Francesco Salvi svela l’incredibile storia dietro C’è da spostare una macchina e perché rifiuta la televisione oggi

Indice dei Contenuti:
Francesco Salvi: ‘”C’è da spostare una macchina’ l’ho inventata grazie a un vicino. Alla tv di adesso dico tanti no”
Un artista fuori dagli schemi
Francesco Salvi, 72 anni, continua a muoversi tra comicità, musica, cinema, pittura e architettura con lo stesso istinto: far ridere e spiazzare. Cresciuto artisticamente al “Derby” di Milano dopo gli esordi nella compagnia “Nisba” a Luino, esplode a “Drive In” con il camionista nato “con il volante in mano” e viene consacrato dal “MegaSalviShow”, fucina di personaggi e tormentoni entrati nel linguaggio comune.
La sua satira surreale lo porta a essere il comico più citato nel libro “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”, insieme a Woody Allen. Nonostante la popolarità televisiva, rivendica un rapporto diretto con il pubblico: in teatro improvvisa, chiedendo solo un microfono e due luci, acceso e spento. E mentre molti pensano che abbia “smesso di lavorare” perché poco presente in video, lui gira film, dipinge quadri surreali pieni di automobili e scrive libri. Il motore resta identico a quello dell’infanzia spericolata: cercare il pericolo, trasformarlo in gag e non smettere mai di giocare.
Dietro la maschera comica, l’uomo rimane appartato: sposato con Angela, nessun figlio (“ed essi sono felicissimi”), devoto a San Francesco, allergico agli eccessi, perfino alle droghe di moda negli anni Ottanta, sostituite con un uso ironico… della cannella.
Come nasce un tormentone
La genesi di “C’è da spostare una macchina, è un diesel” è quasi da neorealismo comico: in un garage, durante una riunione notturna per trovare una sigla al “MegaSalviShow”, un vicino furioso bussa perché un’auto gli blocca l’ingresso. Alla domanda “è un diesel?”, figlia della moda del momento, scatta la scintilla. In poche ore il brano è scritto, arrangiato e destinato a diventare un pezzo di storia della tv commerciale.
Il metodo di lavoro di Salvi resta lo stesso: osservazione del quotidiano, deformazione immediata, registrazione delle improvvisazioni, montaggio delle parti migliori. Dal camionista nato in Corso Buenos Aires dopo una lite stradale, ai personaggi del “MegaSalviShow” come lo zio Pino, Perry Naso o il regista Vanzina parodiato col nome vero, contro le cautele dei piani alti di Canale 5. La trasmissione, realizzata quasi a costo zero in un deposito mezzi travestito da studio 12, diventa laboratorio di comicità anarchica.
Parallelamente, la musica: quattro Festival di Sanremo tra 1989 e 1993, otto album, una pioggia di dischi d’oro e di platino, fino al brano “Bachelite” scritto per Mina e inserito in “Uallalla”. La canzone d’autore incontra il nonsense, senza mai perdere il gusto della battuta spiazzante.
Televisione, cinema e scelte controcorrente
Oggi Francesco Salvi tiene la tv a distanza: rifiuta reality come “Grande Fratello” e “Isola dei famosi”, preferendo dire “no” a format che non sente suoi. Apprezza prodotti curati come “Il commissario Montalbano”, “Ballando con le stelle”, il calcio sulle tv private, i film su Netflix e persino la pubblicità, ma giudica molta comicità contemporanea una gara di battute da bar, con poche idee davvero originali.
Il baricentro si sposta sul cinema e sul teatro. Ha girato “L’Amore, in teoria” di Luca Lucini, interpretando un clochard, e un film su San Francesco in cui veste i panni del santo anziano e cieco, mettendone in luce anche il lato umoristico. In passato ha lavorato a Hollywood in “Tenth & Wolf – Affari di sangue”, diretto dal premio Oscar Robert Moresco, mai distribuito in Italia. A marzo debutterà al Teatro Franco Parenti di Milano con “Unamuno nessuno e centomila”, accanto a Fabio Bussotti.
Intanto pubblica il romanzo surreale “Tegucicalpa”, storia di un agente della CIA che viaggia nel tempo, disponibile su Amazon. E continua a dipingere quadri astratti e allegri, esposti nelle gallerie di Cortina e Venezia grazie al gallerista Stefano Contini. La tv non lo rappresenta? Nessun problema: il pubblico, nei teatri e nelle storie, continua a cercarlo.
FAQ
D: Chi è Francesco Salvi?
R: È un comico, attore, cantautore, scrittore, pittore e architetto italiano, noto per “Drive In” e “MegaSalviShow”.
D: Come è nata l’idea di “C’è da spostare una macchina”?
R: Da un vicino arrabbiato che chiedeva di spostare un’auto in garage; la battuta “è un diesel?” ha acceso il tormentone.
D: Perché oggi appare poco in televisione?
R: Per scelta: rifiuta reality e format che non sente affini, preferendo teatro, cinema, libri e pittura.
D: In quali programmi è diventato famoso?
R: Soprattutto in “Drive In” e nel suo “MegaSalviShow” su Canale 5, dove ha creato personaggi e slogan cult.
D: Quante volte ha partecipato al Festival di Sanremo?
R: Ha calcato il palco dell’Ariston quattro volte, tra il 1989 e il 1993, con brani di grande successo commerciale.
D: Che tipo di libri scrive?
R: Romanzi surreali e ironici, come “Tegucicalpa”, storia di una spia della CIA che viaggia nel tempo.
D: Continua a dipingere?
R: Sì, realizza quadri astratti e colorati, spesso con automobili come soggetto, esposti in gallerie a Cortina e Venezia.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di questa intervista?
R: Le informazioni derivano da un’intervista pubblicata su un quotidiano nazionale italiano, utilizzata come base narrativa.




