Gioiellerie italiane boom di fatturato e controlli fiscali: cosa rivelano davvero i numeri del settore

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Fatturato delle gioiellerie nel 2025 e andamento del settore
Federpreziosi Confcommercio quantifica per il 2025 un giro d’affari delle gioiellerie italiane pari a circa 7,4 miliardi di euro, valore in aumento rispetto all’anno precedente, trainato soprattutto dal rincaro delle materie prime preziose più che da un effettivo boom della domanda interna. Le imprese operative scendono però a 11.842 punti vendita, segnalando un progressivo assottigliamento della rete commerciale tradizionale.
Nel comparto si contano circa 30.600 addetti a fine 2025, in lieve calo ma con una contrazione meno marcata rispetto alla diminuzione delle aziende: indice di una tendenza verso strutture più organizzate, che richiedono personale qualificato anche a fronte di margini compressi.
Il quadro economico si inserisce nel solco delle criticità già evidenziate dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, rilanciata anche da SkyTg24: secondo quei dati, oltre due terzi dei titolari di gioiellerie e pelliccerie si fermerebbero intorno ai 1.200 euro netti mensili, con redditi medi dichiarati di 51 mila euro annui e il 55% che si attesterebbe sui 28 mila.
Il confronto tra la stima di fatturato complessivo e i redditi dichiarati dalla base degli operatori suggerisce un settore ancora polarizzato, dove pochi attori concentrano volumi significativi mentre una larga fascia di piccoli negozi sopravvive con grande fatica, schiacciata tra calo strutturale della domanda e costi in crescita.
Controlli fiscali ed evasione: perché le gioiellerie sono sotto osservazione
Il disallineamento tra il fatturato complessivo stimato per le gioiellerie italiane e i redditi medi dichiarati dagli operatori ha alimentato l’attenzione degli organi di controllo su un comparto tradizionalmente ritenuto “sensibile” per il rischio di evasione fiscale. La combinazione di beni ad alto valore unitario, pagamenti talvolta in contanti e movimentazioni di oro e preziosi rende il settore strategico per l’azione di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza.
L’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, ripresa da SkyTg24, ha posto in evidenza una forbice significativa tra ricavi potenziali e redditi effettivamente riportati al fisco, con molti titolari che dichiarano incassi compatibili con livelli di sussistenza. Questo scarto ha rafforzato l’idea, nei verificatori, di un’area dove il rischio di sottodichiarazione non può essere escluso, specie nei contesti urbani a forte vocazione turistica e nei centri storici di grandi città come Roma, Milano o Napoli.
Al tempo stesso, le associazioni di categoria, a partire da Federpreziosi Confcommercio, rivendicano la necessità di distinguere tra sospetto generalizzato e analisi puntuale dei dati, sottolineando come la pressione dei costi, la riduzione dei margini e il calo strutturale della domanda possano spiegare, almeno in parte, la modestia di molte posizioni reddituali senza ricorrere automaticamente all’ipotesi di irregolarità diffuse.
Nuove abitudini di acquisto: perché gli italiani regalano sempre meno gioielli
I dati raccolti da Format Research per l’Osservatorio di Federpreziosi Confcommercio fotografano un mutamento profondo nelle abitudini di spesa degli italiani: su 100 potenziali clienti, solo il 35,8% valuta l’acquisto di un gioiello come opzione reale, mentre la maggioranza lo esclude a priori. Non si tratta di un rifiuto ideologico, ma di un cambiamento nella “grammatica del dono”, sempre più orientata verso beni pratici o esperienze.
L’analisi su 820 non acquirenti distingue quattro gruppi: i “contrari” (10,9%), soprattutto over 64 del Nord-Ovest, che vedono il gioiello come superfluo; gli “indifferenti” (45%), prevalentemente giovani tra 25 e 35 anni che non lo prendono neppure in considerazione; i “possibilisti” (18,7%), adulti tra 25 e 45 anni che lo valutano solo se legato a un significato personale; i “vicini” (25,3%), spesso giovani donne del Nord-Est, sensibili a qualità e design ma ancora lontane dall’acquisto.
