Europa verso una difesa autonoma: strategie comuni per proteggersi anche oltre l’ombrello Nato

Indice dei Contenuti:
L’Europa studia come garantire la propria difesa anche al di fuori della Nato
Difesa europea e autonomia strategica
Le istituzioni dell’Unione stanno ridisegnando la propria architettura di sicurezza in un contesto segnato dall’aggressione russa all’Ucraina, dall’instabilità nel vicinato e dall’incertezza dei rapporti con Washington. Nel rapporto annuale sulla politica estera e di sicurezza, gli eurodeputati indicano la Russia come “principale e più significativa minaccia” per l’Europa, insieme al sostegno di Bielorussia, Iran e Corea del Nord. Le ripetute violazioni dell’ordine europeo vengono lette come il fallimento dei vecchi meccanismi di sicurezza.
Per reagire, il Parlamento europeo chiede più integrazione tra le capitali, investimenti coordinati e una vera capacità di deterrenza, superando la frammentazione nazionale dei sistemi d’arma. Centrale è la clausola di assistenza reciproca dell’articolo 42.7 del Trattato Ue, presentata come perno operativo per reagire a un’aggressione armata contro uno Stato membro. Questo dispositivo, più flessibile dell’articolo 5 della Nato, deve essere tradotto in piani concreti, procedure comuni e catene di comando chiare.
Il messaggio politico è duplice: rafforzare il legame transatlantico, ma assicurarsi che il continente sia in grado di reggere da solo uno shock strategico, anche nel caso di un ridimensionamento del ruolo statunitense nella difesa del continente.
Industria bellica, deterrenza e rapporto con gli Usa
Gli eurodeputati salutano con favore l’aumento della spesa militare in molti Paesi Ue, ma denunciano un “divario di deterrenza” dovuto alla frammentazione industriale e all’insufficienza delle scorte. La priorità è ricostituire munizioni e equipaggiamenti forniti all’Ucraina, aumentare la produzione europea, ridurre le duplicazioni tra sistemi nazionali e promuovere standard comuni compatibili con la Nato. Il rafforzamento della base industriale deve andare di pari passo con investimenti massicci in innovazione, guerra elettronica, difesa aerea, droni e missili.
Sul piano politico, l’Unione europea continua a considerare gli Stati Uniti il principale alleato strategico e pilastro della difesa collettiva atlantica. Tuttavia, la risoluzione richiama la “crescente imprevedibilità” della politica estera americana, il rischio di ondate di isolazionismo e un eventuale ritiro rapido di truppe dal continente. Per questo chiede lo sviluppo di piani di contingenza che assicurino la capacità autonoma di reazione, anche senza un sostegno immediato di Washington.
Nel frattempo, l’Eurocamera lega strettamente la sicurezza europea al successo dell’Ucraina, definito “l’investimento più efficace e meno costoso” per la stabilità a medio termine. Il supporto militare, finanziario e industriale a Kiev viene considerato parte integrante della modernizzazione della difesa Ue.
Vicini instabili, Artico e allargamento
Il rapporto descrive un “arco di instabilità” intorno al continente, tra guerre per procura, minacce ibride, sabotaggi, cyberattacchi e pressioni economiche. Per rispondere, l’Unione punta a rafforzare i partenariati con democrazie affini, dall’Indo-Pacifico al Mediterraneo, e a integrare le lezioni maturate sul campo in Ucraina in materia di guerra ibrida e asimmetrica. La priorità è prevenire crisi sistemiche, non limitarsi a gestirle una volta esplose.
Particolare attenzione è dedicata all’Artico e alla Groenlandia, dove l’Eurocamera denuncia interferenze straniere e “minacce esplicite” alla sovranità del territorio. Il testo richiama la dichiarazione congiunta del 6 gennaio 2026, che ribadisce che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che solo Danimarca e Groenlandia possono decidere sulle proprie questioni interne. L’Ue viene sollecitata ad agire in modo coordinato per proteggere i propri interessi strategici nell’area polare.
La sicurezza continentale viene inoltre legata all’allargamento verso i Balcani occidentali e i Paesi del vicinato orientale. L’ingresso graduale di nuovi Stati è interpretato come investimento geostrategico per ridurre la vulnerabilità alle influenze di potenze autoritarie e alla disinformazione, consolidando la stabilità politica ed economica del continente.
FAQ
D: Perché la Russia è definita minaccia principale?
R: Il rapporto indica la Russia come minaccia prioritaria perché le sue aggressioni hanno eroso l’ordine di sicurezza europeo e sono sostenute da alleati come Bielorussia, Iran e Corea del Nord.
D: Che cosa prevede l’articolo 42.7 del Trattato Ue?
R: Stabilisce una clausola di assistenza reciproca: se uno Stato membro subisce un’aggressione armata, gli altri devono prestare aiuto con tutti i mezzi a disposizione, in modo flessibile rispetto ai vincoli Nato.
D: L’Unione vuole sostituire la Nato?
R: No, l’Unione europea ribadisce che la Nato resta il pilastro della difesa collettiva, ma punta a essere in grado di agire autonomamente se necessario.
D: Come cambierà la spesa per la difesa?
R: Il Parlamento europeo chiede più investimenti coordinati, riduzione delle duplicazioni nazionali e forte sostegno all’industria bellica comune.
D: Perché l’Ucraina è centrale per la sicurezza europea?
R: Gli eurodeputati ritengono che la sconfitta della Russia da parte dell’Ucraina sia l’investimento più efficace per la stabilità europea nel breve e medio termine.
D: Che cosa preoccupa l’Ue in Groenlandia?
R: La risoluzione segnala interferenze esterne e rischi per la sovranità della Groenlandia, considerati una minaccia agli interessi strategici dell’Ue nell’Artico.
D: In che modo l’allargamento Ue è legato alla sicurezza?
R: L’ingresso dei Paesi dei Balcani occidentali e del vicinato orientale è visto come strumento per stabilizzare le regioni esposte a pressioni russe e a campagne di disinformazione.
D: Qual è la fonte giornalistica originale del rapporto descritto?
R: Le informazioni riprendono il resoconto pubblicato dal quotidiano economico-finanziario italiano Il Sole 24 Ore, che ha analizzato il rapporto annuale del Parlamento europeo su politica di sicurezza e difesa comune.




