Jeff Bezos guida la fuga miliardaria: perché i big tech stanno vendendo azioni a ritmo record
Trend di vendita azionaria nel tech nel 2025
I mercati tecnologici nel 2025 hanno registrato un’intensa ondata di cessioni da parte dei maggiori azionisti, in larga parte attribuibile al prolungato rally dei titoli legati all’intelligenza artificiale e alla ricerca di monetizzazione in fase di massimi storici. Dati consolidati sulle operazioni comunicate alla Securities and Exchange Commission evidenziano vendite per oltre 19 miliardi di dollari tra i principali miliardari del comparto, con almeno 14 figure di primo piano che hanno superato quota 500 milioni di dollari ciascuno. Il denominatore comune è un contesto di valutazioni elevate, volatilità latente e piani di dismissione programmati che hanno consentito di ridurre il rischio di concentrazione e, in diversi casi, di incassare prima di correzioni selettive.
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Le cessioni si sono intensificate in parallelo alle aspettative di crescita dei data center AI e dei modelli di calcolo ad alte prestazioni, fattori che hanno alimentato l’uptrend dei titoli di riferimento per oltre un anno. La dinamica ha favorito azionisti di società come Amazon, Dell, Oracle, Nvidia, Arista Networks, Palantir, Coinbase e Broadcom, che hanno sfruttato finestre di prezzo favorevoli per eseguire blocchi di vendita, spesso in più tranche e in linea con parametri predefiniti. In questo contesto, operatori emersi dalla filiera AI come CoreWeave hanno visto fondatori e dirigenti ridurre le posizioni dopo l’Ipo, proteggendo parte dei rendimenti da drawdown successivi.
La cornice normativa dei piani 10b5-1 ha inciso sul ritmo delle operazioni, stabilendo un perimetro procedurale contro il rischio di insider trading e rendendo più prevedibili tempi e volumi. Tuttavia, la calibrazione di trigger di prezzo, frequenza e dimensione delle tranche ha spesso coinciso con fasi di forza del mercato, enfatizzando un pattern: maggiori livelli di valutazione sono stati associati a maggiori flussi di vendita da parte degli insider di lungo corso. Il risultato è un trasferimento di rischio dal perimetro degli azionisti storici verso il mercato pubblico, con implicazioni su liquidità, flottante e sentiment settoriale.
Un elemento distintivo del 2025 è l’ampiezza del fenomeno: non solo top manager di big cap, ma anche investitori-operatori in segmenti infrastrutturali dell’AI hanno monetizzato partecipazioni significative. In parallelo, figure di vertice come Elon Musk e Larry Ellison sono rimaste fuori dalle principali classifiche di vendita grazie a strategie alternative di utilizzo delle azioni come collaterale, confermando che la pressione di offerta non è stata uniforme e che le preferenze di gestione patrimoniale restano eterogenee. Nel complesso, il 2025 si configura come un anno di realizzi record, con vendite mirate a riequilibrare portafogli iper-esposti al tech e a capitalizzare il momentum generato dall’AI senza compromettere il controllo societario.
Protagonisti: Bezos, Dell e Catz al centro delle cessioni
Jeff Bezos ha guidato la stagione delle dismissioni nel 2025 con vendite per circa 5,6 miliardi di dollari in azioni Amazon, il totale più elevato tra i miliardari tech statunitensi obbligati a comunicare le operazioni. Le cessioni sono state eseguite in più tranche e, in coerenza con le prassi di mercato, riconducibili a piani di negoziazione predepositati. La scala dell’operazione è coerente con un portafoglio fortemente concentrato su Amazon e con la necessità di convertire una parte della ricchezza in liquidità, preservando nel contempo il controllo strategico e la flessibilità per iniziative extra-core come Blue Origin, investimenti di venture capital e progetti legati all’AI.
Michael Dell ha ceduto titoli Dell Technologies per circa 2,2 miliardi di dollari, posizionandosi al secondo posto per volumi complessivi. L’operatività è arrivata in scia al rialzo dei multipli del comparto infrastrutturale e server, alimentato dalla domanda legata ai carichi di lavoro di intelligenza artificiale. In parallelo, l’imprenditore ha annunciato un impegno filantropico da 6,25 miliardi di dollari, iniziativa destinata ad aprire 25 milioni di conti per bambini statunitensi con 250 dollari ciascuno: un move che, oltre all’impatto sociale, contribuisce a bilanciare il profilo fiscale connesso ai realizzi di capitale.
