione consapevole di standard minimi.
Per gli esperti di sicurezza, l’assenza di simulazioni di evacuazione in un locale affollato in occasione di Capodanno rappresenta un indicatore di rischio strutturale: piani d’uscita non rodati, personale non formato e clienti ignari delle vie di fuga amplificano la letalità di qualsiasi incidente.
Donazione del locale e costruzione di un memoriale
L’ipotesi avanzata da Jessica e Jacques Moretti di donare lo spazio del Le Constellation per un memoriale alle vittime apre un capitolo delicato. In termini di responsabilità sociale, un luogo della tragedia trasformato in sito della memoria può contribuire a fissare le lezioni apprese e a evitare rimozioni collettive.
Tuttavia, molte famiglie percepiscono il gesto come insufficiente senza un’assunzione piena e documentata di colpe e risarcimenti adeguati. Nel bilanciamento tra simboli e concretezza, la giustizia dovrà valutare se questa proposta sia un segnale sincero di riparazione o un tentativo difensivo in chiave processuale e mediatica.
Contestazioni, ruolo delle istituzioni e fiducia nella giustizia svizzera
Il processo al rogo di Crans-Montana è accompagnato da un clima di crescente sfiducia. Alcuni familiari accusano apertamente i Moretti di aver “comprato” l’esito del procedimento, evocando presunte connivenze e interessi economici. Nel frattempo, l’organizzazione dell’ordine pubblico viene contestata per il dispiegamento giudicato inadeguato. Il dibattito non riguarda più solo le responsabilità penali dirette, ma anche la capacità di polizia, procura e amministrazioni locali di prevenire disordini, comunicare in modo trasparente e garantire a tutti i soggetti coinvolti un percorso giudiziario percepito come equo.
Accuse di “mafia”, reazioni dei Moretti e tensione sociale
Fuori dall’aula, una madre urla: “Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita!”, accompagnando lo sfogo con domande martellanti: “Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate?”. Le parole esprimono una frattura emotiva con qualsiasi narrativa difensiva.
Jacques Moretti prova a rispondere: “Se dobbiamo pagare, pagheremo. Non esiste la mafia, siamo solo dei lavoratori. Ci assumeremo le responsabilità”. Ma per molti familiari, come Michel Pidoux, resta la convinzione che i gestori tendano a spostare le colpe su Cyanne, sul dj o sul Comune, senza un vero riconoscimento del proprio ruolo.
Critiche alla polizia, alla procura e il confronto con le famiglie
Sui social la protesta era stata annunciata: “Voglio stare davanti a lei… perché ci guardi negli occhi”, scrivono alcuni parenti. Il giorno dell’udienza, la presenza di un solo agente di polizia viene considerata inspiegabile in un contesto ad altissima tensione. L’avvocato Nicola Meier parla apertamente di “aggressione” e di assenza ingiustificata delle forze dell’ordine.
La procuratrice Catherine Seppey invita alla calma, ricordando la necessità di un processo ordinato. Nei giorni precedenti c’era stato un incontro più riservato tra i Moretti e Leila Micheloud, che racconta: “È stato un momento molto intenso. Li ho incontrati, li ho ascoltati, ma non li ho perdonati”. Una frase che sintetizza il nodo centrale: il dolore non si estingue con un’udienza, e la fiducia nella giustizia dovrà essere riconquistata con fatti, non solo con parole.
FAQ
Quante vittime ha causato il rogo di Capodanno a Crans-Montana?
L’incendio al bar Le Constellation di Crans-Montana ha provocato 41 morti, in gran parte giovani, tra cui sei cittadini italiani. È una delle più gravi tragedie in un locale pubblico in area alpina degli ultimi anni.
Chi sono Jessica e Jacques Moretti e perché sono imputati?
Jessica e Jacques Moretti sono i gestori del Le Constellation. Sono imputati per presunte violazioni delle norme di sicurezza, gestione inadeguata del rischio e omissioni legate alla prevenzione e all’evacuazione del locale la notte di Capodanno.
Quali carenze di sicurezza sono emerse finora nelle indagini?
Le indagini hanno evidenziato la mancanza di prove di evacuazione, la formazione insufficiente del personale e dubbi sulla conformità delle procedure di emergenza. Restano da chiarire eventuali responsabilità condivise con Comune, organizzatori e figure tecniche coinvolte.
Perché la gestione dell’ordine pubblico è oggetto di critiche?
La presenza di un solo agente di polizia durante un’udienza ad altissimo rischio emotivo è stata giudicata inadeguata. L’avvocato Nicola Meier e diversi familiari parlano di mancata prevenzione dei disordini e di sottovalutazione del clima di tensione.
Cosa pensano le famiglie delle vittime del comportamento dei Moretti?
Molti parenti, tra cui Michel Pidoux, ritengono che i Moretti cerchino di spostare la colpa su altri soggetti, come il dj Cyanne o il Comune. Le accuse di “mafia” riflettono la percezione di una sproporzione tra potere economico e vulnerabilità delle famiglie.
Che ruolo ha avuto l’incontro con Leila Micheloud?
Leila Micheloud ha incontrato privatamente i Moretti, definendo l’appuntamento “molto intenso”. Ha però sottolineato di non averli perdonati, evidenziando come il dialogo sia solo un primo passo e non sostituisca responsabilità e giustizia.
Perché si parla di trasformare il locale in memoriale?
I Moretti hanno ipotizzato di donare lo spazio del Le Constellation per un memoriale. L’idea mira a preservare la memoria delle vittime, ma per diverse famiglie non può essere alternativa a verità processuale completa, condanne proporzionate e risarcimenti adeguati.
Qual è la fonte principale delle informazioni su questa vicenda?
Le informazioni qui analizzate derivano da un articolo pubblicato da Libero Quotidiano, che ha riportato cronaca, testimonianze e dichiarazioni dei protagonisti legati al processo sul rogo di Capodanno a Crans-Montana.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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