Garlasco caso: Cassazione respinge sequestro ai dispositivi dell’ex pm Venditti, rigetto totale confermato

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Conferma della cassazione e rigetto totale
Cassazione conferma il “no” al sequestro dei dispositivi dell’ex pm Venditti, sancendo un “rigetto totale” delle richieste avanzate nelle fasi precedenti. La Suprema Corte ha respinto i ricorsi, chiudendo il capitolo sulle misure cautelari relative a telefoni, computer e supporti digitali.
La decisione, definitiva, ribadisce l’assenza dei presupposti per l’ablazione probatoria, evidenziando l’insufficienza degli elementi a sostegno dell’ipotesi di pericolo attuale per l’attività investigativa.
Il provvedimento rafforza l’indirizzo di merito che aveva già escluso la proporzionalità e la necessità del sequestro, ritenendo prevalenti le garanzie difensive e i limiti di legge nella ricerca della prova.
Il ruolo dell’ex pm venditti e le motivazioni giuridiche
Al centro del procedimento figura l’ex pm Venditti, titolare di dispositivi personali e professionali per i quali era stato chiesto il sequestro. La posizione dell’ex magistrato è stata valutata alla luce delle garanzie di inviolabilità degli atti difensivi e dei limiti alla compressione dei diritti fondamentali nelle indagini.
La Cassazione ha ritenuto carente il fumus commissi delicti e inesistente il periculum in mora specifico sui supporti informatici, elementi imprescindibili per autorizzare un’ablazione probatoria.
Determinante il principio di proporzionalità: l’acquisizione coattiva di telefoni e computer è stata giudicata misura eccessiva rispetto alle finalità perseguite e non sostituibile con strumenti meno invasivi.
I giudici hanno richiamato i presidi di tutela connessi al segreto professionale e al perimetro delle comunicazioni coperte da riservatezza, ribadendo che la selezione dei dati dev’essere mirata e non esplorativa.
È stata inoltre valorizzata la tracciabilità degli atti già in atti, escludendo il rischio di dispersione della prova o di interferenze sull’iter investigativo.
Ne discende la conferma del diniego al sequestro, in coerenza con i precedenti di merito e con la giurisprudenza di legittimità sulla tutela dei diritti costituzionali in fase cautelare reale.
Implicazioni per l’indagine e reazioni istituzionali
Il “rigetto totale” della Cassazione circoscrive l’operatività dell’indagine, imponendo acquisizioni probatorie selettive e tracciate, senza accesso indiscriminato ai dispositivi dell’ex pm Venditti. Gli atti già repertati restano utilizzabili, mentre ogni nuova ricerca dovrà rispettare criteri di pertinenza, necessità e minor invasività.
Per gli inquirenti significa rimodulare le strategie, privilegiando fonti documentali alternative, audizioni mirate e richieste di dati in forma anonimizzata o pseudonimizzata. La mappatura dei flussi informativi potrà avvenire solo con filtri rigorosi e verifiche di catena di custodia.
Il perimetro fissato dalla Suprema Corte riduce il rischio di contenziosi sulla validità della prova e sulla violazione di segreti, stabilendo uno standard operativo destinato a orientare procedimenti analoghi.
Sul fronte istituzionale, le procure interessate prendono atto del limite tracciato, mentre ordini professionali e associazioni di magistrati richiamano l’equilibrio tra esigenze investigative e tutele difensive.
Nei palazzi di Bruxelles e nelle capitali europee, il caso viene letto come ulteriore segnale di centralità delle garanzie digitali e della protezione dei dati nelle attività giudiziarie.
In ambito accademico e nei centri di ricerca giuridica, la pronuncia è assunta a precedente sul corretto uso delle misure reali in presenza di dispositivi misti, professionali e personali, con richiami alla proporzionalità e alla selettività dell’acquisizione.
FAQ
- Qual è l’effetto immediato della decisione? Blocca il sequestro dei dispositivi e impone acquisizioni mirate e meno invasive.
- Gli atti già raccolti restano validi? Sì, se ottenuti secondo legge e con tracciabilità verificabile.
- Come cambia il lavoro degli inquirenti? Priorità a fonti alternative, richieste circoscritte e filtri sui dati.
- Che ruolo giocano le tutele difensive? Centrale: la Corte ribadisce segreto e riservatezza come limiti all’ablazione probatoria.
- La pronuncia è un precedente? Orienta casi simili su dispositivi misti e criteri di proporzionalità.
- Quali reazioni istituzionali? Presa d’atto delle procure e richiami di ordini e associazioni alla tutela dei diritti.
- Qual è la fonte giornalistica citata nel contesto ispirazionale? L’analisi di Adnkronos è richiamata come riferimento tematico sul quadro regolatorio.




