Intelligenza artificiale rivoluziona comunicazione pazienti colpiti da ictus con collare innovativo che trasforma i pensieri in parole comprensibili

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IA: un nuovo collare aiuta a parlare chi ha avuto un ictus
Un collare che ridà voce
La perdita della parola dopo un ictus trasforma ogni conversazione in un ostacolo, anche quando i pensieri restano perfettamente lucidi. In questo scenario entra in gioco Revoice, un collare intelligente sviluppato alla University of Cambridge per aiutare chi soffre di disartria a comunicare di nuovo in modo naturale.
Il dispositivo si presenta come un accessorio leggero, discreto e lavabile, pensato per l’uso quotidiano e non come una protesi ospedaliera ingombrante. L’obiettivo è restituire autonomia comunicativa senza interventi invasivi né sistemi complessi da configurare.
Secondo il coordinatore del progetto, l’ingegnere italiano Luigi Occhipinti, la perdita della parola non colpisce solo il paziente: la frattura comunicativa investe l’intera famiglia, amplificando isolamento e frustrazione. Ridare voce significa quindi migliorare la qualità della vita dell’intero nucleo, in una fase in cui la riabilitazione del linguaggio può richiedere mesi o anni.
Come funziona il dispositivo
Revoice utilizza sensori di alta sensibilità che rilevano minuscole vibrazioni nei muscoli della gola e parametri fisiologici come il battito cardiaco. Questi segnali grezzi, impossibili da interpretare a orecchio umano, vengono trasformati in dati strutturati e inviati a modelli di intelligenza artificiale addestrati ad anticipare l’intenzione di parola del paziente.
L’algoritmo incrocia l’attività muscolare con il contesto: momento della giornata, routine personali, situazione ambientale. Da questo mix di segnali biologici e informazioni contestuali produce frasi complete, credibili e adattate allo scenario in cui si trova la persona.
Nei test clinici su pazienti colpiti da ictus il margine di errore nella decodifica è sceso a circa il 4,2% di parole interpretate in modo sbagliato, un livello considerato molto incoraggiante per una tecnologia ancora in fase di sviluppo. Le testimonianze raccolte descrivono una drastica riduzione della frustrazione e una nuova capacità di partecipare alle conversazioni quotidiane.
Impatto sulla vita quotidiana
Indossato come un normale collare, il device permette di interagire al ristorante, in farmacia, in riabilitazione o in famiglia senza dover ricorrere ogni volta a tabelle, gesti o dispositivi ingombranti. La promessa è una comunicazione più fluida, continua e meno stigmatizzante, in particolare per chi vive la fase cronica del post-ictus.
Il design pensato per l’uso quotidiano mira a rendere superfluo l’aspetto medico-visibile: meno barriere psicologiche, più facilità nell’essere accettato come parte dell’abbigliamento personale. Per caregiver e familiari, la possibilità di “ascoltare” meglio il paziente riduce malintesi, stress e senso di impotenza.
Il team di Cambridge punta ora a perfezionare l’algoritmo per adattarlo a un ventaglio più ampio di disturbi del linguaggio e di condizioni neurologiche, con una prospettiva che va oltre l’ictus e apre a un nuovo standard di comunicazione assistita portabile.
FAQ
D: Che cos’è il collare Revoice?
R: È un dispositivo indossabile con sensori e intelligenza artificiale che aiuta chi ha perso la parola, ad esempio dopo un ictus, a comunicare frasi comprensibili.
D: Chi ha sviluppato questa tecnologia?
R: Il progetto è stato realizzato da un team di ricerca della University of Cambridge, coordinato dall’ingegnere italiano Luigi Occhipinti.
D: A chi è rivolto principalmente il collare?
R: È pensato soprattutto per pazienti con disartria post-ictus, ma può essere utile anche in altri disturbi del linguaggio di origine neurologica.
D: Come traduce i movimenti della gola in parole?
R: I sensori registrano micro-vibrazioni muscolari e segnali fisiologici, che vengono interpretati da modelli di intelligenza artificiale addestrati sulle intenzioni di parola.
D: Quanto è preciso il sistema nelle prove cliniche?
R: Nei test su pazienti con ictus, il margine di errore nelle parole interpretate è stato di circa il 4,2%, con giudizi molto positivi da parte degli utilizzatori.
D: Il dispositivo richiede interventi chirurgici?
R: No, è completamente non invasivo, si indossa al collo come un normale collare ed è progettato per l’uso quotidiano.
D: Che benefici ha per i familiari e i caregiver?
R: Migliora la comprensione reciproca, riduce la frustrazione comunicativa e alleggerisce il carico emotivo di chi assiste il paziente.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni riportate derivano da un servizio dedicato al progetto Revoice pubblicato su testate che riprendono i dati e le dichiarazioni della University of Cambridge e del ricercatore Luigi Occhipinti.




