Imposta di bollo sul conto corrente, quando scatta davvero l’aumento

Imposta di bollo sul conto corrente, quando scatta davvero l’aumento

21 Maggio 2026

Aumento imposta di bollo sui conti correnti delle imprese dal 2026

Dal 28 marzo 2026, con il Decreto Fiscale 38/2026 convertito in legge, cresce l’imposta di bollo sui conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche.

L’intervento colpisce soprattutto aziende, studi professionali associati ed enti, che vedono il prelievo annuo salire da 100 a 118 euro, applicati in quattro rate trimestrali dalle banche e riversati all’Agenzia delle Entrate.

Restano invece esclusi dall’aumento i conti intestati a persone fisiche e alle ditte individuali, che continuano a versare 34,20 euro l’anno. Previste specifiche esenzioni per alcuni enti del Terzo Settore, a condizione che rispettino determinati requisiti formali e di utilizzo del conto.

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In sintesi:

  • Imposta di bollo imprese su conti correnti da 100 a 118 euro annui.
  • Aumento operativo dal 28 marzo 2026, con addebito trimestrale da 29,5 euro.
  • Nessun rincaro per persone fisiche e ditte individuali: restano a 34,20 euro.
  • Enti del Terzo Settore RUNTS esenti, con conto dedicato a fini istituzionali.

Come funziona il nuovo bollo sui conti correnti delle imprese

L’articolo 12 del Decreto Fiscale 38/2026 ridefinisce l’imposta di bollo sui conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche.

Per società, studi professionali associati, associazioni riconosciute ed altri enti, il bollo annuo passa a 118 euro, suddivisi in quattro addebiti trimestrali da 29,5 euro ciascuno. L’aumento decorre dal 28 marzo 2026, data di pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale.

Sono gli istituti di credito a dover calcolare e trattenere il bollo, riversandolo all’Agenzia delle Entrate. Le imprese devono quindi monitorare i costi di tesoreria e, se gestiscono più conti, valutare l’ottimizzazione delle giacenze e della struttura bancaria per limitare l’impatto del maggior prelievo ricorrente.

Esenzioni, ditte individuali e impatti operativi per imprese ed enti

Alcuni enti senza scopo di lucro possono evitare il nuovo onere. Gli enti del Terzo Settore iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) sono infatti esentati dall’imposta di bollo su documenti e conti, se:

il conto corrente è intestato all’ente, viene usato esclusivamente per fini istituzionali ed è presentata alla banca una dichiarazione sostitutiva firmata che attesti il possesso dei requisiti, tra cui l’iscrizione al RUNTS.

Le ditte individuali, pur avendo partita IVA, restano giuridicamente persone fisiche: per loro il bollo rimane a 34,20 euro annui per conto, senza applicazione del nuovo importo da 118 euro. Una corretta qualificazione del titolare del conto diventa quindi decisiva per evitare addebiti errati.

FAQ

Da quando si applica il nuovo bollo sui conti correnti delle imprese?

Il nuovo importo di 118 euro annui si applica a partire dal 28 marzo 2026, data di entrata in vigore del Decreto Fiscale 38/2026.

Quanto pagano di bollo le persone fisiche e le ditte individuali?

Le persone fisiche, comprese le ditte individuali, continuano a pagare un’imposta di bollo pari a 34,20 euro annui per ciascun conto corrente posseduto.

Come viene addebitato il nuovo bollo sui conti correnti aziendali?

L’importo annuo di 118 euro è addebitato dalla banca in quattro rate trimestrali da 29,5 euro, poi riversate all’Agenzia delle Entrate.

Come possono ottenere l’esenzione gli enti del Terzo Settore?

Gli enti iscritti al RUNTS devono avere un conto intestato all’ente, usarlo solo per fini istituzionali e consegnare in banca una dichiarazione sostitutiva che attesti i requisiti.

Qual è la fonte delle informazioni su imposta di bollo e Decreto Fiscale?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

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