Garlasco a Roma: il dettaglio inquietante che nessuno aveva notato scuote l’inchiesta

Indice dei Contenuti:
Cronologia e anomalie dell’incidente
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Venerdì 3 settembre 1999, ore 19:55: l’ultima traccia certa. Paolo Ungari lascia una riunione nel quartiere Campitelli e scompare. Il vero allarme scatta il giorno dopo: i familiari sono in Maremma per i preparativi di un matrimonio e nessuno verifica subito la fossa dell’ascensore. Le chiavi di manovra per accedere al vano risultano irreperibili tutto il sabato. Solo il lunedì riappaiono misteriosamente al loro posto.
Il 6 settembre il corpo viene rinvenuto nella tromba dell’ascensore. Le pareti sono macchiate di sangue, indizio di una lunga agonia e tentativi di rialzarsi. Le perizie concordano: a cabina ferma, per progettazione, le porte devono restare bloccate e i sistemi di sicurezza impedire l’accesso al vano. Eppure il professore finisce dentro, senza testimoni. Elementi anomali risultano verbalizzati ma non valorizzati: sparizione di chiavi, possibili interventi sull’impianto, referti collocati in posizioni incompatibili con la dinamica ufficiale.
La scena non viene fissata in modo rigoroso: ritardi, omissioni, sigilli spostati da soggetti non identificati. La ditta chiamata il sabato non interviene per mancanza di accessi; quando l’impianto è ispezionabile, molte tracce sono compromesse. Resta un dato fisico cruciale: il pertugio di circa 48 cm, troppo stretto per giustificare una caduta “accidentale” con la corporatura di Ungari. L’esito giudiziario: archiviazione come incidente, con formula dubitativa e tempi d’indagine ridotti al minimo.
FAQ
- Quando scompare Paolo Ungari?
Venerdì 3 settembre 1999 dopo una riunione alle 19:55. - Quando viene ritrovato il corpo?
Lunedì 6 settembre nella tromba dell’ascensore. - Qual è l’anomalia tecnica principale?
Con cabina ferma le porte dovevano restare chiuse, impedendo l’accesso al vano. - Perché la scena è considerata compromessa?
Ritardi nei controlli, chiavi mancanti, sigilli spostati e assenza di fissaggio rigoroso. - Qual è la misura del varco contestato?
Circa 48 cm, ritenuto incongruo con una caduta accidentale. - Quale fu l’esito investigativo iniziale?
Archiviazione come incidente con formula dubitativa. - Qual è la fonte giornalistica citata sul caso?
Articolo di Luigi Bisignani pubblicato su Il Tempo il 18 gennaio 2026.
Profilo di paolo ungari e contesto istituzionale
Paolo Ungari, giurista di diritto pubblico e costituzionale, è stato preside di Scienze Politiche alla Luiss, presidente della Commissione diritti umani presso la Presidenza del Consiglio e riferimento italiano della Lega dei diritti dell’uomo. Figura di vertice dell’establishment, maestro massone, ha formato generazioni su Stato di diritto, limiti del potere e garanzie delle libertà. Le sue relazioni toccavano i vertici della Prima Repubblica, da Bettino Craxi a Giuliano Amato, da Giulio Andreotti a Francesco Cossiga, con un legame privilegiato con Giovanni Spadolini.
Pochi giorni prima della morte aveva viaggiato in Colombia, rientrando con dossier su possibili flussi di narcotraffico tra Italia e Sudamerica. Aveva chiesto un incontro urgente al giudice Carlo Russo della Corte europea dei diritti dell’uomo, fissato per lunedì 6 settembre. La cartella ritrovata vuota e il vaso di cristallo intatto sul pianerottolo del secondo piano, a fronte di una presunta caduta dal terzo, restano tasselli che aggravano l’opacità del quadro.
