IA, allarme Fink a Davos: ondata di licenziamenti in arrivo senza un vero capitalismo inclusivo

Indice dei Contenuti:
Impatto dell’ia su lavoro e disuguaglianze
L’intervento di Larry Fink al Forum di Davos 2026 mette al centro una frattura già visibile: l’intelligenza artificiale sta premiando in modo sproporzionato chi controlla modelli, dati e infrastrutture, mentre il resto della società resta in bilico. L’adozione accelerata dell’IA nei servizi finanziari, nella logistica, nell’industria e nella pubblica amministrazione sposta valore verso pochi grandi player tecnologici e verso i grandi capitali che li finanziano.
Fink avverte che l’impatto sull’occupazione rischia di replicare, su scala più ampia, quanto già accaduto con la globalizzazione alla manodopera manifatturiera. Le mansioni impiegatizie e di back office, considerate per decenni relativamente sicure, sono oggi esposte a automazione massiva, con effetti diretti su salari, stabilità contrattuale e mobilità sociale. Il timore è che milioni di lavoratori si ritrovino spettatori di una crescita trainata dall’IA, senza strumenti per parteciparvi in modo effettivo.
Per il co-chair del World Economic Forum, la domanda cruciale non riguarda solo la creazione di nuovi profili professionali, ma chi controllerà i frutti economici di questa trasformazione. Senza politiche mirate e un ridisegno dei meccanismi di redistribuzione, l’IA rischia di amplificare divari territoriali, generazionali e di competenze, accentuando tensioni sociali già alimentate dall’aumento delle disuguaglianze di reddito e patrimonio.
Rischi di concentrazione della ricchezza e capitalismo inclusivo
Al centro del dibattito di Davos 2026 c’è la velocità con cui la ricchezza globale si sta concentrando. Il nuovo rapporto di Oxfam, presentato al World Economic Forum, documenta un’accumulazione senza precedenti nei vertici dell’economia mondiale, spinta dalle grandi piattaforme tecnologiche e ora dall’intelligenza artificiale.
Nel 2025 i miliardari hanno superato quota 3.000, con patrimoni complessivi pari a 18.300 miliardi di dollari, poco meno dell’intero PIL dell’Unione Europea. In un solo anno sono stati creati 2.500 miliardi di nuova ricchezza per questa élite, pari a un incremento dell’81% rispetto al 2020. Dodici super-ricchi detengono oltre 2.600 miliardi di dollari, più di quanto possieda la metà più povera del pianeta.
L’epicentro di questa concentrazione è l’ecosistema tech: i patrimoni di figure come Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Page, Sergey Brin, Larry Ellison, Steve Ballmer e Jensen Huang incarnano la promessa e al tempo stesso il limite dell’attuale modello di crescita. A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, ricorda Larry Fink, mai era stata generata tanta ricchezza; ma nelle economie avanzate questa si è addensata in una fascia ristretta della popolazione, oltre la soglia che una democrazia può reggere senza fratture strutturali.
Per Fink, la *prosperità* non può essere più misurata solo con PIL e capitalizzazione di borsa: il criterio diventa quante persone riescono effettivamente a partecipare alla crescita. Da qui la richiesta di un “capitalismo inclusivo”, capace di trasformare una quota molto più ampia di cittadini in *proprietari* della crescita, non semplici spettatori di dinamiche decise da pochi gruppi dominanti.
Strategie globali per una transizione equa all’economia guidata dall’ia
Nel confronto di Davos, la questione centrale non è solo governare la tecnologia, ma ridisegnare le regole della distribuzione dei benefici dell’IA. L’avvertimento di Larry Fink è netto: se l’intelligenza artificiale replicherà sul lavoro impiegatizio gli effetti che la globalizzazione ha avuto sulla classe operaia, la tenuta sociale sarà messa seriamente alla prova.
Per il co-chair del WEF, non basta evocare genericamente i “lavori del futuro”: serve un piano operativo che allarghi la partecipazione alla proprietà degli asset generati dall’IA, dai dati alle infrastrutture, fino alle grandi piattaforme. Questo implica nuove forme di azionariato diffuso, strumenti di condivisione dei profitti, modelli di previdenza collegati ai rendimenti del capitale tecnologico e politiche fiscali in grado di correggere gli squilibri più estremi.
L’evoluzione verso un capitalismo inclusivo richiede anche meccanismi di dialogo più ampi. Fink sottolinea che le decisioni prese tra le montagne dei Grigioni incidono su popolazioni che non siederanno mai nelle sale del Forum. Per questo, propone che il World Economic Forum si apra a territori finora marginali nel dibattito globale, portando il confronto in città come Detroit, Dublino, Giacarta e Buenos Aires.
L’obiettivo è duplice: ascoltare chi subisce più direttamente gli shock tecnologici e ricostruire legittimità in un contesto segnato da disuguaglianze crescenti e diffidenza verso le élite. Solo integrando questi attori nel processo decisionale, le strategie per la transizione all’economia guidata dall’IA potranno aspirare a essere percepite come eque, e non come l’ennesima architettura calata dall’alto a vantaggio di pochi vincitori globali.
FAQ
- Qual è il principale allarme lanciato da Larry Fink a Davos 2026?
Fink avverte che l’IA rischia di accentuare una concentrazione estrema della ricchezza, premiando i proprietari di modelli, dati e infrastrutture e lasciando ai margini la maggioranza dei lavoratori.
