Federica caso suoceri esplode in tv per una domanda storica imbarazzante che sconvolge il padre di Carlomagno

Indice dei Contenuti:
Federica Torzullo, quella domanda sul padre di Carlomagno che ha travolto i suoceri
La domanda che ha spezzato il silenzio
Nel salotto della casa di **Anguillara Sabazia**, poche ore dopo l’ennesimo interrogatorio, una frase innocente ha cambiato per sempre l’atmosfera: il figlio più piccolo chiede a scuola chi fosse il padre di **Carlomagno**. Non il marito assassino, ma il sovrano franco studiato sul libro di storia. I nonni, i genitori di **Claudio Carlomagno**, restano muti, incapaci di distinguere il cognome del nipote dalla figura del killer chiuso nel carcere di **Civitavecchia**.
Quella domanda scolastica, ascoltata da vicini e familiari, è diventata il simbolo di una vergogna impossibile da gestire. Ogni riferimento al nome del bambino rimandava al femminicidio di **Federica Torzullo**, alla cronaca nera che aveva travolto la famiglia e la comunità che affaccia sul lago di **Bracciano**. Il cortocircuito tra storia e attualità ha reso palpabile il peso dell’odio, del sospetto, delle allusioni che ormai circondavano i due suoceri in ogni gesto quotidiano, dalla spesa al bar, persino davanti ai compiti del nipote.
Per **Maria Messenio** e **Pasquale Carlomagno**, quella frase è risuonata come la conferma che il loro cognome era diventato sinonimo di morte, e che nessun banco di scuola, nessun tema di storia, avrebbe potuto restituire normalità alla famiglia.
La spirale dopo il femminicidio
Il delitto di **Federica Torzullo**, uccisa e nascosta nella ditta di famiglia dell’uomo che aveva sposato, ha aperto una voragine emotiva e sociale. Mentre gli inquirenti di **Ostia** scandagliavano ogni dettaglio, dalla gelosia al presunto occultamento del cadavere, i genitori dell’assassino si ritrovavano inchiodati in un ruolo mai scelto: custodi loro malgrado della storia di un figlio diventato carnefice.
Nel giro di pochi giorni l’ex agente di polizia ed ex assessore alla Sicurezza **Maria Messenio** aveva lasciato l’incarico istituzionale, travolta da critiche, sussurri, occhi puntati addosso. Il marito **Pasquale**, che lavorava in azienda col figlio, si è visto chiedere conto dai carabinieri di un presunto passaggio in auto vicino alla casa della coppia la mattina dell’omicidio, senza mai risultare formalmente indagato.
Le perizie medico-legali hanno incrinato la versione di **Claudio Carlomagno** sugli orari, l’arma – un coltello bilama – non è mai stata trovata, i dubbi hanno iniziato a sedimentarsi sui tavolini dei bar e nelle chat di paese. I due nonni, già distrutti dal lutto e dalla vergogna, hanno iniziato a vivere come sotto processo parallelo, osservati e giudicati a ogni passo.
L’epilogo nella casa dei nonni
Il sabato sera di fine gennaio è freddo, ma ad Anguillara il gelo è tutto morale. I carabinieri del **Lazio** entrano nella casa dei genitori di **Claudio Carlomagno** e li trovano senza vita. Sono **Maria** e **Pasquale**, impiccati insieme, secondo le prime ricostruzioni. Accanto, un biglietto rivolto all’altro figlio: poche righe per spiegare un gesto che affonda nel dolore, nella vergogna, nella sensazione di non avere più uno spazio possibile nel paese e nella propria stessa storia familiare.
I vicini li ricordavano «schiacciati dalla tragedia», incapaci di reggere il peso del femminicidio, del carcere, delle domande degli investigatori e delle insinuazioni di chi li riteneva, a torto o a ragione, complici silenziosi. La domanda innocente del nipote sulla figura storica di **Carlomagno** è rimasta come un’eco crudele nella casa, un promemoria quotidiano di un cognome che, per loro, significava solo sangue e processi.
Intanto le indagini proseguono, tra incongruenze sugli orari, ricerche a vuoto del coltello e interrogatori serrati al detenuto di **Civitavecchia**. Ma ad Anguillara, dove tutto è iniziato, la cronaca si è già trasformata in lutto collettivo: tre morti, un bambino orfano, un paese che si interroga su quanto dolore possa sopportare una famiglia prima di spezzarsi.
FAQ
D: Chi erano i protagonisti principali della vicenda?
R: La vittima è **Federica Torzullo**, il marito assassino è **Claudio Carlomagno**, i suoceri morti sono **Maria Messenio** e **Pasquale Carlomagno**.
D: Dove si sono svolti i fatti principali?
R: Tutto ruota intorno ad **Anguillara Sabazia**, vicino al lago di **Bracciano**, con il carcere di riferimento a **Civitavecchia** e le indagini seguite da **Ostia**.
D: Perché la domanda sul padre di Carlomagno è così significativa?
R: Perché un semplice quesito scolastico del nipote ha riportato il cognome **Carlomagno** al centro della tragedia familiare, rendendo insopportabile il peso del nome.
D: Cosa è successo ai genitori di Claudio Carlomagno?
R: Sono stati trovati morti, presumibilmente impiccati insieme, nella loro abitazione di Anguillara, lasciando un biglietto al secondo figlio.
D: Maria Messenio era indagata?
R: No, non risultava indagata, ma era al centro di attenzione pubblica e mediatica per il ruolo istituzionale ricoperto in passato.
D: Pasquale Carlomagno era sospettato di complicità?
R: Non era formalmente indagato, ma gli inquirenti gli hanno chiesto spiegazioni per un presunto passaggio in auto nei pressi della casa della coppia la mattina del delitto.
D: L’arma del delitto è stata ritrovata?
R: No, il coltello bilama indicato come possibile arma non è stato individuato nonostante ricerche estese delle forze dell’ordine.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento della ricostruzione?
R: La ricostruzione si basa su cronache di quotidiani nazionali, in particolare su articoli apparsi su **Corriere della Sera** e altre testate che hanno seguito il caso di **Federica Torzullo** e della famiglia **Carlomagno**.




