Elena Santarelli spezza il silenzio sulla stalker condannata, racconta il terrore vissuto e la paura per suo figlio

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Elena Santarelli, condannata la sua stalker: «Fine di un incubo. Mi ha molestata per anni, mi scriveva cose orribili, anche su mio figlio»
La condanna che spezza l’incubo
Per Elena Santarelli il 16 gennaio segna la fine di una persecuzione durata oltre cinque anni, iniziata sui social tra il 2019 e il 2020 e degenerata in un caso giudiziario di stalking. La donna che la tormentava con messaggi ossessivi, minacce velate e insulti gravissimi rivolti anche al figlio è stata condannata a nove mesi di reclusione, pena sospesa. La showgirl parla di «fine di un incubo» e ricorda come, all’inizio, tutto fosse partito da una frase inquietante ricevuta su Instagram: un invito a “stare attenta a come ti muovi” che l’ha gettata in uno stato di costante allerta.
La pressione psicologica è cresciuta nel tempo: la stalker, nascosta dietro nickname e profili falsi, moltiplicava i messaggi di odio, arrivando ad augurare sventure terribili al figlio della conduttrice. La persecuzione online si è trasformata in paura concreta, con ripercussioni sulla vita privata, sulla serenità familiare e sulla percezione di sicurezza quotidiana.
La sentenza prevede un percorso di recupero per l’imputata come condizione per la sospensione della pena. La vittima non ha chiesto risarcimenti economici, spiegando che un eventuale indennizzo sarebbe stato devoluto a un ospedale che in passato ha curato il figlio da un tumore al cervello.
Dalla denuncia al processo
Preoccupata per l’incolumità dei suoi due figli e per l’escalation del linguaggio d’odio, Elena Santarelli ha deciso di rivolgersi alla polizia postale, trasformando un tormento virtuale in un fascicolo d’indagine. La denuncia ha attivato gli investigatori informatici, che hanno lavorato per mesi a identificare l’autrice dei messaggi, nonostante l’uso di account fittizi e identità mascherate. «Questa persona pensava di scamparla», ha raccontato, sottolineando il ruolo decisivo degli accertamenti tecnici.
Nel maggio 2025 è arrivata la svolta: gli inquirenti comunicano di aver individuato una donna poco più grande di lei, poi rinviata a giudizio per stalking. Fondamentale, secondo la showgirl, anche la collaborazione di Meta, che ha fornito i dati necessari a risalire alla responsabile degli account da cui partivano gli attacchi.
Il procedimento si è chiuso con un patteggiamento: nove mesi di reclusione, sospesi con l’obbligo di intraprendere un percorso di cura e rieducazione. Per la vittima si tratta di una «vittoria della giustizia», resa possibile anche dal lavoro dell’avvocata Scilla Malagoli, che l’ha assistita in tutte le fasi del processo.
Il messaggio alle vittime di odio online
Ospite del programma radiofonico I Lunatici su Rai Radio2, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, Elena Santarelli ha trasformato la sua storia personale in un appello pubblico. L’invito è chiaro: non minimizzare, non normalizzare l’odio digitale, non lasciarsi intimidire da chi crede di essere impunito dietro uno schermo. «Non perdete le speranze e denunciate», ha ribadito, ricordando che la polizia postale è in grado di rintracciare gli autori anche se nascosti da nickname.
La showgirl sottolinea come i social non possano diventare un’arena in cui “ci si diverte” a scrivere cattiverie, specialmente quando coinvolgono minori e malattie. La sua vicenda, intrecciata al dolore per la malattia del figlio e alla lunga battaglia contro il tumore al cervello, amplifica il peso delle parole ricevute.
Il messaggio finale è rivolto a chiunque subisca persecuzioni, famosi o sconosciuti: rivolgersi alle autorità, documentare tutto, non sentirsi soli. La condanna ottenuta dimostra, secondo lei, che la giustizia può intervenire anche quando la violenza si consuma in rete.
FAQ
D: Chi è la vittima di stalking al centro del caso?
R: Si tratta della showgirl e conduttrice italiana Elena Santarelli.
D: Da quanto tempo durava la persecuzione?
R: La persecuzione è iniziata tra il 2019 e il 2020 ed è durata oltre cinque anni.
D: Qual è stata la condanna per la stalker?
R: L’imputata ha patteggiato nove mesi di reclusione con pena sospesa, condizionata a un percorso di recupero.
D: Che tipo di messaggi riceveva la vittima?
R: Riceveva insulti, minacce e auguri di gravi sventure rivolti anche a suo figlio minorenne.
D: Quale ruolo ha avuto la polizia postale?
R: Ha raccolto la denuncia, svolto le indagini informatiche e identificato la responsabile nonostante l’uso di nickname.
D: Le piattaforme social hanno collaborato?
R: Sì, Meta ha fornito supporto tecnico che ha contribuito a risalire all’identità della stalker.
D: Cosa ha detto Santarelli alle altre vittime di stalker?
R: Ha invitato tutte le persone perseguitate, note e non, a non avere paura e a denunciare alle autorità competenti.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della vicenda?
R: La ricostruzione del caso e delle dichiarazioni di Elena Santarelli proviene da articoli di cronaca pubblicati da testate italiane come Corriere della Sera e altri quotidiani nazionali.