- Cosa mostra il rapporto Oxfam citato durante il Forum di Davos?
Il rapporto Oxfam evidenzia che oltre 3.000 miliardari detengono 18.300 miliardi di dollari, con un aumento del 81% rispetto al 2020 e dodici super-ricchi più abbienti della metà più povera della popolazione mondiale.
- Perché si parla di “capitalismo inclusivo” in relazione all’IA?
Il capitalismo inclusivo indica un modello in cui un numero molto più ampio di persone partecipa alla proprietà e ai rendimenti della crescita, anziché limitarsi a subirne gli effetti come spettatore.
- Qual è il legame tra intelligenza artificiale e perdita di posti di lavoro?
L’IA minaccia molte mansioni impiegatizie e di back office, con un impatto paragonato da Fink agli effetti della globalizzazione sui lavoratori manifatturieri, con rischi di disoccupazione, precarietà e compressione dei salari.
- Quali settori sono maggiormente coinvolti nella concentrazione di ricchezza legata all’IA?
I maggiori beneficiari sono i grandi gruppi tecnologici e gli investitori che controllano piattaforme digitali, semiconduttori, infrastrutture cloud e sistemi avanzati di IA.
- Che ruolo ha il World Economic Forum nel dibattito su IA e disuguaglianze?
Il WEF funge da piattaforma di confronto tra governi, imprese e società civile, ma è accusato di essere elitario; per questo Fink propone di aprire il dialogo a nuovi territori e comunità.
- Qual è la fonte giornalistica dei dati sulla concentrazione della ricchezza?
I numeri sulla crescita dei miliardari e sui patrimoni globali provengono dal rapporto Oxfam presentato al Forum di Davos e ripresi dalla copertura giornalistica internazionale dedicata all’evento.
Strategie globali per una transizione equa all’economia guidata dall’ia
La discussione a Davos 2026 ruota attorno a un punto chiave: l’intelligenza artificiale può ridefinire la struttura economica mondiale, ma senza un disegno condiviso rischia di aggravare fratture già profonde. La proposta avanzata da Larry Fink punta a una transizione governata, in cui i guadagni generati dai nuovi sistemi digitali non restino confinati a una ristretta élite di investitori e grandi gruppi tecnologici.
Nel dibattito emergono tre direttrici operative. Primo, la necessità di meccanismi che allarghino l’accesso alla proprietà degli asset legati all’IA: quote azionarie diffuse, fondi sovrani e piani pensionistici che partecipino ai rendimenti del capitale tecnologico. Secondo, strumenti fiscali coordinati tra paesi per evitare che i profitti delle big tech sfuggano ai sistemi tributari nazionali, lasciando agli Stati il costo delle transizioni occupazionali. Terzo, investimenti vincolati in formazione e riqualificazione, per non trasformare l’innovazione in una linea di frattura permanente tra “inclusi” ed “esclusi”.
Fink collega queste misure a un ripensamento del ruolo del World Economic Forum. Il Forum, osserva, deve uscire dalla sola cornice delle Alpi svizzere e portare il confronto in luoghi dove si manifestano gli effetti più duri delle trasformazioni economiche: città come Detroit, Dublino, Giacarta, Buenos Aires.
La “montagna che scende a valle” diventa così metafora di una governance dell’IA meno autoreferenziale, in cui comunità locali, lavoratori e territori emergenti entrano nella definizione delle regole. Solo un dialogo allargato, insiste Fink, può legittimare un nuovo equilibrio tra innovazione, profitto e coesione sociale.
FAQ
- Qual è l’obiettivo principale delle strategie discusse a Davos sull’IA?
Puntano a garantire che i benefici economici dell’intelligenza artificiale siano distribuiti in modo più ampio, evitando che restino concentrati in pochi attori globali.
- Perché Larry Fink parla di rischio per il lavoro impiegatizio?
Perché vede nell’IA una minaccia simile a quella che la globalizzazione ha rappresentato per gli operai: automazione masiva, perdita di posti e compressione dei salari.
- Che cosa si intende per partecipazione alla proprietà degli asset dell’IA?
Significa coinvolgere una platea più vasta di cittadini in quote azionarie, fondi e strumenti che intercettano i rendimenti economici generati da dati, piattaforme e infrastrutture digitali.
- Qual è il ruolo delle politiche fiscali nella transizione guidata dall’IA?
Servono a evitare che i profitti delle grandi aziende tecnologiche sfuggano alla tassazione, garantendo risorse per formazione, welfare e gestione degli impatti occupazionali.
- Perché il World Economic Forum viene invitato ad aprirsi ad altri territori?
Perché le decisioni prese a Davos influenzano comunità che non sono rappresentate al tavolo; portare il dialogo in città come Detroit o Giacarta serve a recuperare legittimità e ascolto.
- In che modo l’IA può aumentare le disuguaglianze economiche?
Concentrando i vantaggi in chi controlla modelli, dati e infrastrutture e lasciando lavoratori e territori periferici esposti a perdita di reddito e mobilità sociale ridotta.
- Quale fonte giornalistica viene richiamata nel dibattito su ricchezza e IA?
I dati sulla concentrazione della ricchezza provengono dal rapporto di Oxfam presentato al Forum di Davos e ripresi dalla copertura giornalistica internazionale che segue l’evento.




