Ivan Zazzaroni racconta le accuse sul caso Mihajlovic e le conseguenze

Ivan Zazzaroni, il prezzo umano di uno scoop mai voluto
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, torna in tv a Ciao maschio su Rai 1 il 14 marzo alle 17.05 per ripercorrere uno dei casi più dolorosi della sua carriera: la gestione mediatica della malattia dell’amico Siniša Mihajlović. Nel racconto al fianco di Nunzia De Girolamo, il giornalista ricostruisce cosa accadde quando rese pubbliche le prime notizie sulle condizioni di salute dell’allenatore, spiegando perché quel momento abbia incrinato un’amicizia ventennale e inciso in profondità sulla sua reputazione professionale. Al centro, il confine labile tra diritto di cronaca, rispetto della privacy e responsabilità sui social, ma anche il prezzo umano, familiare e psicologico pagato negli anni, fino al recente lutto per la morte dell’anziana madre, figura determinante nel suo percorso umano e televisivo.
In sintesi:
- Zazzaroni rievoca la gestione della malattia di Siniša Mihajlović e la polemica esplosa sui social.
- Viene accusato di sfruttare il caso per vendere copie, compromettendo un’amicizia di vent’anni.
- Racconta come quella vicenda abbia segnato la sua credibilità e la sua vita personale.
- Condivide il dolore per la morte della madre e il loro rapporto “totalmente acritico”.
La ferita professionale e umana del caso Mihajlović
Nel salotto di Nunzia De Girolamo, Ivan Zazzaroni ricostruisce la sequenza degli eventi legati alla malattia di Siniša Mihajlović. Spiega di aver scritto solo un messaggio pubblico, “Forza Siniša, forza guerriero”, motivato da un legame personale ventennale, prima che l’allenatore rendesse nota la leucemia. Il giorno dopo, però, l’interpretazione in chiave sensazionalistica esplode sui social: c’è chi lo accusa di aver usato la sofferenza dell’amico per aumentare le vendite del quotidiano sportivo.
Secondo il direttore del Corriere dello Sport, le critiche non nascono solo dal web, ma vengono alimentate anche da un collega del mondo del calcio, che avrebbe “buttato benzina sul fuoco” mentre Mihajlović era comprensibilmente fragile. L’allenatore, sconvolto, arriva a ritenere compromessa l’amicizia per uno “scoop” che, insiste Zazzaroni, in realtà non c’era: si era limitato a scrivere che l’amico non stava bene e avrebbe fatto degli esami.
Zazzaroni racconta di aver pagato quella storia “per anni”, sul piano di immagine e credibilità. La riconciliazione con Siniša arriva in tempi relativamente brevi, attraverso messaggi e cuori scambiati in privato. Ma, ammette, quella vicenda resta una ferita aperta, simbolo di quanto oggi il giornalismo sportivo sia esposto alla radicalizzazione del dibattito online.
Il lutto per la madre e la fragilità dietro il personaggio tv
Nella stessa intervista, Ivan Zazzaroni si spoglia del ruolo di opinionista televisivo e racconta un dolore più recente: la morte della madre, che viveva a Bologna. Ricorda soprattutto le telefonate quotidiane, le abitudini condivise nonostante la distanza e un rapporto che definisce “straordinario”, basato su un affetto incondizionato e “totalmente acritico”: per lei era sempre il più bello, il più bravo, il più intelligente.
Un rito particolarmente caro era legato a Ballando con le stelle: prima di ogni diretta, la madre lo chiamava per incoraggiarlo e poi gli inviava emoticon buffe via smartphone. A 85 anni, sottolinea, usava emoji con la leggerezza di un bambino di quattro anni, riempiendo le chat di leoni e animali.
L’ultima telefonata è nitida: la donna gli dice di sentirsi benissimo, “sono venti giorni che non sto così bene”. Poche ore dopo, la notizia improvvisa attraverso il fratello: la madre è morta. Zazzaroni confessa di aver perso lucidità in quell’istante, lasciando emergere la fragilità dell’uomo dietro il volto noto dei talk calcistici e dei programmi Rai.
Memoria, reputazione e responsabilità nel giornalismo sportivo moderno
Il racconto di Ivan Zazzaroni a Ciao maschio offre una lettura in controluce dell’attuale ecosistema mediatico: l’errore percepito, amplificato dai social, può definire per anni la reputazione di un professionista, a prescindere dalle intenzioni dichiarate. Nel caso Mihajlović, la sovrapposizione tra amicizia e lavoro evidenzia il rischio strutturale di chi segue da vicino figure con cui ha rapporti personali.
La vicenda familiare, con la morte improvvisa della madre a Bologna, completa il quadro di un giornalista che vive esposizione continua, ma che al tempo stesso affronta lutti e conflitti emotivi simili a quelli del suo pubblico. In prospettiva, il suo racconto potrebbe alimentare un dibattito più maturo su etica, tempi della notizia e gestione della privacy nello sport business, tema centrale per il futuro del giornalismo credibile nell’era dei social e dei commenti istantanei.
FAQ
Cosa ha raccontato Ivan Zazzaroni sul caso Siniša Mihajlović?
Ha raccontato di aver scritto un messaggio d’incoraggiamento, poi travisato come sfruttamento mediatico della malattia dell’amico allenatore.
Perché la vicenda Mihajlović è stata così dolorosa per Zazzaroni?
È stata dolorosa perché ha incrinato un’amicizia ventennale e ha danneggiato la sua credibilità professionale per anni.
Come si è evoluto il rapporto tra Zazzaroni e Mihajlović dopo le polemiche?
Si è evoluto positivamente: i due si sono chiariti quasi subito, scambiandosi messaggi e cuori per ricucire il rapporto.
Cosa ha detto Zazzaroni sulla morte della madre a Bologna?
Ha detto di sentire la mancanza delle telefonate, dei riti prima di Ballando e del suo affetto incondizionato.
Da quali fonti è stata derivata l’elaborazione originale della notizia?
È stata derivata da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa, Adnkronos, Asca e Agi, rielaborate dalla Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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