Governo Starmer in crisi, lascia il massimo funzionario degli Esteri nel pieno del caso Mandelson
Indice dei Contenuti:
Crisi politica a Londra sul caso Mandelson e i legami con Epstein
Il governo del premier britannico Keir Starmer è travolto dal “caso Mandelson”, esploso dopo le rivelazioni sui legami dell’ex ambasciatore negli Usa con il faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein.
Al centro dello scandalo c’è il mancato superamento dei controlli di sicurezza più elevati – il cosiddetto “developed vetting” – ignorato dal Ministero degli Esteri al momento della nomina diplomatica, avvenuta nel febbraio 2025.
Le rivelazioni del Guardian, confermate da ricostruzioni della Bbc, hanno portato alle dimissioni del massimo funzionario del Foreign Office, Sir Olly Robbins, mentre l’opposizione accusa Starmer di aver fuorviato il Parlamento e chiede apertamente le sue dimissioni.
Il nodo politico ruota attorno a chi sapeva cosa, e quando, sul fallimento dei controlli di sicurezza su Mandelson, con Downing Street che insiste sul fatto che né il premier né i ministri fossero stati informati prima di questa settimana.
In sintesi:
- Il caso Mandelson mina seriamente la leadership del premier britannico Keir Starmer.
- Olly Robbins si dimette dopo le rivelazioni sui controlli di sicurezza ignorati.
- L’opposizione accusa Starmer di aver fuorviato il Parlamento e chiede le dimissioni.
- La vicenda espone criticità nel sistema di sicurezza nazionale e nelle responsabilità politiche.
Come il mancato “developed vetting” ha travolto governo e diplomazia
Le dimissioni di Sir Olly Robbins, massimo funzionario del Ministero degli Esteri, sono l’effetto diretto delle rivelazioni sul caso Mandelson: il comitato di sicurezza aveva bocciato l’idoneità dell’ex eminenza grigia del New Labour, ma l’avviso non è mai arrivato a Downing Street.
Secondo il Guardian, Mandelson non ha superato il “developed vetting”, il livello più alto di verifica per accedere a informazioni “Top Secret” e incarichi sensibili nel sistema di sicurezza del Regno Unito. Il processo include questionari approfonditi, interviste personali, controlli su finanze, relazioni e stile di vita.
Nonostante ciò, Starmer aveva più volte dichiarato che la nomina ad ambasciatore a Washington – poi revocata dopo sette mesi, alla luce dei rapporti con Jeffrey Epstein – avesse seguito “il pieno rispetto delle procedure”.
Oggi quelle parole alimentano l’accusa di aver “mentito al Parlamento”, formulata dalla leader conservatrice Kemi Badenoch e rilanciata da Nigel Farage (Reform UK), dai Verdi di Zack Polanski e dai Liberal Democratici, seppur con toni più cauti.
Un portavoce di Downing Street sostiene che il premier sia stato informato solo martedì del mancato via libera di sicurezza e che Starmer, descritto come “furioso” dalla Bbc, abbia immediatamente ordinato una ricostruzione completa dei fatti per riferire alla Camera dei Comuni il 20 aprile.
Il Ministero degli Esteri afferma di lavorare “con urgenza” per soddisfare la richiesta del premier. Nel frattempo, la presidente della Commissione Affari Esteri, la laburista Emily Thornberry, dice di essersi sentita “ingannata” da Robbins, che a novembre aveva testimoniato davanti alla Commissione sul processo di verifica relativo a Mandelson.
Ulteriore elemento sensibile: al tempo della nomina, il Foreign Office era guidato da David Lammy, aggiungendo un ulteriore livello di responsabilità politica interna allo stesso Labour.
Le possibili conseguenze politiche e istituzionali del caso per Starmer
La gestione del dossier Mandelson rischia di trasformarsi nel banco di prova decisivo per la tenuta del governo Starmer. Già in calo nei sondaggi, il premier arriva alla dichiarazione in Parlamento in una posizione di estrema vulnerabilità: se emergessero ulteriori discrepanze tra le sue versioni e i documenti ufficiali, lo scenario di una mozione di sfiducia formale diventerebbe concreto.
Parallelamente, il caso potrebbe spingere a una revisione strutturale delle procedure di sicurezza nazionale e dei flussi di comunicazione tra apparato tecnico e vertice politico, con maggiore tracciabilità degli avvisi critici.
Per Downing Street, l’obiettivo immediato è dimostrare che il premier sia stato tenuto all’oscuro e che le responsabilità operative ricadano su singoli funzionari. Ma l’opinione pubblica e gli alleati internazionali guardano soprattutto alla capacità del sistema britannico di evitare che figure con profili così controversi superino – di fatto – i filtri istituzionali.
FAQ
Chi è Peter Mandelson e perché è al centro dello scandalo?
Mandelson è ex figura chiave del New Labour e ambasciatore negli Usa; i suoi legami con Jeffrey Epstein hanno innescato l’attuale crisi politica.
Cosa significa che Mandelson non ha superato il “developed vetting”?
Significa che Mandelson è stato giudicato non idoneo ai più alti livelli di accesso a informazioni “Top Secret”, sollevando seri dubbi sulla sua affidabilità.
Perché le opposizioni chiedono le dimissioni di Keir Starmer?
Le opposizioni sostengono che Starmer abbia fuorviato il Parlamento, dichiarando che la nomina di Mandelson rispettasse pienamente le procedure di sicurezza previste.
Che ruolo ha avuto Sir Olly Robbins nella vicenda Mandelson?
Robbins, massimo funzionario del Foreign Office, avrebbe gestito in modo opaco l’esito negativo dei controlli, inducendo alle sue dimissioni forzate.
Quali sono le principali fonti di questa ricostruzione giornalistica?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate editorialmente.

