Edilizia sotto esame: la verità sui materiali sicuri dopo Crans-Montana, cosa non ti dicono
Indice dei Contenuti:
Materiali e resistenza al fuoco
Crans-Montana ha riaperto il dossier sulla sicurezza dei materiali: la differenza tra plastiche apparentemente simili può determinare la propagazione di un incendio o il suo arresto immediato. Nei laboratori SUPSI, un campione di polietilene prende fuoco con facilità e continua a bruciare anche dopo la rimozione della fiamma, accelerando la combustione per gocciolamento e alimentazione del fronte caldo.
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Un secondo campione, sempre plastico ma con diversa composizione, mostra un comportamento opposto: l’innesco avviene, ma si estingue subito quando la fonte viene allontanata. La distinzione non è semantica: entrambe le plastiche sono impiegate in componenti elettrici, dove un corto circuito può trasformare un guasto in un rogo domestico. La reazione al fuoco dipende da additivi, densità, struttura e spessore, oltre che dal contesto d’uso.
Come ricordano i ricercatori SUPSI, le prestazioni variano in funzione dell’esposizione: piccole fiamme, calore radiante, gocce incandescenti e sviluppo di fumi tossici. Anche materiali ad alta performance, come le fibre aramidiche utilizzate nei DPI, mostrano limiti in condizioni estreme. Gli incendi di Grenfell Tower, Torre dei Moro e la schiuma fonoassorbente del Constellation confermano che prodotti altamente infiammabili accelerano l’estensione del fuoco, soprattutto in facciate, rivestimenti e locali tecnici dove la continuità dei materiali crea un “autostrada” alla fiamma.
Norme, test e limiti dell’ignifugo
Il termine ignifugo induce a equivoci: indica resistenza a specifici inneschi, non l’impossibilità di bruciare. Le scale di classificazione (es. reazione al fuoco per rivestimenti, prove su componenti elettrici) misurano tempi di autoestinzione, gocciolamento, fumo e tossicità secondo protocolli standardizzati. Un materiale può superare un test di piccola fiamma e fallire sotto calore radiante prolungato o in presenza di correnti d’aria che alimentano la combustione.
Nei laboratori SUPSI, prove comparate mostrano comportamenti divergenti tra plastiche: con la stessa sollecitazione, il polietilene continua a bruciare dopo la rimozione della fiamma, mentre una formulazione diversa si autoestingue. Le norme registrano questa differenza con classi e sigle in scheda tecnica, ma non sostituiscono la valutazione del contesto: spessore, additivi, orientamento del pezzo e ventilazione modificano radicalmente l’esito reale.
La resistenza ha sempre una soglia. Anche le fibre aramidiche, impiegate per indumenti dei soccorritori, possono cedere in condizioni estreme. Casi come Grenfell Tower, Torre dei Moro e il Constellation evidenziano che materiali conformi su carta possono diventare pericolosi in sistemi di facciata continui o locali con carico d’incendio elevato. La lettura delle norme richiede specialisti: limiti e campi di validità vanno interpretati prima della posa e non dopo un sinistro.
FAQ
- Che cosa significa realmente “ignifugo”? Resistenza a specifici inneschi testati, non incombustibilità assoluta.
- Quali parametri valutano i test di reazione al fuoco? Autoestinzione, gocciolamento, sviluppo fumi, tossicità e propagazione di fiamma.
- Perché la stessa plastica può dare esiti diversi? Additivi, spessore, densità e ventilazione influenzano la risposta al fuoco.
- Le certificazioni garantiscono sicurezza in ogni situazione? No, valgono entro i limiti del metodo di prova e del contesto applicativo.
- I materiali ad alte prestazioni possono comunque bruciare? Sì, anche fibre aramidiche cedono in condizioni termiche estreme.
- Qual è la lezione dei casi Grenfell, Torre dei Moro e Constellation? Sistemi continui e materiali altamente infiammabili amplificano la propagazione.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Servizio de Il Quotidiano della RSI con interventi di ricercatori SUPSI.
Scelte progettuali e consigli per i lavori in casa
Prima di acquistare, leggere la scheda tecnica e cercare la classe di reazione al fuoco e i riferimenti normativi: indicano come il materiale reagisce a piccole fiamme, gocciolamento e fumi. Meglio privilegiare prodotti che si autoestingono e con bassa emissione di fumo, soprattutto in ambienti chiusi e per componenti elettrici.
Per prese, quadri e canaline, evitare plastiche suscettibili di combustione prolungata come il polietilene non additivato; scegliere formulazioni con ritardanti di fiamma dichiarati e comprovati da prove di laboratorio. Nei rivestimenti e nelle facciate, limitare la continuità dei materiali combustibili e prevedere barriere tagliafiamma e discontinuità che interrompano l’“autostrada” della fiamma.
In cucine, vani tecnici e corridoi, ridurre il carico d’incendio: isolanti e schiume fonoassorbenti vanno selezionati con classi adeguate e posati da installatori qualificati. Diffidare del termine “ignifugo” usato in modo generico: ogni prestazione ha un campo di validità e può decadere con spessore, orientamento, ventilazione o invecchiamento.
Per lavori significativi, coinvolgere un tecnico specialista: interpreta le norme, verifica compatibilità tra prodotti e contesto e definisce giunti, sigillature e compartimentazioni. Spendere qualcosa in più in fase di progetto riduce il rischio di propagazione rapida, come mostrano i casi di Grenfell Tower, Torre dei Moro e del Constellation, e migliora assicurabilità e conformità.
FAQ
- Quali schede consultare prima di acquistare? Scheda tecnica con classe di reazione al fuoco, test su fumo/gocciolamento e riferimenti di norma.
- Quali plastiche evitare per componenti elettrici? Materiali che mantengono la combustione dopo la rimozione della fiamma, come polietilene non additivato.
- Come limitare la propagazione sulle facciate? Interrompere la continuità con barriere tagliafiamma e scegliere rivestimenti a bassa combustibilità.
- Il termine “ignifugo” è garanzia assoluta? No, indica resistenza entro specifiche prove e condizioni d’uso.
- Chi deve valutare le norme in cantiere? Un tecnico specialista in materiali e prevenzione incendi.
- Quali ambienti richiedono maggiore attenzione? Cucine, vani tecnici, corridoi e locali con alto carico d’incendio.
- Fonte giornalistica citata? Servizio de Il Quotidiano della RSI con prove e commenti di ricercatori SUPSI.




