Greta Thunberg travolta dalla rivolta dei fan: il silenzio che sconvolge e accende il dibattito globale

Indice dei Contenuti:
Critiche sul silenzio sull’Iran
Greta Thunberg è finita nel mirino per il silenzio sulla repressione in Iran, mentre migliaia di giovani protestano contro il regime. Sui social, l’assenza di riferimenti a Teheran contrasta con i suoi interventi su altri fronti internazionali, accendendo una polemica crescente. Due pesi e due misure, accusano in molti, sottolineando l’incoerenza percepita tra principi universali e scelte comunicative mirate.
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Negli ultimi giorni l’attivista ha rilanciato contenuti su Gaza e sulla guerra in Sudan, ma nessun cenno alle mobilitazioni iraniane. L’assenza è diventata un caso politico-mediatico, interpretato come una selezione delle cause in base alla risonanza ideologica.
Decine di commenti chiedono conto del “vuoto” su Teheran: “Niente da dire sull’Iran?”, “Perché il silenzio sull’Iran?”. Le bacheche si riempiono di bandiere iraniane e richieste di chiarimenti, mentre cresce la pressione a una presa di posizione esplicita sull’azione del regime contro i manifestanti.
Accuse di attivismo selettivo
L’onda critica si concentra sull’“attivismo a geometria variabile” attribuito a Greta Thunberg, che ha commentato con costanza Gaza e il conflitto in Sudan ma ha evitato riferimenti alla repressione in Iran. La selettività percepita viene letta come filtro ideologico: alcune crisi entrano nell’agenda, altre restano ai margini.
Gli utenti contestano anche il precedente sull’Ucraina: l’attivista aveva sottolineato gli effetti della guerra sul clima, senza esporsi con denunce dirette contro i bombardamenti russi. Per i critici, è la prova di un perimetro politico che condiziona l’impegno sui diritti.
Alcuni commentatori collegano il silenzio su Teheran ai legami dell’Iran con Hamas, movimento verso cui Thunberg è accusata di simpatia per via delle posizioni durissime contro Israele e della scarsa enfasi sul pogrom del 7 ottobre.
Reazioni dei follower e assenza di risposta
Sotto i post di Greta Thunberg si è accumulata una valanga di commenti che contestano il silenzio sull’Iran, trasformando le sue bacheche in un’arena di critica pubblica. “Niente da dire sull’Iran?” e “Perché non citi Teheran?” sono tra le domande più ricorrenti, accompagnate da bandiere iraniane e richieste di chiarimenti puntuali.
Nel flusso di reazioni spiccano accuse di “attivismo selettivo”, con utenti che evidenziano la continuità dei contenuti su Gaza e Sudan e l’assenza di riferimenti alla repressione contro i manifestanti iraniani. La pressione social punta a ottenere una presa di posizione esplicita, considerata necessaria in coerenza con l’impegno sui diritti umani.
Al momento, l’attivista non ha fornito spiegazioni né risposto alle sollecitazioni pubbliche: la mancata replica alimenta la percezione di una linea comunicativa calibrata per priorità tematiche, mentre cresce il divario tra aspettative dei follower e scelte editoriali del profilo.
FAQ
- Perché i follower criticano Greta Thunberg?
Per il silenzio sulla repressione in Iran mentre interviene su altri conflitti. - Quali temi ha trattato di recente?
Post su Gaza e sulla guerra in Sudan. - Cosa chiedono gli utenti nei commenti?
Una posizione chiara su Teheran e sulla protesta dei giovani iraniani. - Greta ha risposto alle critiche?
No, finora non ha fornito alcuna risposta pubblica. - Perché si parla di “attivismo selettivo”?
Per la percezione che alcune crisi vengano evidenziate e altre ignorate. - Quali precedenti vengono ricordati?
La limitata presa di posizione sul conflitto in Ucraina, oltre al focus su crisi energetica e clima. - Qual è la fonte giornalistica citata dai critici?
Le accuse sul “doppio standard” sono rilanciate anche da Il Giornale.




