Ferragni shock: il crollo, l’addio di Fedez e l’affondo di Damato sconvolgono i fan
Indice dei Contenuti:
Proscioglimento e bilancio degli errori
Chiara Ferragni è stata prosciolta nel procedimento legato al cosiddetto “Pandoro Gate”, dopo due anni di indagini e udienze che le hanno congelato carriera e immagine. L’influencer ha descritto quel periodo come una sequenza di eventi negativi, sostenendo di aver sempre escluso l’ipotesi di una truffa e di aver affrontato il percorso giudiziario con la convinzione di essere innocente.
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Ribadisce la propria buona fede: l’operazione collegata alla beneficenza, secondo la sua versione, non avrebbe generato extra-profitti personali. Ammette però ingenuità e sottovalutazioni nella gestione del progetto, in particolare nel valutare i rischi reputazionali e comunicativi connessi a iniziative charity complesse.
A posteriori, indica come principale errore l’assenza di figure con maggiore esperienza a presidio dei processi decisionali e di controllo. La scelta di limitare le interviste è stata dettata dal timore che ogni dichiarazione potesse essere strumentalizzata, mantenendo un profilo basso fino all’esito del procedimento.
La vicenda l’ha costretta a un lavoro interiore: da icona “sempre sulla cresta dell’onda” a figura più cauta e consapevole, intenzionata a raccontare senza rancore quanto accaduto. In aula ha stretto la mano al pm Fusco, gesto simbolico della volontà di voltare pagina. Resta il passaggio amministrativo già saldato con sanzioni e donazioni, mentre sul penale il proscioglimento chiude il capitolo.
La rottura con Fedez e il senso di abbandono
Nell’apice della crisi mediatica e giudiziaria, Chiara Ferragni racconta lo sfaldamento del rapporto con Fedez come una ferita parallela al caso “pandoro”. La separazione è avvenuta in pubblico, nel momento che lei definisce “unico bisogno reale”, generando la percezione di essere stata lasciata sola proprio mentre il sistema degli sponsor arretrava e il racconto su di lei precipitava.
L’imprenditrice parla di sofferenza profonda e di una solitudine amplificata dall’esposizione mediatica: il “carro dei vincitori” si svuota quando arrivano i problemi, osserva, mentre restano vicino la famiglia più stretta, pochi amici e il team legale.
La frattura con l’ex marito coincide con il cambio di paradigma personale: da simbolo dell’ascesa costante a figura che riconosce limiti, vulnerabilità e necessità di proteggere la sfera privata. Il dolore per l’addio con Fedez ha alimentato un percorso di ridefinizione, con priorità ricalibrate su figli, salute mentale e gestione del tempo fuori dal flusso social.
Nel racconto emerge la volontà di non trasformare la separazione in contenzioso pubblico: niente toni di rivalsa, ma l’ammissione chiara del senso di abbandono e dell’impatto emotivo.
La rete di sostegno familiare ha funzionato da argine, mentre l’attenzione di utenti e media ha reso ogni gesto potenzialmente fraintendibile, spingendola al silenzio operoso fino al proscioglimento.
Oggi, dice, la priorità è preservare i confini personali e parlare “senza rabbia”, accettando che l’immagine di perfezione non esista più e che la resilienza si misuri nella gestione del crollo, non del trionfo.
La stoccata di Damato e le reazioni pubbliche
Con il proscioglimento, anche Fabio Maria Damato, ex manager di Chiara Ferragni, chiude la sua posizione. In un post, rivendica anni di costruzione di un progetto imprenditoriale e culturale “pionieristico”, sottolineando l’amarezza per ciò che, a suo dire, sarebbe stato “cancellato in un soffio” dopo lo scandalo. Il riferimento è al suo allontanamento dall’universo Ferragni, avvenuto nel pieno della crisi.
La frecciata segna una frattura mai ricomposta tra l’ex manager e l’influencer, evidenziando un conflitto di narrativa: da un lato la linea della buona fede e degli errori gestionali; dall’altro l’idea che un asset di valore sia stato sacrificato in nome della discontinuità.
Nello stesso quadro, interviene Selvaggia Lucarelli: “prosciolta, non assolta”, precisa, spiegando che la truffa aggravata non è procedibile per mancanza delle aggravanti e che le querele per truffa semplice sono state ritirate. Ricorda inoltre la sanzione per pubblicità ingannevole e il pagamento di circa 3 milioni tra multe e donazioni.
Lo staff di Ferragni replica: la improcedibilità della truffa aggravata equivale a piena assoluzione sul merito, perché “mancavano i presupposti”, e il processo “non si doveva fare”.
Il confronto pubblico si polarizza tra letture tecniche e giudizi reputazionali, mentre la narrazione social amplifica le sfumature: per i sostenitori, il proscioglimento è una liberazione; per i critici, resta un case study su governance, comunicazione e responsabilità nei progetti charity.
In controluce, il tema centrale è la gestione del rischio: catena decisionale, trasparenza e tempestività informativa diventano i nuovi parametri con cui misurare credibilità e tenuta del brand personale.
FAQ
- La posizione di Chiara Ferragni è stata archiviata?
È stata prosciolta nel procedimento penale legato al “Pandoro Gate”. - Che cosa ha detto Fabio Maria Damato?
Ha rivendicato il valore del progetto costruito negli anni e criticato la scelta che, a suo avviso, lo ha “cancellato in un soffio”. - Cosa sostiene Selvaggia Lucarelli?
Che tecnicamente si tratti di proscioglimento, non assoluzione, e che resti la sanzione per pubblicità ingannevole. - Qual è la replica dello staff di Ferragni?
La improcedibilità per truffa aggravata indica assenza dei presupposti: per loro equivale a piena assoluzione sul merito. - Ci sono state conseguenze economiche?
Sono stati pagati circa 3 milioni di euro tra sanzioni e donazioni in sede amministrativa. - Il rapporto con l’ex manager è ricucito?
No, i messaggi pubblici mostrano una distanza narrativa e professionale ancora netta. - Qual è la fonte giornalistica citata?
L’intervista di riferimento è al Corriere della Sera, cui Ferragni ha affidato il suo racconto.




