Ermotti avverte: Non sottovalutate gli Stati Uniti, potenzialità economiche ancora sorprendenti in arrivo

Indice dei Contenuti:
Ermotti, Ceo di Ubs: “Non scommetterei contro gli Usa”
Mercati in fuga dagli Stati Uniti
La seduta di martedì ha visto gli investitori scaricare in massa asset legati agli Stati Uniti: i rendimenti dei Treasury decennali sono balzati ai massimi da agosto, il dollaro si è indebolito e oro e argento hanno toccato nuovi record come beni rifugio.
Il nervosismo nasce dall’ennesima escalation commerciale della Casa Bianca: il presidente americano Donald Trump ha minacciato dazi del 10% contro otto alleati europei, tra cui Germania, Francia e Regno Unito, collegando il diktat persino alla surreale richiesta di acquisire la Groenlandia.
Alle minacce sui dazi industriali si è aggiunto l’annuncio di possibili tariffe al 200% su vini e champagne francesi per aumentare la pressione sul presidente Emmanuel Macron, invitato a unirsi al cosiddetto “Board of Peace”. La reputazione di Trump come “Mr. Tariff” è tornata al centro della scena e il mercato obbligazionario ha reagito con forte volatilità, alimentando il timore di una nuova ondata di disimpegno dall’America.
L’avvertimento di UBS e la forza strutturale Usa
Per il numero uno di UBS Group, la più grande banca privata globale, l’attuale fuga dagli Stati Uniti è una “scommessa pericolosa”. Sergio Ermotti, intervistato da Bloomberg al World Economic Forum di Davos, ha sostenuto che allontanarsi strutturalmente dal mercato americano è quasi impossibile perché l’economia statunitense resta la più forte e innovativa al mondo.
Pur riconoscendo un contesto “accidentato”, ha richiamato una cifra simbolica: solo lo scorso anno negli Stati Uniti sono nati 25 milioni di nuovi milionari, l’equivalente di circa 1.000 al giorno, un bacino cruciale per un wealth manager come UBS.
Secondo Ermotti, rifugiarsi in metalli preziosi ignorando l’equity americana significa perdere di vista la capacità del Paese di creare ricchezza, crescita del PIL e innovazione di lungo periodo. UBS vede due leve principali: la potenza di fuoco dell’economia Usa e la possibilità per la banca di ampliare in modo significativo la propria quota di mercato sulla clientela ad alta patrimonializzazione statunitense.
Rischio dedollarizzazione europea e volatilità politica
L’incertezza politica ha acceso anche lo spettro di una nuova fase di dedollarizzazione guidata dall’Europa. In una nota, George Saravelos, responsabile ricerca FX di Deutsche Bank, ha avvertito che lo stallo tra Unione Europea e amministrazione Trump potrebbe tradursi in vendite di Treasuries da parte degli investitori europei.
Un segnale è arrivato dai fondi pensione danesi, che martedì hanno ceduto 100 milioni di dollari in titoli di Stato Usa, ufficialmente per timori sulle finanze pubbliche americane; la disputa sulla Groenlandia, ha ammesso il vertice del fondo, non ha certo facilitato la decisione.
L’Europa detiene complessivamente, tra bond e azioni Usa, una posizione doppia rispetto al resto del mondo sommato: un’uscita coordinata metterebbe a rischio un mercato da 8.000 miliardi di dollari. Intanto Nasdaq e S&P 500 sono scesi del 2%, mentre analisti come Jim Reid ricordano come in passato gli investitori si siano pentiti di aver reagito in modo eccessivo alle minacce sui dazi. La linea di Ermotti è netta: l’eccesso di attenzione ai titoli politici rischia di far dimenticare la solidità di fondo dell’economia americana.
FAQ
D: Perché molti investitori stanno vendendo asset americani?
R: Le nuove minacce di dazi di Donald Trump verso alleati europei hanno innescato timori su crescita globale e stabilità politica Usa, spingendo verso oro e altri beni rifugio.
D: Cosa sostiene Sergio Ermotti sul mercato Usa?
R: Il CEO di UBS Group ritiene che puntare contro gli Stati Uniti sia rischioso, perché restano l’economia più forte e innovativa e un centro di creazione di ricchezza senza paragoni.
D: Perché gli Usa sono considerati ancora strategici per UBS?
R: Gli Stati Uniti generano un numero elevatissimo di nuovi milionari e offrono a UBS un grande potenziale di crescita nella gestione patrimoniale di clientela ad alto reddito.
D: Che ruolo hanno avuto i fondi pensione danesi nella vendita di Treasuries?
R: Alcuni fondi danesi hanno venduto circa 100 milioni di dollari in titoli di Stato Usa, citando preoccupazioni fiscali e un clima politico deteriorato.
D: Qual è il rischio di dedollarizzazione dall’Europa?
R: Secondo George Saravelos di Deutsche Bank, se l’Europa riducesse in massa l’esposizione a bond e azioni Usa, potrebbe essere colpito un mercato da circa 8.000 miliardi di dollari.
D: Come hanno reagito Nasdaq e S&P 500 alle tensioni sui dazi?
R: Entrambi gli indici hanno perso circa il 2% in una singola seduta, riflettendo l’aumento di avversione al rischio e l’incertezza sulle mosse della Casa Bianca.
D: Cosa significa l’effetto “TACO” legato a Trump?
R: È un acronimo ironico (“Trump Always Chickens Out”) usato da alcuni analisti per descrivere la tendenza del presidente ad annunciare dazi duri e poi fare marcia indietro in fase negoziale.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste analisi?
R: Il contenuto e le citazioni provengono da un articolo pubblicato originariamente sul sito economico-finanziario Fortune.com.




