Italia recepisce nuova direttiva Ue sul permesso di soggiorno unico e accelera procedure di rilascio

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Permesso soggiorno unico UE: l’Italia recepisce la direttiva e accorcia i tempi di rilascio
Nuove regole e tempi più brevi
Il via libera del Consiglio dei ministri guidato da Giorgia Meloni al decreto sul permesso di soggiorno unico modifica in profondità l’accesso al lavoro regolare per i cittadini non comunitari. Il provvedimento, proposto dal Ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, dal titolare dell’Interno Matteo Piantedosi e dalla Ministra del Lavoro Marina Calderone, recepisce la direttiva UE sul “single permit” e introduce una pratica unica per soggiorno e attività lavorativa. L’iter amministrativo deve chiudersi entro 90 giorni, salvo eccezioni motivate, fissando per la prima volta un termine certo per gli uffici.
Il nuovo modello riduce drasticamente le attese che in passato potevano superare i sei mesi e allinea Roma agli standard di altri Stati membri. La concentrazione di autorizzazioni in un solo procedimento limita la duplicazione di controlli, snellisce il lavoro delle prefetture e rende più prevedibile la programmazione delle imprese. Parallelamente, il decreto rafforza la parità di trattamento tra cittadini di Paesi terzi e lavoratori europei, garantendo accesso omogeneo a prestazioni sociali, servizi pubblici essenziali e condizioni di lavoro dignitose.
Iter semplificato e obblighi per i datori
La procedura unica trasforma il permesso legato all’occupazione in un titolo meno burocratico e più leggibile anche per chi non è assistito da consulenti. Il decreto prevede moduli standard, canali digitali rafforzati e maggiore coordinamento tra sportelli immigrazione, questure e ispettorato del lavoro. Il taglio della frammentazione amministrativa riduce il rischio di errori formali e contenziosi, aumentando la certezza del diritto per persone e aziende.
Elemento centrale della riforma è la trasparenza nei rapporti con il datore di lavoro. Ogni comunicazione sul nulla osta deve essere trasmessa anche al lavoratore straniero, che potrà seguire lo stato della pratica e intervenire in caso di ritardi o contestazioni. Questa obbligazione informativa riequilibra una relazione spesso sbilanciata e limita le situazioni in cui il permesso di soggiorno veniva usato come strumento di pressione contrattuale. La maggiore tracciabilità degli atti agevola i controlli su caporalato, sfruttamento e lavoro sommerso.
Più flessibilità e tutele occupazionali
La nuova disciplina lega il titolo di soggiorno alla persona e non più rigidamente al singolo datore. Il lavoratore extra UE potrà cambiare impiego durante la validità del permesso, previa comunicazione alle autorità competenti, senza dover ripartire da zero con l’intera procedura. Questo passaggio rispecchia le dinamiche reali del mercato del lavoro e riduce la dipendenza da un unico rapporto occupazionale, rafforzando il potere negoziale di chi è regolarmente assunto.
In caso di licenziamento o dimissioni, il permesso non decade in automatico: è garantito un periodo minimo di tre mesi per la ricerca di una nuova occupazione, estendibile in presenza di contratti stagionali o percorsi formativi. La possibilità di restare legalmente sul territorio evita che la perdita del posto spinga verso l’irregolarità, con costi sociali e sicurezza più elevati per lo Stato. Nel complesso, il decreto avvicina l’ordinamento italiano al modello europeo di gestione dell’immigrazione regolare, che punta su integrazione lavorativa, circolarità dei talenti e contrasto strutturale allo sfruttamento.
FAQ
D: Che cos’è il permesso di soggiorno unico?
R: È un titolo che autorizza contemporaneamente a vivere e lavorare regolarmente in uno Stato membro dell’Unione europea.
D: In quanti giorni deve essere rilasciato il nuovo permesso?
R: Il decreto fissa un termine massimo di 90 giorni per concludere l’intero procedimento, salvo casi eccezionali motivati.
D: Chi ha proposto il decreto di recepimento in Italia?
R: La proposta arriva dal Ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dalla Ministra del Lavoro Marina Calderone.
D: Il lavoratore straniero può cambiare datore di lavoro?
R: Sì, può cambiare impiego durante la validità del permesso, a condizione di comunicare il cambio alle autorità competenti.
D: Cosa succede al permesso in caso di disoccupazione?
R: Non viene revocato immediatamente: la persona dispone di almeno tre mesi per trovare un nuovo lavoro restando in Italia.
D: Quali obblighi nuovi hanno i datori di lavoro?
R: Devono inviare al lavoratore tutte le comunicazioni ufficiali relative al nulla osta, garantendo piena trasparenza sullo stato della pratica.
D: Quali diritti aggiuntivi ottengono i titolari del permesso unico?
R: Viene rafforzata la parità di trattamento rispetto ai cittadini UE, in termini di condizioni di lavoro, accesso a servizi e tutele sociali.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento per l’aggiornamento normativo?
R: Le informazioni derivano dal resoconto ufficiale del Consiglio dei ministri e dagli approfondimenti pubblicati da testate nazionali come Il Sole 24 Ore e Avvenire.




