Hong Kong sollecita semplificazione normative reporting criptovalute, promuove flessibilità innovativa per maggiore competitività globale

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HONG KONG SPINGE PER REGOLE PIÙ LEGGERE SUL REPORTING CRYPTO DEL CARF
Pressioni sul governo
La Hong Kong Securities & Futures Professionals Association sollecita l’esecutivo della città a rivedere i requisiti del quadro CARF dell’OCSE, temendo un eccesso di oneri per il settore degli asset digitali. L’organizzazione di categoria sostiene la necessità di scambio automatico di informazioni fiscali, ma chiede un’applicazione più calibrata per gli operatori locali.
Secondo l’associazione, l’integrazione del nuovo schema con il Common Reporting Standard in vigore per i conti tradizionali rischia di generare sovrapposizioni, complessità operative e duplicazioni di dati. In particolare, gli intermediari più piccoli e privi di attività di reporting strutturata temono costi di compliance sproporzionati.
Il documento inviato al governo sottolinea che l’adesione agli standard globali non deve tradursi in un freno allo sviluppo del mercato crypto, già sottoposto a requisiti stringenti su licenze, controlli AML e procedure KYC. L’obiettivo, per gli operatori, è mantenere competitività senza sacrificare trasparenza e cooperazione fiscale internazionale.
Rischi legali e protezione dati
L’associazione professionale contesta soprattutto l’assenza di un tetto alle sanzioni e l’ampiezza della responsabilità personale dei dirigenti coinvolti nel reporting CARF. Le aziende temono che errori tecnici o interpretazioni controverse possano tradursi in multe illimitate, anche quando si agisce in buona fede.
Viene chiesta l’introduzione di limiti chiari alle penalità, meccanismi di safe harbour e criteri oggettivi per distinguere la negligenza grave da semplici omissioni formali. Parallelamente, gli operatori domandano tutele avanzate per la protezione dei dati dei clienti, con requisiti minimi di sicurezza informatica e cifratura dei flussi informativi.
Tra le proposte figura la possibilità di delegare la conservazione dei registri a terze parti regolamentate qualora una società cessi l’attività, così da garantire continuità e integrità degli archivi senza imporre costi eccessivi a soggetti usciti dal mercato.
Equilibrio tra hub crypto e compliance
Hong Kong fa parte dei 76 mercati che hanno assunto l’impegno a implementare il CARF e rientra nelle 27 giurisdizioni che mirano ad avviare i primi scambi di dati entro il 2028. Il dossier arriva mentre la città rafforza il proprio ruolo di hub regolato per le criptovalute, con un regime di licenze per gli exchange centralizzati rivolto agli investitori al dettaglio.
La Securities and Futures Commission richiede già standard severi in materia di antiriciclaggio, custodia, prevenzione degli abusi di mercato e identificazione dei clienti. Undici piattaforme, tra cui HashKey Global, OSL e Bullish, risultano al momento autorizzate a operare sul mercato locale.
Le richieste di alleggerimento sul CARF riflettono il tentativo di evitare che eccessivi carichi regolamentari spingano operatori e capitali verso giurisdizioni concorrenti. La città punta a restare un polo attrattivo per innovazione e capitali digitali, allineandosi agli standard fiscali globali senza compromettere la propria competitività.
FAQ
D: Che cos’è il CARF?
R: È il nuovo quadro OCSE per lo scambio automatico di informazioni fiscali sulle criptovalute tra giurisdizioni.
D: Perché gli operatori di Hong Kong chiedono regole più leggere?
R: Temono costi di compliance e rischi legali sproporzionati, soprattutto per intermediari di dimensioni minori.
D: Qual è il problema principale segnalato dalle imprese?
R: L’assenza di un tetto alle sanzioni e la responsabilità personale estesa dei dirigenti coinvolti nel reporting.
D: Come si collega il CARF al CRS esistente?
R: Integra e amplia il Common Reporting Standard, estendendolo agli asset digitali oltre ai conti finanziari tradizionali.
D: Quali tutele sui dati vengono richieste?
R: Maggiore protezione della privacy, sicurezza dei sistemi e criteri rigorosi per la gestione e la conservazione dei registri.
D: Hong Kong è già un mercato regolamentato per gli exchange?
R: Sì, dispone di un regime di licenze con stringenti requisiti AML, KYC, custodia e controllo degli abusi di mercato.
D: Quali piattaforme crypto sono autorizzate a Hong Kong?
R: Tra le autorizzate figurano HashKey Global, OSL e Bullish, insieme ad altri operatori regolamentati.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni di riferimento provengono da un articolo pubblicato da Cointelegraph sul tema del CARF a Hong Kong.




