Garlasco, i capelli nella mano di Chiara svelano l’inaspettato: il genetista ribalta l’indagine
Indice dei Contenuti:
Nuove analisi genetiche
Mattino Cinque riaccende i riflettori sul caso di Garlasco con l’intervista al genetista Matteo Fabbri, che mette in discussione l’attribuzione dei capelli trovati nella mano di Chiara Poggi. Secondo l’esperto, l’analisi del DNA mitocondriale indica solo la linea materna e non consente un’identificazione individuale certa. “Non si può escludere che quei capelli appartengano a un familiare della stessa linea materna”, ha precisato.
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Fabbri richiama anche il dato dell’aplotipo Y sotto le unghie, collegato alla linea paterna di Alberto Stasi, invitando a una lettura congiunta dei profili genetici secondo gli standard attuali. L’assenza del bulbo nei capelli, plausibilmente strappati in colluttazione, limita il DNA nucleare ma non azzera il valore probatorio del mitocondriale.
Con le tecnologie oggi disponibili, una rianalisi dei campioni potrebbe raffinare l’attribuzione genealogica, chiarire compatibilità e incompatibilità familiari e verificare eventuali contaminazioni o errori interpretativi storici. Anche pochi fili di capelli, integrati con altri reperti, possono ridefinire la ricostruzione temporale e dinamica dell’aggressione.
Interpretazione dei reperti
I capelli rinvenuti nella mano di Chiara Poggi non possono essere attribuiti con certezza all’individuo, perché il profilo mitocondriale identifica solo la linea materna. Questo dato apre a più opzioni: compatibilità con la vittima o con un parente matrilineare, senza attribuzione nominale definitiva.
L’assenza del bulbo limita il DNA nucleare, ma non invalida l’informazione genealogica: il confronto tra haplogroup mitocondriali e aplotipi Y, come quello rilevato sotto le unghie in relazione alla linea paterna di Alberto Stasi, va condotto in integrazione e non isolatamente.
Un’analisi incrociata, secondo protocolli di today’s quality assurance, deve considerare degrado, miscele, allele drop-out e possibili contaminazioni storiche, verificando catena di custodia e ripetibilità dei profili su replicati indipendenti.
L’interpretazione corretta richiede la distinzione tra compatibilità statistica e identificazione individuale: il mitocondriale offre inclusione/esclusione familiare, lo Y suggerisce appartenenze patrilineari, ma solo il nucleare autosomico fornisce paternità identificativa quando disponibile.
Rivalutare tutti i reperti in un framework bayesiano permetterebbe di pesare ciascuna traccia nel contesto della scena, riducendo bias di conferma.
Priorità: riesame dei capelli, verifica degli estratti storici, controllo negativo/positivo, ricalcolo delle frequenze di popolazione e report trasparente dei limiti interpretativi.
Implicazioni investigative
La nuova lettura dei capelli nella mano di Chiara Poggi sposta l’asse probatorio: il profilo mitocondriale indica una compatibilità matrilineare, non un’identità personale certa. L’ipotesi che i capelli non siano della vittima impone di rimappare contatti, prossimità e dinamica della colluttazione.
La coesistenza tra mtDNA compatibile con la linea materna della vittima e aplotipo Y sotto le unghie collegato alla linea paterna di Alberto Stasi richiede un’analisi congiunta, evitando letture parziali. La catena di custodia e i controlli di contaminazione diventano variabili decisive per la tenuta delle conclusioni.
Operativamente, servono: audit dei reperti residui, riestrazione con protocolli low-template, riesecuzione dei test su piattaforme indipendenti e revisione forense terza parte. La rianalisi può confermare, escludere o ricalibrare il peso probatorio di ciascuna traccia.
Gli scenari investigativi includono: trasferimento secondario dei capelli, contaminazione storica, oppure contatto diretto con un soggetto della stessa linea materna della vittima. Ogni scenario va testato con modelli temporali della scena, confronti familiari autorizzati e simulazioni di persistenza delle tracce.
Le attuali tecniche consentono di stimare il valore indiziario con approccio bayesiano, integrando probabilità di inclusione/esclusione e frequenze di popolazione.
Una revisione coordinata delle prove genetiche, fisiche e testimoniali è l’unico percorso per evitare bias confermativi e definire l’effettiva portata delle tracce sulla ricostruzione dell’omicidio.
FAQ
- D: Cosa cambia se i capelli non sono di Chiara Poggi?
R: Si passa da un’identificazione presunta a una compatibilità di linea materna, con impatto sulla dinamica e sui contatti. - D: Perché il DNA mitocondriale non identifica l’individuo?
R: Traccia solo la discendenza materna condivisa tra più parenti, senza specificità individuale. - D: Che ruolo ha l’aplotipo Y rilevato sotto le unghie?
R: Indica una compatibilità con una linea paterna, da valutare insieme agli altri reperti. - D: È possibile una contaminazione dei campioni?
R: Sì, va esclusa con audit della catena di custodia e controlli negativi/positivi. - D: Quali analisi sono prioritarie?
R: Riestrazione, replicazione su piattaforme indipendenti, ricalcolo delle frequenze e verifica dei profili storici. - D: Come si valuta il peso probatorio oggi?
R: Con approccio bayesiano che integra compatibilità genetiche, contesto della scena e statistiche di popolazione. - D: Qual è la fonte giornalistica citata?
R: Intervista e discussione a Mattino Cinque riportate da bitchy.it.




