Google sfida la sentenza antitrust: l’appello che può bloccare la condivisione dei dati con i rivali
Indice dei Contenuti:
Ricorso e richiesta di sospensione dei rimedi
Google ha formalizzato il ricorso contro la sentenza antitrust del Dipartimento di Giustizia che ha riconosciuto un monopolio nella ricerca online, depositando istanza per ribaltare il verdetto e fermare l’esecuzione immediata dei rimedi imposti. L’azienda chiede la sospensione dell’ordine che la obbliga a condividere i dati di ricerca con concorrenti e a offrire servizi di syndication ai rivali, sostenendo che l’attuazione prima della decisione d’appello creerebbe danni irreversibili.
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Nel ricorso, Google contesta il cuore dei provvedimenti, affermando che la condivisione forzata dei dataset sensibili della ricerca violerebbe principi di tutela degli utenti e altererebbe il mercato in modo artificiale durante il giudizio d’appello. L’istanza di stay punta a congelare tutte le misure correttive approvate dal tribunale nell’agosto 2024, incluse le prescrizioni su default di motore di ricerca e accesso alle informazioni operative.
Secondo l’azienda, l’efficacia immediata dei rimedi andrebbe oltre quanto richiesto dal procedimento e configurerebbe una sanzione strutturale di fatto, pur essendo state scartate opzioni più drastiche originariamente proposte dal DOJ, come la cessione del browser Chrome. Il ricorso mira a ottenere un riesame completo delle responsabilità e della proporzionalità delle misure ordinate.
Argomentazioni di Google su concorrenza e privacy
Google sostiene che gli utenti scelgono liberamente il suo motore di ricerca per qualità e rilevanza, non per vincoli contrattuali, accusando la sentenza di ignorare la dinamica del mercato e l’evoluzione rapida dell’innovazione. Richiama le testimonianze di partner come Apple e Mozilla, che avrebbero confermato la preferenza per Google come impostazione predefinita per garantire la migliore esperienza d’uso.
L’azienda definisce sproporzionata la richiesta di “fornire servizi di syndication ai rivali” e di condividere dati di ricerca, ritenendola una misura che riduce l’incentivo dei concorrenti a sviluppare soluzioni proprie e che rischia di standardizzare i risultati su input comuni. Aggiunge che l’accesso ai dataset comporta esposizione di segnali proprietari, know-how e metriche che costituiscono vantaggi competitivi legittimi.
Sul fronte della privacy, Google avverte che la diffusione di log e query, anche in forma pseudonimizzata, aumenta il perimetro di rischio per gli utenti e complica la conformità a regole su minimizzazione dei dati e sicurezza. L’azienda chiede quindi che ogni obbligo di condivisione sia sospeso fino all’esito dell’appello, affermando che un rilascio anticipato creerebbe effetti irreversibili sull’ecosistema della ricerca.
Contesto del caso antitrust e sviluppi giudiziari
Il procedimento antitrust è nato dalla causa del Dipartimento di Giustizia avviata nel 2020, focalizzata sugli accordi di default di Google e sul controllo della pubblicità nei risultati di ricerca. Dopo un processo di dieci settimane nel 2023, un giudice federale ha stabilito nel 2024 che l’azienda mantiene una posizione monopolistica nella ricerca online, anche grazie alla presenza come motore preimpostato su più piattaforme.
La decisione ha introdotto rimedi comportamentali, tra cui l’obbligo di condividere dati di ricerca e di offrire servizi di syndication ai concorrenti, misure considerate un compromesso rispetto a proposte più drastiche ipotizzate dal DOJ, come la cessione del browser Chrome. Tali rimedi puntano a ridurre le barriere all’ingresso e a riequilibrare l’accesso ai segnali di qualità che alimentano gli algoritmi di ranking.
L’iter attuale vede Google in fase di appello e la richiesta di sospendere l’esecuzione dei rimedi fino alla pronuncia definitiva. Il fulcro del contenzioso resta il rapporto tra accordi di default, potere contrattuale e impatto sulla concorrenza, con attenzione all’uso dei dati e all’assetto del mercato pubblicitario legato alla ricerca.
FAQ
- Qual è l’origine del caso antitrust contro Google?
La causa nasce nel 2020 dal DOJ, che contesta accordi di default e controllo degli annunci nella ricerca. - Cosa ha stabilito la sentenza del 2024?
Ha riconosciuto una posizione monopolistica di Google nella ricerca online dopo il processo del 2023. - Quali sono i rimedi imposti dal tribunale?
Condivisione dei dati di ricerca e servizi di syndication ai rivali, con obiettivi pro-concorrenziali. - Perché Google chiede la sospensione dei rimedi?
Per evitare effetti irreversibili su privacy, mercato e incentivi all’innovazione durante l’appello. - La cessione di Chrome è prevista?
No, era una proposta iniziale più drastica, non adottata nella decisione finale. - Qual è il ruolo degli accordi di default?
Sono centrali nell’accusa di consolidamento del potere di mercato e nell’analisi del giudice. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Le informazioni si basano su documentazione e resoconti relativi al procedimento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.




