Europa si auto-sabota: come i dazi boomerang frenano crescita, commercio e competitività nel mercato unico

Indice dei Contenuti:
Costi economici dei dazi “verdi”
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
Bruxelles introduce il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), trasferendo su imprese e consumatori nuovi oneri legati al carbonio incorporato nelle importazioni. L’effetto immediato è un aumento dei costi di produzione in una ventina di filiere strategiche, dall’acciaio all’, dall’elettricità ai fertilizzanti. Le stime indicano rincari fino al 10% per i pannelli solari, 15% per il cemento, 25% per l’alluminio, con un impatto diretto sui prezzi finali e sui margini industriali.
Il meccanismo impone una doppia compliance: oltre agli ETS, le imprese devono tracciare e certificare le emissioni lungo le catene di fornitura estere, versando a fine anno i relativi diritti CBAM. Errori o incongruenze comportano sanzioni severe, mentre la burocrazia cresce in modo significativo, specie per le Pmi con minori risorse amministrative.
In Italia, secondo Confartigianato guidata da Marco Granelli, la tassazione ambientale grava già per 54,2 miliardi (2,5% del Pil), 11,1 miliardi oltre la media Ue, pari a 188 euro pro capite aggiuntivi, nonostante un impatto ambientale inferiore dell’8,4% rispetto all’Europa. Il CBAM, sovrapponendosi a un quadro fiscale più pesante della media, rischia di alimentare rincari generalizzati e comprimere la competitività, in particolare nelle lavorazioni energivore e nelle catene manifatturiere che dipendono da semilavorati importati.
Impatto competitivo su industria e agricoltura
CBAM ridisegna gli equilibri competitivi penalizzando le filiere che dipendono da input esteri e da processi energivori. Per l’industria dell’acciaio e dell’alluminio l’obbligo di certificare le emissioni lungo catene globali opache si traduce in costi amministrativi e fiscali che erodono i margini, mentre l’incertezza regolatoria congela investimenti e spinge verso fornitori “low carbon” spesso più costosi.
Le associazioni d’impresa avvertono di un effetto boomerang: Federacciai denuncia oneri e burocrazia tali da incentivare delocalizzazioni; Federchimica segnala l’impraticabilità del monitoraggio puntuale delle emissioni dei beni importati, requisito centrale per calcolare i diritti CBAM. La pressione competitiva cresce anche per i comparti a valle, dall’automotive alla meccanica, che scontano rincari dei semilavorati e minore disponibilità di materie prime.
L’agricoltura entra in un cono d’ombra per l’innesco di ritorsioni commerciali: dazi europei su prodotti cinesi come parquet e compensato hanno provocato contromisure di Pechino su latticini, carne di maiale e vino, colpendo esportazioni chiave del made in Ue. Sul mercato interno, l’aumento dei costi di fertilizzanti ed energia si scarica su imprese agricole già sotto stress, con effetti a catena su trasformazione e distribuzione alimentare.
Rischi geopolitici e inflazione in aumento
La stretta “verde” sposta l’asse della politica commerciale europea su un terreno conflittuale, con effetti immediati su prezzi e tassi. Le nuove tariffe su materiali e semilavorati accendono un’onda inflattiva stimata tra 0,6 e 0,8 punti, alimentando pressioni per una politica monetaria più restrittiva.
Le parole di Isabel Schnabel e Christine Lagarde preparano i mercati a una traiettoria dei tassi meno accomodante del previsto, mentre la crescita diverge: gli Stati Uniti corrono intorno al 3%, l’Europa resta sull’1%. In tale quadro, il sostegno tedesco alle imprese energivore – elettricità a 5 cent/kWh per un costo pubblico vicino agli 8 miliardi – amplia il divario competitivo interno all’Ue, senza incorrere in un immediato scrutinio sugli aiuti di Stato.
La dimensione geopolitica è altrettanto critica: l’inasprimento tariffario europeo su prodotti di Cina ha generato ritorsioni su latticini, suini e vino, colpendo esportazioni sensibili. L’inasprimento dei rapporti con Pechino e la precedente allineatura con la postura daziaria degli Usa accentuano il rischio di una spirale protezionista. In assenza di correttivi, i rincari energetici e dei fattori produttivi si trasmettono a filiere industriali e agroalimentari, comprimendo redditi e domanda interna.
FAQ
- Qual è l’effetto dei dazi “verdi” sull’inflazione? Un incremento stimato tra 0,6 e 0,8 punti percentuali per i maggiori costi su input e semilavorati.
- Come reagisce la politica monetaria? Le indicazioni di Isabel Schnabel e Christine Lagarde segnalano rischi di tassi più elevati più a lungo.
- Qual è la distanza di crescita tra Ue e Usa? Gli Stati Uniti viaggiano attorno al 3%, l’Europa circa all’1%.
- In cosa consiste l’intervento tedesco sui costi energetici? Tariffa elettrica massima a 5 cent/kWh per imprese energivore, con onere pubblico stimato in 8 miliardi.
- Quali ritorsioni ha attivato la Cina? Dazi su latticini, carne di maiale e vino europei dopo le misure Ue su parquet e compensato.
- Chi sopporta i maggiori oneri nel breve periodo? Imprese manifatturiere e agroalimentari, con ricadute su prezzi al consumo e margini.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Dati e valutazioni sono ricavati dall’analisi riportata nell’articolo di riferimento indicato dal lettore.




