Governo richiama ambasciatore dopo scarcerazione Moretti, cresce tensione diplomatica con la Svizzera mentre Procura Sion resiste

Indice dei Contenuti:
Moretti libero. Il governo richiama l’ambasciatore italiano. Procura Sion: “Non cediamo a pressioni”
Tensioni diplomatiche e richiamo dell’ambasciatore
La scarcerazione di Filippo Moretti da parte delle autorità del Canton Vallese ha innescato un’immediata reazione politica in Italia, con il governo che ha deciso il richiamo per consultazioni dell’ambasciatore a Berna. La scelta viene letta come un segnale di forte irritazione verso la gestione elvetica dell’inchiesta sull’incendio del locale “Le Constellation” a Crans-Montana. Le famiglie delle vittime denunciano da settimane un quadro di opacità, chiedendo una linea più assertiva a Farnesina e Palazzo Chigi sulle interlocuzioni giudiziarie con la Svizzera.
Il richiamo dell’ambasciatore, misura rara tra Paesi alleati, viene calibrato per alzare il livello del confronto senza rompere i canali diplomatici. Fonti governative sottolineano che l’obiettivo non è interferire nel processo penale svizzero, ma ottenere garanzie su trasparenza, diritti delle parti civili e pieno accesso agli atti da parte dei difensori italiani e delle famiglie coinvolte.
La decisione apre un fronte sensibile anche in sede europea, dove Roma punta a sollevare il tema della cooperazione giudiziaria con Berna nei casi di gravi violazioni alla tutela delle vittime e dei loro rappresentanti legali.
La Procura di Sion e il nodo delle pressioni
La Procura di Sion respinge con fermezza qualsiasi ipotesi di condizionamento politico, ribadendo che l’inchiesta sul rogo del “Le Constellation” proseguirà “in piena indipendenza” e nel solco del diritto svizzero. Il riferimento è alle accuse, esplicite o implicite, di pressioni provenienti dall’Italia e dai legali delle famiglie delle vittime, che contestano scarcerazioni, tempi e modalità degli accertamenti tecnici.
Nel sistema elvetico il procuratore gode di ampia autonomia e guida direttamente la polizia giudiziaria. Proprio su questo punto i difensori italiani insistono per un controllo più incisivo degli atti, lamentando di essere informati a posteriori su decisioni cruciali, dalle misure cautelari alle audizioni dei funzionari di Crans-Montana.
L’ufficio guidato dalla procuratrice generale Be’atrice Pilloud replica che i diritti procedurali delle parti sono garantiti e che eventuali censure devono essere fatte valere davanti ai giudici competenti del Vallese, non sui tavoli diplomatici né attraverso campagne mediatiche transfrontaliere.
Gli atti dell’inchiesta e lo scontro sugli avvocati
Nel corposo fascicolo di oltre trecento pagine, messo a disposizione delle parti dalla Procura vallesana, emergono e-mail durissime degli avvocati Romain Jourdain e Nina Fournier contro la polizia cantonale e il Ministero pubblico. Jourdain denuncia “pressioni illegali sulle famiglie” dopo che l’ispettore Pannatier, su presunta indicazione dell’ispettore capo Zahnd, avrebbe inviato ai parenti una lista ristretta di tre legali del Vallese, uno dei quali imparentato con un consigliere del Comune di Crans-Montana che ha riconosciuto pubblicamente parte di responsabilità nel disastro.
Fournier protesta per l’esclusione delle parti civili da fasi decisive dell’istruttoria, comprese audizioni sensibili come quella del responsabile della sicurezza comunale, alle quali avrebbero partecipato solo i difensori degli indagati. La legale contesta la mancata notifica formale delle decisioni della Procura, il ritardo nell’accesso al fascicolo e la lentezza nel formalizzare la negazione dello status di parte civile al Comune di Crans-Montana.
Secondo la linea accusatoria dei difensori, la selezione “guidata” degli avvocati e la gestione delle informazioni alimenterebbero il sospetto di un’indagine sbilanciata, tesa a limitare il protagonismo delle parti civili, tradizionalmente più forte nel sistema svizzero rispetto a quello italiano.
FAQ
D: Perché l’Italia ha richiamato il proprio ambasciatore in Svizzera?
R: Per segnalare forte disagio verso la gestione dell’inchiesta sul rogo di Crans-Montana e chiedere maggiori garanzie su trasparenza e diritti delle famiglie italiane coinvolte.
D: La Procura di Sion ammette interferenze politiche nel caso?
R: No, l’ufficio guidato da Be’atrice Pilloud ribadisce l’indipendenza dell’azione penale e nega di subire o accettare pressioni esterne.
D: Qual è il ruolo delle parti civili nel sistema svizzero?
R: In Svizzera le parti civili hanno un ruolo molto attivo sin dalle prime fasi, con facoltà di intervenire nelle indagini e accedere al fascicolo più ampia che in Italia.
D: Cosa contestano gli avvocati delle famiglie alla polizia vallesana?
R: Denunciano pressioni sui parenti delle vittime, l’invio di un elenco ristretto di legali “consigliati” e l’esclusione da atti istruttori rilevanti.
D: Perché il Comune di Crans-Montana è al centro delle polemiche?
R: Perché ha riconosciuto una quota di responsabilità nel dramma e, secondo i legali delle famiglie, non dovrebbe essere ammesso come parte civile nel procedimento.
D: Cos’ha provocato l’ira dell’avvocata Nina Fournier?
R: La mancata risposta scritta alle sue istanze, l’assenza alle audizioni chiave e il ritardo nell’accesso completo al fascicolo dell’inchiesta.
D: Perché la lista di tre avvocati suggeriti è considerata problematica?
R: Perché uno dei professionisti indicati sarebbe parente di un consigliere comunale di Crans-Montana, creando timori di conflitti d’interesse e scarsa imparzialità.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nel caso?
R: Le informazioni derivano dalla ricostruzione contenuta negli atti della Procura del Canton Vallese e da un servizio di agenzia attribuito a ANSA, che ha riportato le tensioni tra legali e autorità elvetiche.