L’ultima persona a vederlo vivo, alle 19:55 del 3 settembre, fu Pasquale Bandiera: ex parlamentare repubblicano, sottosegretario alla Difesa nei governi Cossiga e Forlani, dirigente della Lega dei diritti dell’uomo. Il suo nome compare negli elenchi della P2; i suoi rapporti con ambienti della sicurezza, inclusa la rete che passa per il colonnello Renzo Rocca del SID, collocano il caso nel cuore dei palazzi romani, dove archivi, relazioni e apparati disegnano un contesto sensibile e stratificato.
FAQ
- Chi era Paolo Ungari?
Un giurista di punta, preside Luiss e presidente della Commissione diritti umani. - Quali incarichi istituzionali ricoprì?
Vertici accademici e governativi, riferimento della Lega dei diritti dell’uomo. - Quali erano le sue principali relazioni politiche?
Contatti con Craxi, Amato, Andreotti, Cossiga e un rapporto stretto con Spadolini. - Perché il viaggio in Colombia è rilevante?
Per i dossier su presunti traffici di droga tra Italia e Sudamerica. - Chi doveva incontrare il 6 settembre?
Il giudice Carlo Russo della Corte europea dei diritti dell’uomo. - Chi lo vide per ultimo in vita?
Pasquale Bandiera, ex parlamentare e sottosegretario alla Difesa. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Articolo di Luigi Bisignani su Il Tempo, 18 gennaio 2026.
Ipotesi investigative e richiesta di riapertura del caso
Le piste alternative mai esplorate con sistematicità ruotano attorno a tre nodi: l’accesso al vano ascensore con cabina ferma, la sparizione e ricomparsa delle chiavi di manovra, la gestione approssimativa delle prove. Gli atti indicano interventi compatibili con un’azione umana sull’impianto, ma non sono stati oggetto di approfondimenti tecnici indipendenti. La misura del varco, circa 48 cm, contrasta con un incidente “ordinario” e richiede verifiche sperimentali oggi eseguibili con modellazioni 3D e simulazioni biomeccaniche.
La cartella di Paolo Ungari, ritrovata vuota, e il vaso di cristallo integro al secondo piano, con perizie che collocano la caduta dal terzo, impongono una rilettura coordinata di orari, movimenti e posizionamenti. La filiera dei sigilli spostati e dei controlli differiti rende necessario un audit forense sulla catena di custodia. I nuovi strumenti – analisi dei metadati fotografici, ricostruzioni balistiche della dispersione ematica, reverse engineering dell’ascensore – possono colmare i vuoti lasciati dalle prime indagini.
Il 14 gennaio la famiglia ha depositato in Procura di Roma un’istanza di riapertura, allegando elementi inediti e chiedendo l’accesso agli archivi degli apparati, inclusi quelli di Forte Braschi. La richiesta punta a verificare contatti, monitoraggi e documentazione legati ai dossier sul narcotraffico che il professore avrebbe dovuto consegnare a Carlo Russo. Obiettivo: superare la “verità minimale” dell’incidente e testare, con metodo, le ipotesi alternative rimaste ai margini.
FAQ
- Quali sono i punti chiave per riaprire il caso?
Accesso al vano con cabina ferma, chiavi di manovra, gestione delle prove. - Che ruolo hanno le nuove tecnologie?
Simulazioni 3D, analisi biomeccaniche e audit forense della catena di custodia. - Perché sono rilevanti cartella e vaso?
Posizionamenti incongrui rispetto alla presunta caduta dal terzo piano. - Chi ha chiesto la riapertura?
La famiglia di Paolo Ungari con istanza del 14 gennaio alla Procura di Roma. - Cosa si chiede sugli archivi?
Accesso anche agli atti degli apparati, compreso Forte Braschi. - Qual è l’ipotesi da verificare sui dossier?
Eventuali legami con indagini su traffici di droga e contatti istituzionali. - Fonte giornalistica citata?
Articolo di Luigi Bisignani su Il Tempo, 18 gennaio 2026.




