Garlasco, nuova ombra sulle prove di sangue: il genetista riapre il caso e smentisce la verità ufficiale

Indice dei Contenuti:
Garlasco, genetista dubita sul sangue sui pedali
Nuovi dubbi sulle tracce biologiche
Nel fascicolo sul delitto di Garlasco, le tracce genetiche sui pedali della bici di Alberto Stasi tornano al centro dell’attenzione, mentre la procura di Pavia indaga su Andrea Sempio. La ricostruzione accusatoria aveva attribuito un ruolo decisivo al materiale riconducibile a Chiara Poggi rinvenuto sul mezzo usato dall’imputato. Secondo l’ipotesi investigativa, il sangue della vittima sarebbe stato trasferito dalle suole delle scarpe dell’assassino ai pedali, nel tragitto tra l’abitazione della ragazza e quella del fidanzato.
Questa dinamica presupponeva un contatto diretto e abbondante con la pozza ematica formatasi vicino al corpo di Chiara. Nelle fasi iniziali dell’inchiesta, fu prospettata l’immagine di pedali sporchi in modo evidente. L’intera costruzione probatoria ha poi pesato nelle valutazioni dei giudici, contribuendo ad accreditare la presenza dell’imputato sulla scena del crimine nel momento dell’omicidio.
Oggi quella chiave di lettura viene messa in discussione da una rilettura tecnica delle analisi di laboratorio e dai margini di incertezza mai del tutto chiariti nei primi accertamenti di polizia giudiziaria.
L’analisi della genetista e le criticità
La genetista forense Carolina Sellitto, in un approfondimento pubblicato sul settimanale Giallo, evidenzia una frattura tra la narrazione iniziale e i dati scientifici. In un interrogatorio, la pm Rosa Muscio parlò di “tanto sangue” su entrambi i pedali, imprimendo nell’opinione pubblica l’idea di una contaminazione massiccia. I referti tecnici, però, descrivono una realtà opposta: campioni esigui e quantità di DNA definiti “irrisori”.
Gli esperti che esaminarono la bicicletta confermarono l’estrazione del profilo genetico di Chiara Poggi, ma senza riuscire a determinarne con sicurezza l’origine biologica. Non fu mai dimostrato, con metodologie validate, che si trattasse effettivamente di sangue e non, ad esempio, di saliva, muco o cellule epiteliali. Proprio questa ambiguità apre a scenari alternativi di trasferimento, anche indiretto o pregresso.
La stessa Corte di Cassazione, nella sentenza definitiva del 2015, ha scritto che esisteva “solo la possibilità” che quelle tracce derivassero da materiale ematico, riconoscendo implicitamente un margine di dubbio sulla natura effettiva del reperto.
Scenari alternativi e riapertura del caso
Il nodo cruciale diventa dunque la genesi delle tracce e il loro collocamento temporale. La convivenza di fatto tra Alberto Stasi e Chiara Poggi, fatta di frequentazioni quotidiane e condivisione di spazi, rende plausibile che frammenti di DNA della giovane potessero trovarsi da tempo su oggetti personali del fidanzato, inclusa la bicicletta. Un contatto accidentale, uno starnuto o una minima abrasione sarebbero sufficienti a depositare materiale genetico in quantità compatibili con quelle descritte nei referti.
Resta così irrisolta la domanda se il reperto sia realmente la “impronta” del giorno dell’omicidio o il risultato di un contatto precedente, privo di valore indiziante. Le “zone d’ombra” ricordate da Sellitto si aggiungono ad altri punti critici dell’indagine del 2007, rilanciati oggi nel contesto della nuova pista su Andrea Sempio seguita dalla procura di Pavia.
La vicenda giudiziaria continua quindi a oscillare tra verità processuale e interrogativi scientifici aperti, con la scena del crimine e la bicicletta al centro di una revisione tecnica che potrebbe incidere sulla percezione pubblica del caso.
FAQ
D: Chi solleva dubbi sulle tracce sui pedali?
R: La genetista forense Carolina Sellitto, attraverso un’analisi specialistica pubblicata sul settimanale Giallo.
D: Le tracce sui pedali erano abbondanti?
R: No, i referti parlano di reperti estremamente esigui e di quantità di DNA “irrisorie”, in contrasto con l’idea di “tanto sangue”.
D: È certo che si trattasse di sangue?
R: No, non è stata raggiunta la prova scientifica che il materiale fosse necessariamente ematico e non, ad esempio, saliva o cellule epiteliali.
D: Perché il DNA di Chiara poteva trovarsi sulla bici?
R: La frequente presenza di Chiara Poggi in casa di Alberto Stasi rende plausibile un trasferimento pregresso e non legato al giorno dell’omicidio.
D: Cosa ha detto la Cassazione sulle tracce?
R: La Corte di Cassazione ha parlato di “solo possibilità” che il materiale derivasse da sangue, riconoscendo l’incertezza sull’origine biologica.
D: Chi ha coordinato le prime indagini?
R: Le attività investigative furono condotte dalla procura di Pavia, con la pm Rosa Muscio tra i protagonisti dell’accusa.
D: Perché si parla oggi di Andrea Sempio?
R: Il nome di Andrea Sempio è emerso in nuove verifiche della procura di Pavia, che ha riaperto il fascicolo esplorando ulteriori piste.
D: Qual è la fonte giornalistica principale citata?
R: Le considerazioni tecniche sulla genetica forense richiamano l’analisi pubblicata sul settimanale Giallo, integrata con gli atti del procedimento e la sentenza della Corte di Cassazione.




