Garlasco, l’amico di Sempio rompe il silenzio sulla vera innocenza
Nuove ombre su Garlasco
Nel caso di Garlasco, ogni nuova voce riapre ferite mai rimarginate e rilancia l’attenzione mediatica su uno dei delitti più discussi della cronaca nera italiana.
Le recenti ricostruzioni hanno riportato al centro della scena il nome di Andrea Sempio, già sfiorato dalle indagini e di nuovo evocato in un quadro investigativo complesso.
In questo contesto, la testimonianza di chi lo conosce da vicino assume un peso particolare per l’opinione pubblica.
La trasmissione “Quarto Grado”, in onda su Retequattro e condotta da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero, ha dato spazio all’intervista realizzata da Martina Maltagliati a Mirko Crepaldi, amico storico di Sempio.
Crepaldi racconta di essere stato convocato in caserma e di aver collaborato con gli inquirenti, ma precisa di non voler divulgare il contenuto delle domande, in segno di rispetto per le indagini in corso.
Resta però fermo su un punto: la sua fiducia nell’innocenza dell’amico, maturata in oltre vent’anni di frequentazione quotidiana.
Nell’ecosistema mediatico, questa presa di posizione si inserisce in un equilibrio delicato tra diritto di cronaca, presunzione di innocenza e sensibilità delle vittime.
La figura di Sempio viene così osservata non solo attraverso gli atti giudiziari, ma anche attraverso gli occhi di chi lo ha visto crescere, studiare, lavorare e vivere lontano dai riflettori.
Un racconto che non sostituisce le prove, ma contribuisce a ridefinire la percezione pubblica del personaggio al centro delle nuove ombre sul caso.
L’amicizia, gli anni di scuola e il video contestato
Secondo il racconto di Mirko Crepaldi, il legame con Andrea Sempio nasce nel 2003, all’inizio delle scuole superiori, e non si interrompe con la fine della vita scolastica.
Si tratta di un rapporto che resiste al tempo, alle scelte personali e alle inevitabili distanze dell’età adulta, fino a oggi.
Per Crepaldi, questa continuità è decisiva nel formare un giudizio sulla persona che ha visto nel banco di scuola e poi nella vita di tutti i giorni.
Dopo il delitto di Chiara Poggi, il testimone riferisce di aver ritrovato “lo stesso Andrea” conosciuto anni prima: nessun crollo emotivo evidente, nessuna trasformazione repentina del carattere, nessuna frattura nel modo di porsi con gli altri.
Una normalità apparente che, secondo Crepaldi, stride con l’idea di una persona capace di un delitto efferato e poi immutata per quasi due decenni.
Su questo contrasto si costruisce gran parte della sua convinzione sull’innocenza dell’amico.
Nell’intervista torna anche il tema del video girato durante una ricreazione scolastica, finito al centro dell’attenzione investigativa e rilanciato dal circuito social anni dopo.
Crepaldi lo definisce una “bravata” di studenti, sdrammatizzando la narrazione che lo aveva caricato di significati più cupi.
Ricorda inoltre che, all’epoca, né lui né Sempio disponevano di cellulari con videocamera, e che la diffusione del filmato avveniva via computer, un dettaglio tecnico utile a ridimensionare letture anacronistiche.
Profilo caratteriale e peso del tempo
Uno dei passaggi più significativi del racconto di Mirko Crepaldi riguarda il profilo caratteriale di Andrea Sempio nei lunghi anni di frequentazione.
L’amico esclude di aver mai notato in lui segnali di violenza, ossessioni verso le donne o atteggiamenti misogini, né confidenze morbose su Chiara Poggi.
Al contrario, sottolinea un tratto di costante autocontrollo, rispetto nei discorsi e assenza di esplosioni d’ira.
Nel suo ricordo non emergono episodi di aggressività fisica o verbale, né scatti d’impeto tali da far pensare a un temperamento capace di degenerare all’improvviso.
Questa stabilità emotiva, raccontata in modo lineare e senza enfasi, diventa per Crepaldi la chiave di lettura più forte del caso umano che ha davanti.
Non si tratta di un alibi, ma di un’osservazione di lungo periodo che contrasta con la figura tipica dell’omicida seriale o del violento imprevedibile.
La frase che sintetizza il suo pensiero è netta: “Una persona che si macchia di un delitto del genere non può rimanere la stessa per vent’anni”.
Per Crepaldi, il fatto che Sempio sia rimasto, a suo dire, identico nel carattere alimenta il dubbio su una sua possibile responsabilità nel delitto di Garlasco.
Una considerazione che non pretende di scavalcare il lavoro delle procure, ma che aggiunge un tassello umano a una vicenda giudiziaria in cui il tempo trascorso diventa esso stesso elemento di riflessione.
FAQ
D: Chi è Andrea Sempio nel contesto del caso di Garlasco?
R: È una figura sfiorata dalle indagini, tornata recentemente al centro del dibattito mediatico come possibile tassello nella ricostruzione del delitto di Garlasco.
D: Chi è Mirko Crepaldi e perché la sua voce è rilevante?
R: È un amico di lunga data di Andrea Sempio, conosciuto dai tempi delle superiori, e offre una testimonianza diretta sul carattere e sui comportamenti dell’amico.
D: In quale programma televisivo è stata mandata in onda l’intervista?
R: L’intervista a Mirko Crepaldi è stata trasmessa da “Quarto Grado” su Retequattro, condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.
D: Crepaldi ha parlato nel dettaglio del contenuto dell’interrogatorio?
R: No, ha dichiarato di voler rispettare le indagini e di non poter entrare nel merito delle domande ricevute in caserma.
D: Cosa dice Crepaldi sul famoso video girato a scuola?
R: Lo definisce una semplice “bravata” tra studenti, ridimensionando la portata che gli è stata attribuita nel tempo.
D: Che tipo di persona descrive Crepaldi quando parla di Sempio?
R: Descrive una persona controllata, rispettosa e priva di episodi di violenza o scatti d’ira, coerente nel comportamento nel corso degli anni.
D: Perché il fattore tempo è considerato così importante da Crepaldi?
R: Perché ritiene che chi commette un delitto tanto grave difficilmente possa restare invariato per quasi vent’anni, mentre Sempio, a suo dire, non è cambiato.
D: Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Mirko Crepaldi?
R: La fonte primaria è l’intervista andata in onda nella trasmissione “Quarto Grado” su Retequattro, realizzata da Martina Maltagliati.