Safra Catz, dopo undici anni al vertice di Oracle, ha scelto di passare a un ruolo di consulenza in un momento di massimi storici per il titolo, spinto dalle prospettive di espansione dei data center dedicati all’AI. Dall’inizio dell’anno ha monetizzato circa 1,9 miliardi di dollari in azioni Oracle, un importo che rappresenta oltre due terzi del suo patrimonio netto: è la vendita più rilevante in percentuale tra i principali miliardari tech. La tempistica ha intercettato una fase di forza del titolo e riflette la volontà di ridurre la concentrazione patrimoniale in coincidenza con la transizione di ruolo.
Alle loro spalle si colloca un gruppo di protagonisti che conferma l’ampiezza del fenomeno: Jensen Huang ha venduto circa 1,1 miliardi di dollari di Nvidia, Jayshree Ullal circa 1 miliardo di Arista Networks, mentre figure legate all’ecosistema AI come Jack Cogen, Brannin McBee e Brian Venturo hanno ridotto la propria esposizione in CoreWeave dopo l’Ipo, evitando parte della successiva correzione del titolo. Nel complesso, il trio Bezos–Dell–Catz rappresenta il barometro di una strategia condivisa nel 2025: massimizzare l’efficienza delle finestre di mercato, trasformare valore azionario in cassa e riallocare capitali senza intaccare la governance delle rispettive aziende.
Motivazioni e strategie: liquidità, fisco e diversificazione
La razionalità alla base delle cessioni nel 2025 converge su tre direttrici: trasformare una quota di ricchezza azionaria in liquidità, ottimizzare il profilo fiscale e accelerare la diversificazione patrimoniale. Per figure come Jeff Bezos, l’allocazione di capitali verso progetti a elevata intensità di capitale – tra cui Blue Origin, investimenti di venture capital e la nuova iniziativa di intelligenza artificiale Project Prometheus – richiede riserve in cassa capienti e flessibili. In parallelo, imprenditori come Michael Dell hanno affiancato ai realizzi azionari impegni filantropici strutturali, con effetti di bilanciamento fiscale su plusvalenze per miliardi di dollari. Nel caso di Safra Catz, la monetizzazione durante una fase di massimi del titolo Oracle ha ridotto la concentrazione del patrimonio personale in coincidenza con il passaggio a un ruolo di consulenza.
Sul piano operativo, la prevalenza di piani 10b5-1 depositati in anticipo presso la Securities and Exchange Commission ha incanalato le vendite dentro cornici predeterminate, limitando il rischio di contestazioni di insider trading. Le metriche più diffuse includono soglie di prezzo come trigger, calendarizzazioni cadenzate e dimensioni massime per tranche: meccanismi che, in un mercato sostenuto dall’hype dell’intelligenza artificiale, hanno favorito l’esecuzione in prossimità dei picchi. La sincronizzazione con momenti di forza del listino non è casuale: obiettivi di prezzo e finestre di liquidità elevata permettono di ridurre l’impatto sul book e di massimizzare il controvalore incassato.
Sul versante del rischio, la strategia dominante punta a mitigare l’overconcentration in singoli titoli tech. L’allocazione dei proventi tende a privilegiare un mix tra asset privati (spazio, AI, robotica) e strumenti quotati a minore correlazione, preservando al contempo il controllo societario tramite partecipazioni residue elevate e diritti di voto. Dove appropriato, alcuni top player optano per alternative alla vendita – come l’uso delle azioni in garanzia per ottenere credit lines – ma nel 2025 la valorizzazione dei multipli ha reso opportuno per molti l’incasso diretto. Per gli operatori legati alle infrastrutture AI, come i dirigenti di CoreWeave, la riduzione dell’esposizione dopo l’Ipo ha inoltre funzionato come copertura contro drawdown successivi, preservando parte dei rendimenti accumulati nella fase di espansione.
L’aspetto fiscale rimane un driver chiave. Donazioni di ampia scala, come l’iniziativa da 6,25 miliardi di dollari annunciata da Michael Dell, creano leve di compensazione delle plusvalenze, mentre la pianificazione temporale delle vendite consente di distribuire l’impatto su più esercizi. In combinazione con strumenti di estate planning e veicoli dedicati, i miliardari hanno strutturato schemi che coniugano massimizzazione del valore, continuità nella governance e sostenibilità fiscale. In sintesi, la logica 2025 non è tattica ma sistemica: utilizzare il momentum di mercato per finanziare nuove frontiere tecnologiche, riequilibrare il rischio e ottimizzare il carico fiscale senza compromettere il presidio strategico sulle rispettive aziende.