Per il 46,3% del campione un oggetto diventa speciale solo se ha un forte valore personale, ma il 31,9% dichiara che il gioiello non suscita interesse e il 25,8% lo considera “un oggetto come tanti”. Il 15,8% lo percepisce come fuori moda, legato a un’idea di regalo ormai superata, in un contesto in cui ciò che viene ritenuto davvero irrinunciabile sono persone, animali e dispositivi che custodiscono dati e ricordi.
FAQ
D: Quanto vale il fatturato complessivo delle gioiellerie italiane nel 2025?
R: Secondo le stime di Federpreziosi Confcommercio, il fatturato complessivo delle gioiellerie in Italia nel 2025 si aggira intorno ai 7,4 miliardi di euro.
D: Quante gioiellerie risultano attive in Italia a fine 2025?
R: A fine 2025 si contano circa 11.842 gioiellerie operative sul territorio nazionale, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente.
D: Perché il settore delle gioiellerie è considerato ad alto rischio evasione?
R: Il comparto tratta beni di alto valore, spesso pagati in contanti, con movimentazioni di oro e preziosi che storicamente espongono a maggiori verifiche da parte dell’amministrazione fiscale.
D: Qual è la distanza tra fatturato stimato e redditi dichiarati dai gioiellieri?
R: Le inchieste giornalistiche segnalano redditi medi dichiarati intorno a 51 mila euro annui, con molti operatori che si fermano a 28 mila, valori che appaiono modesti rispetto al giro d’affari dell’intero settore.
D: Che ruolo hanno le inchieste giornalistiche nel dibattito sulle gioiellerie?
R: Il reportage de Il Fatto Quotidiano, rilanciato da SkyTg24, è una delle principali fonti giornalistiche che ha acceso i riflettori sulla distanza tra fatturato di comparto e redditi dichiarati.
D: Perché il gioiello è meno scelto come regalo dagli italiani?
R: Molti consumatori non associano più il gioiello a un forte valore affettivo; preferiscono beni pratici o esperienze, considerati più significativi e utili.
D: Quali gruppi di consumatori non acquistano gioielli secondo la ricerca?
R: La ricerca individua quattro cluster di non acquirenti: contrari, indifferenti, possibilisti e vicini, che rappresentano diversi livelli di distanza culturale ed emotiva rispetto al gioiello.
Nuove abitudini di acquisto: perché gli italiani regalano sempre meno gioielli
La ricerca di Format Research per l’Osservatorio di Federpreziosi Confcommercio evidenzia che il gioiello è uscito dal perimetro spontaneo dei regali: solo il 35,8% dei potenziali clienti lo prende in considerazione, mentre la maggioranza non lo valuta nemmeno come opzione. Gli italiani orientano il budget verso beni utili o esperienze, percepite come più coerenti con i nuovi modelli di consumo.
Tra gli 820 non acquirenti emergono quattro profili: i “contrari” (10,9%), per lo più over 64 del Nord-Ovest, che giudicano il gioiello superfluo; gli “indifferenti” (45%), giovani 25‑35enni che lo escludono del tutto dalle proprie scelte; i “possibilisti” (18,7%), adulti 25‑45enni disposti a valutarlo solo se legato a un significato personale; i “vicini” (25,3%), spesso giovani donne del Nord-Est, attratte da qualità e design ma ancora frenate all’acquisto.
Per il 46,3% del campione un oggetto è davvero speciale solo se carico di valore personale; eppure il 31,9% dichiara di non provare alcun interesse per il gioiello, il 25,8% lo vede come “un oggetto come tanti” e il 15,8% lo considera fuori moda. Il nodo principale non è il prezzo – indicato insieme ai materiali dal 69,1% – ma l’assenza di legame affettivo: il gioiello non viene associato a ricordi (per il 90,1%) e fatica a competere con persone, animali e dispositivi che custodiscono dati e memorie, ritenuti davvero irrinunciabili.




