Italia proroga il divieto sul riconoscimento facciale: nuove regole in arrivo per la sorveglianza digitale

Riconoscimento facciale nei luoghi pubblici in Italia: cosa cambia fino al 2027
Il Parlamento italiano ha prorogato fino al 31 dicembre 2027 il divieto di installare e usare sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici.
La misura, inserita nel decreto Milleproroghe e proposta da Riccardo Magi (+Europa), nasce dal lavoro della Rete diritti umani digitali, che riunisce realtà come Amnesty International Italia, Privacy Network, The Good Lobby, Strali, Period Think Tank e Hermes Center.
L’estensione della moratoria evita un vuoto normativo dal 2025, in attesa di una legge organica che disciplini il riconoscimento biometrico nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e del nuovo AI Act.
In sintesi:
- Prorogata al 31 dicembre 2027 la moratoria sul riconoscimento facciale nei luoghi pubblici in Italia.
- Divieto per i privati, uso limitato per le forze dell’ordine con parere del Garante.
- Scoperta l’area del real time, regolata dall’AI Act ma senza legge nazionale attuativa.
- Dal 2028 servirà una disciplina stringente su errori, archiviazione dati e ricorsi.
Cosa prevede la moratoria e le lacune tra norme italiane ed europee
La moratoria non è un bando totale, ma un freno all’uso indiscriminato dei sistemi biometrici.
Per tutti i soggetti privati – gestori di supermercati, cinema, stadi e altre strutture accessibili al pubblico – l’installazione di telecamere con identificazione biometrica resta vietata fino a fine 2027.
Le forze dell’ordine possono ricorrere al riconoscimento facciale solo per finalità investigative o di sicurezza, previo parere favorevole del Garante della privacy, fatta eccezione per specifiche indagini di polizia giudiziaria dove il nulla osta non è richiesto.
La moratoria copre esclusivamente l’identificazione biometrica a posteriori, cioè su video già registrati.
Il riconoscimento in tempo reale è disciplinato dall’AI Act europeo, in vigore dal 2 febbraio, che lo vieta salvo ristrette eccezioni per le forze dell’ordine, attivabili solo con una legge nazionale di dettaglio.
L’Italia, come molti altri Stati membri, non ha ancora scritto quella legge: formalmente, dunque, neppure la polizia dovrebbe usare sistemi real time.
Un precedente decisivo è il blocco, da parte del Garante, della funzione in tempo reale di Sari, il sistema in dotazione alle forze dell’ordine.
Eppure, sottolinea Alessandra Paolone di Amnesty International Italia, *“manca una reale trasparenza. Non sappiamo se ci sono altri strumenti in tempo reale attualmente in uso”*.
Senza la proroga, l’unico argine operativo sarebbe rimasto il Garante, mentre parte delle norme dell’AI Act sul riconoscimento biometrico non è ancora pienamente efficace e rischia di essere indebolita dal Digital Omnibus in discussione a Bruxelles.
Errori, rischio di controllo sociale e cosa può accadere dal 2028
Il dibattito pubblico tende a sottovalutare il tema degli errori.
Gli studi internazionali mostrano che i sistemi di riconoscimento facciale sbagliano di più con le persone nere e, in generale, con gruppi sottorappresentati nei database di addestramento.
La Rete diritti umani digitali aveva chiesto – senza esito – una relazione annuale al Parlamento con le percentuali di errore dei sistemi in uso, proprio per misurare l’impatto discriminatorio.
La preoccupazione centrale, però, riguarda il possibile uso deliberato del riconoscimento facciale come strumento di controllo sociale.
Amnesty ha documentato l’“apartheid automatizzato” contro la popolazione palestinese in Israele, mentre in Ungheria sistemi biometrici vengono utilizzati per identificare i partecipanti alle manifestazioni.
Per evitare derive simili, la Rete chiede il divieto totale di tutti i sistemi di riconoscimento biometrico, sia in tempo reale che a posteriori, negli spazi pubblici.
In vista del 2028, la futura legge nazionale sarà il terreno dello scontro politico e tecnico.
Gli obiettivi indicati dalle organizzazioni sono chiari: limitare al minimo i casi in cui il riconoscimento a posteriori è ammesso, fissare regole vincolanti su tempi di archiviazione e cancellazione dei dati, e prevedere meccanismi di ricorso effettivi per i cittadini coinvolti.
Dalla qualità di questa regolazione dipenderà l’equilibrio tra sicurezza, innovazione e tutela dei diritti fondamentali nello spazio pubblico digitale.
FAQ
Quando termina il divieto di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici in Italia?
La moratoria termina il 31 dicembre 2027, salvo ulteriori proroghe o una nuova legge organica sul riconoscimento biometrico approvata prima di quella data.
I negozi privati possono usare telecamere con riconoscimento facciale sui clienti?
No, fino al 31 dicembre 2027 i gestori di supermercati, cinema, stadi o altri spazi aperti al pubblico non possono installare sistemi di identificazione biometrica.
Le forze dell’ordine possono usare il riconoscimento facciale in tempo reale?
Formalmente no, perché manca ancora la legge nazionale che renda operative le eccezioni previste dall’AI Act per l’uso in tempo reale.
Come vengono gestiti gli errori e le discriminazioni dei sistemi biometrici?
Attualmente non esiste un obbligo di pubblicare dati sugli errori; le associazioni chiedono report annuali e limiti stringenti all’impiego dei sistemi.
Qual è la fonte delle informazioni su moratoria e riconoscimento facciale?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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