Hassabis avverte sui rischi della pubblicità in ChatGPT tra crisi di fiducia e modelli di business

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Pubblicità in ChatGPT: il monito di Demis Hassabis (DeepMind) su fiducia e modelli di business
Assistente fiduciario o piattaforma pubblicitaria?
La decisione di OpenAI di introdurre annunci in ChatGPT impone una domanda di fondo: un assistente conversazionale può restare davvero al servizio dell’utente se il suo modello di business dipende dalla pubblicità. A Davos, Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, ha evidenziato come, nella visione di Gemini, l’assistente non sia un semplice motore di ricerca evoluto, ma un intermediario cognitivo che gestisce compiti, decisioni e informazioni sensibili.
In un motore di ricerca l’utente accetta consapevolmente la presenza di risultati sponsorizzati, inseriti in una dinamica esplicita di scoperta di contenuti. In un dialogo continuo con un assistente personale, invece, la linea tra suggerimento neutrale e spinta commerciale diventa molto più sottile. L’architettura di fiducia che regge l’interazione rischia di incrinarsi se la stessa interfaccia che organizza il lavoro, la vita quotidiana e i dati privati integra anche logiche di targeting pubblicitario.
Hassabis si è detto sorpreso dalla rapidità con cui il competitor ha scelto la strada degli annunci, lasciando intendere che la priorità, per chi punta a costruire assistenti generalisti, dovrebbe essere la credibilità a lungo termine, più che la monetizzazione immediata.
Fiducia, dati e ambiguità del modello pubblicitario
OpenAI sostiene che le risposte di ChatGPT non saranno influenzate dagli inserzionisti e che le conversazioni resteranno private, pur contribuendo alla definizione dei profili utili alla personalizzazione degli annunci. Per Demis Hassabis, però, il problema non è solo tecnico, ma concettuale: se lo stesso sistema deve aiutare l’utente e allo stesso tempo massimizzare la resa pubblicitaria, nasce un conflitto d’interesse strutturale.
La domanda diventa: sto interagendo con uno strumento che ottimizza esclusivamente il mio interesse o con una piattaforma che monetizza la mia attenzione e il mio contesto personale. Questa ambiguità potrebbe logorare la disponibilità degli utenti a condividere informazioni delicate, proprio mentre gli assistenti AI entrano nei flussi decisionali di professionisti, imprese e Pubblica Amministrazione. Hassabis riconosce il ruolo cruciale della pubblicità nel finanziare media e servizi online, ma avverte che il modello economico deve essere allineato alla promessa dell’oggetto tecnologico: se l’assistente viene percepito come un “confidente commerciale”, l’intero paradigma rischia di perdere legittimità.
Per questo, nella traiettoria di Google e DeepMind, la priorità resta la costruzione di sistemi percepiti come alleati, più che come vetrine sponsorizzate.
Pressioni di mercato, AGI e responsabilità
La prudenza evocata da Demis Hassabis va letta dentro una corsa agli investimenti in AI senza precedenti, in cui modelli come ChatGPT e Gemini richiedono infrastrutture, talenti e potenza di calcolo dal costo miliardario. Questa spirale spinge molti attori a monetizzare in fretta tramite abbonamenti, servizi enterprise e, appunto, pubblicità. Allo stesso tempo, il segmento business chiede garanzie dure su sicurezza, compliance, governance dei dati e auditabilità dei modelli, trasformando il mercato in una palestra di regolazione de facto.
Secondo Hassabis, queste richieste anticipano gli standard che serviranno per gestire sistemi più avanzati e agentici. Sullo sfondo c’è l’orizzonte dell’AGI, che il numero uno di DeepMind colloca in un arco di 5-10 anni, mantenendo una posizione più prudente rispetto ad altri protagonisti del settore. Governi e istituzioni, a suo giudizio, non sono ancora pronti a fronteggiare l’impatto trasformativo di intelligenze generali realmente autonome.
Il nodo pubblicità non è quindi un dettaglio tattico, ma un banco di prova: il modo in cui oggi vengono disegnati incentivi economici, trasparenza e linee di responsabilità negli assistenti AI determinerà la fiducia necessaria ad affrontare la prossima fase, quella di sistemi che non si limitano a rispondere, ma agiscono su delega dell’utente.
FAQ
D: Perché la pubblicità negli assistenti AI è considerata problematica?
R: Perché introduce un potenziale conflitto tra l’interesse dell’utente e l’obiettivo di massimizzare i ricavi pubblicitari, minando la fiducia nella neutralità delle risposte.
D: Cosa distingue un assistente conversazionale da un motore di ricerca tradizionale?
R: L’assistente opera in dialogo continuo, gestisce compiti personali e professionali e richiede un livello di fiducia più elevato rispetto a una semplice pagina di risultati.
D: Qual è la posizione di Demis Hassabis sulla scelta di OpenAI?
R: Il CEO di Google DeepMind si è detto sorpreso dalla rapidità della svolta pubblicitaria e invita a considerare le implicazioni di lungo periodo sulla relazione utente-assistente.
D: OpenAI afferma che gli annunci influenzeranno le risposte di ChatGPT?
R: No, l’azienda dichiara che le risposte resteranno indipendenti e che i dati serviranno solo a calibrare il tipo di annunci mostrati.
D: Che ruolo giocano le aziende enterprise in questo dibattito?
R: Le grandi organizzazioni chiedono garanzie su sicurezza, privacy e governance, spingendo il settore verso standard più rigorosi.
D: Come si collega il tema pubblicità all’AGI?
R: I modelli di business adottati oggi definiscono incentivi e responsabilità che influenzeranno anche la gestione futura di sistemi più generali e autonomi.
D: Quando potrebbe arrivare l’AGI secondo Demis Hassabis?
R: In un orizzonte indicativo di 5-10 anni, con la necessità di rafforzare prima cornici regolatorie e istituzionali.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste dichiarazioni?
R: Le considerazioni di Demis Hassabis sul modello pubblicitario e sulla fiducia negli assistenti AI provengono da interviste e interventi pubblici riportati da testate internazionali come il Financial Times e altri media che hanno seguito il forum di Davos.




