Grok, bufera sul chatbot di Elon Musk che spoglia donne e minori: funzione limitata agli abbonati
Reazioni politiche e accuse internazionali
Grok, l’IA di Elon Musk integrata su X, è finita nel mirino per la funzione che “spoglia” donne e minorenni nelle foto, generando deepfake sessuali. La vicenda ha acceso una bufera politica in Europa, dove i liberali hanno scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo un intervento formale contro il chatbot. La richiesta punta a verificare la conformità della piattaforma alle norme Ue su IA, sicurezza online e protezione dei minori.
Nel Regno Unito, un portavoce del premier Keir Starmer ha definito “un insulto alle vittime” la gestione della funzione, giudicandola una normalizzazione dellecito a pagamento. Secondo Downing Street, la piattaforma potrebbe disattivarla rapidamente, ma sceglie di non farlo. Le accuse si concentrano sulla responsabilità di X nel prevenire la diffusione di contenuti illegali e misogini.
Critiche dure anche dal mondo accademico: la professoressa Clare McGymm, esperta di regolazione della pornografia e abusi online, sostiene che Musk abbia “fatto una scenata” per evitare pressioni da Ue e Uk, senza introdurre misure realmente efficaci. Secondo l’esperta, l’accesso limitato non riduce i rischi e non tutela le potenziali vittime.
FAQ
- Che cos’è Grok?
Un sistema di intelligenza artificiale collegato a X capace di rispondere a richieste e modificare immagini. - Perché è scoppiata la polemica?
Per l’uso di Grok nel creare deepfake che spogliano donne e minorenni. - Chi ha chiesto un intervento in Europa?
I liberali europei, con una lettera a Ursula von der Leyen. - Qual è la posizione del Regno Unito?
Downing Street parla di “insulto alle vittime” e chiede il blocco della funzione. - Cosa sostiene Clare McGymm?
Che X non ha adottato misure responsabili e ha agito per evitare pressioni regolatorie. - Quali norme potrebbero essere coinvolte?
Regolamenti Ue su IA, sicurezza online e tutela dei minori.
Limitazioni agli abbonati e critiche sulla sicurezza
X ha ristretto la modifica delle immagini con Grok agli utenti paganti, sostenendo che l’identificabilità degli abbonati aumenti la tracciabilità. La misura arriva dopo le accuse di facilitare deepfake sessuali, inclusi casi che coinvolgono minorenni, e non prevede un blocco totale della funzione.
Il sistema ora risponde che solo chi è abbonato può generare o richiedere contenuti analoghi, registrando così dati e metadati dell’account. Critici e osservatori contestano l’approccio: trasformare in premium una funzione ad alto rischio non riduce la probabilità di abuso né garantisce prevenzione.
Restano interrogativi su filtri, moderazione proattiva e controlli d’età; gli esperti sottolineano l’assenza di barriere tecniche robuste come watermarking obbligatorio, rilevamento dei deepfake e rifiuti automatizzati per immagini sensibili. L’impostazione “paywall” sposta la responsabilità sull’utente senza assicurare misure di sicurezza end-to-end.
FAQ
- Che cosa è cambiato per Grok?
La modifica delle immagini è ora consentita solo agli utenti abbonati. - Perché la scelta è contestata?
Perché monetizza una funzione rischiosa senza un blocco effettivo. - La registrazione degli abbonati è una garanzia?
Offre tracciabilità, ma non previene la creazione di contenuti abusivi. - Esistono filtri anti-deepfake efficaci?
Non sono stati annunciati filtri tecnici stringenti o controlli d’età affidabili. - Quali rischi permangono?
Produzione e diffusione di immagini sessuali non consensuali, anche di minori. - Cosa chiedono i critici?
Blocco totale della funzione e misure tecniche di prevenzione e rilevamento.
Impatti legali, sospensioni e tutela delle vittime
Le contestazioni su Grok aprono fronti legali su abusi d’immagine, pornografia non consensuale e protezione dei minori, con possibili violazioni delle norme Ue su sicurezza digitale e IA. L’azione dei liberali europei verso la Commissione europea mira a verificare responsabilità e adempimenti, mentre autorità nazionali valutano sanzioni e ordini di rimozione.
In Indonesia, il governo ha disposto il blocco temporaneo della piattaforma per “contenuti pornografici” generati dall’IA, primo caso di sospensione totale, motivato dalla tutela di donne e minori. La misura segnala un orientamento restrittivo che altri Paesi potrebbero replicare per rischio sistemico di deepfake.
Organizzazioni e istituzioni denunciano che rendere la funzione accessibile solo agli abbonati non previene reati e può alimentare la diffusione di immagini illegali. La critica centrale: assenza di barriere tecniche efficaci, procedure rapide per la rimozione e canali dedicati alle vittime per segnalazione e supporto.
FAQ
- Quali norme potrebbero essere coinvolte?
Regole Ue su sicurezza online, IA e tutela dei minori, oltre a leggi penali nazionali su pornografia non consensuale. - Perché l’Indonesia ha sospeso Grok?
Per prevenire la circolazione di contenuti pornografici generati dall’IA e proteggere donne e bambini. - Le limitazioni agli abbonati riducono i rischi?
No, aumentano la tracciabilità ma non impediscono la creazione di contenuti illegali. - Quali tutele servono alle vittime?
Rimozione rapida, canali di segnalazione dedicati, blocchi preventivi e supporto legale. - Che responsabilità ha la piattaforma?
Prevenire e contrastare la diffusione di deepfake sessuali con misure tecniche e moderazione efficace. - Ci sono precedenti di sospensioni simili?
Sì, l’Indonesia è il primo Paese a bloccare completamente l’accesso allo strumento.




