Giudice assolve Stasi e difende Sempio invocando il ragionevole dubbio

Il ragionevole dubbio nel delitto di Garlasco secondo il giudice Vitelli
Chi parla è il magistrato Stefano Vitelli, il giudice che assolse Alberto Stasi in primo grado per il delitto di Garlasco. Che cosa racconta? Il suo percorso umano e tecnico, al centro del libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco” scritto con Giuseppe Legato ed edito da Piemme. Dove si colloca? Nel cuore del dibattito giuridico e mediatico riaperto dalle nuove indagini del 2025 sull’omicidio di Chiara Poggi. Quando? A quasi vent’anni dai fatti del 13 agosto 2007 e dieci anni dalla condanna definitiva di Stasi. Perché? Per fissare i limiti tra verità giudiziaria, indagine scientifica, prova tradizionale e ruolo dei media, restituendo complessità a un caso simbolo della giustizia italiana.
In sintesi:
- Il libro di Vitelli ricostruisce dall’interno il primo processo a Stasi e il suo assolutorio.
- Il magistrato difende il valore del ragionevole dubbio e della fallibilità del giudicato.
- Il caso Garlasco mostra l’attrito fra prova scientifica, testimonianze e pressione mediatica.
- Le nuove indagini del 2025 riaprono domande su colpevolezza, garanzie e processo mediatico.
Il volume di Stefano Vitelli non è un semplice “libro-studio”: è il racconto, tecnico e personale, di un giudice di fronte a un “rompicapo” giudiziario e mediatico. Vitelli, che assolse Alberto Stasi nel giudizio abbreviato di primo grado, torna sul caso mentre nel 2025 le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi vengono riaperte, e parte dell’opinione pubblica percepisce oggi Stasi come innocente nonostante la condanna definitiva a 16 anni del 2015.
Nel libro non ci sono “tifoserie”, ma una ricostruzione ragionata dei fatti: dalla bicicletta osservata dalla vicina Franca Bermani alla famigerata telefonata al 118, fino al ruolo del Dna e alle perizie Bpa e sull’“alibi informatico”. Il testo mette in scena il volto umano del giudice: le conversazioni con la madre, il confronto con un amico lontano dai media, il travaglio interiore nel valutare prove, sospetti e pressioni esterne. Al centro, la domanda chiave: quando un indizio scientifico è davvero tale e quando resta solo un sospetto?
Prove scientifiche, testimonianze e processo mediatico nel caso Garlasco
Per Stefano Vitelli il delitto di Garlasco è diventato il paradigma del rapporto, spesso distorto, tra scienza forense, prova tradizionale e opinione pubblica. Il magistrato critica la “mistica del Dna”: l’idea che la prova scientifica sia autosufficiente, sganciata da testimonianze, accertamenti sul campo e logica complessiva dell’indagine.
Vitelli insiste: *“L’elemento scientifico deve essere integrato”* con testimonianze e riscontri, non idolatrato. L’esempio emblematico è la testimonianza di Franca Bermani sulla bici nera davanti a casa Poggi la mattina del delitto. Da un lato vi è il Dna di Stasi sul pedale della sua bicicletta; dall’altro, una teste ritenuta attendibile che indica un mezzo diverso da quello dell’imputato. Nel contrasto tra “prova” scientifica e prova tradizionale, per Vitelli, si insinua il ragionevole dubbio e l’obbligo di fermarsi se il puzzle non torna.
Il magistrato collega questo approccio a una formazione filosofica: le verità processuali sono “relative”, fallibili, come ogni costruzione umana. Il giudicato va rispettato, ma non scambiato per verità assoluta. In questa cornice rientrano anche i rischi del processo mediatico, che ha colpito ieri Alberto Stasi e oggi può investire l’indagato Andrea Sempio, ancora coperto dalla presunzione di innocenza.
Lezioni per la giustizia italiana oltre il caso Garlasco
Dal racconto di Stefano Vitelli emergono ricadute che vanno oltre il solo delitto di Garlasco. Il libro indica una possibile via per i grandi processi mediatici: giudici capaci di schermarsi dalle pressioni esterne, integrare scienza e indagini tradizionali, coltivare il dubbio ragionevole come garanzia, non come debolezza.
Il riferimento a Andrea Sempio mostra quanto sia sottile il confine tra informazione e gogna: l’interesse pubblico esiste, ma non può travolgere le garanzie. Le nuove indagini del 2025 aprono scenari di revisione e riportano al centro la domanda su che cosa significhi davvero “verità processuale” in un ordinamento che ammette l’errore e la correzione. In questo spazio, la voce di chi ha giudicato per primo diventa uno strumento per comprendere non solo un caso, ma l’intero funzionamento della giustizia penale.
FAQ
Chi è Stefano Vitelli e quale ruolo ebbe nel caso Garlasco?
È il giudice che assolse in primo grado Alberto Stasi nel processo abbreviato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.
Che cosa sostiene il libro Il ragionevole dubbio di Garlasco?
Il libro ricostruisce il processo di primo grado, evidenziando contrasti tra prove scientifiche, testimonianze e pressione mediatica sul caso.
Perché la testimonianza di Franca Bermani è così discussa?
Perché descrive una bici nera diversa da quella di Alberto Stasi, creando un forte conflitto con il Dna sul pedale.
Qual è il ruolo della filosofia nel metodo di giudizio di Vitelli?
È centrale: serve a considerare le verità processuali come relative e fallibili, imponendo cautela e rispetto del ragionevole dubbio.
Quali sono le principali fonti utilizzate per questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
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