Donald Trump scuote l’Europa alla vigilia di Davos con una mossa che ribalta il tavolo globale

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Escalatione diplomatica prima di Davos
Alla vigilia di Davos, una comunicazione privata inviata da Donald Trump al premier norvegese Jonas Gahr Støre ha inasprito il confronto tra Stati Uniti ed Europa. Nel messaggio, reso noto da PBS, l’ex presidente respinge un tentativo di “de-escalation” legato alle sue pretese su Groenlandia, evocando persino l’uso della forza e collegando il proprio risentimento al mancato Nobel per la Pace. “Non mi sento più obbligato a pensare solo alla pace”, avrebbe scritto, rimarcando la priorità dell’interesse nazionale americano.
L’uscita ha suscitato scetticismo sulla sua autenticità, poi smentito: un funzionario europeo, sotto anonimato, conferma che il testo è stato inoltrato all’ambasciata a Washington. La durezza del tono ha colto di sorpresa anche figure istituzionali: l’ambasciatore Mike Carpenter parla di retorica “inedita” per un presidente USA, leggendo tra le righe una minaccia coercitiva verso un vicino europeo.
Reazioni indignate sono arrivate da ex vertici della sicurezza nazionale, che bollano il messaggio come prova di una leadership “fuori controllo”. Sui media conservatori non mancano critiche: il Wall Street Journal definisce la campagna sulla Groenlandia “spericolata” e “priva di senso”. In parallelo, titoli d’apertura di quotidiani svizzeri e francesi avvertono i leader diretti a Davos di un clima di tensione crescente, con l’immagine di Trump al centro di una pericolosa escalation politico-diplomatica.
La disputa su Groenlandia e le sue motivazioni
Groenlandia diventa il fulcro di una campagna che l’ex presidente presenta come cruciale per la sicurezza nazionale, nonostante nel documento strategico pubblicato a novembre dalla sua stessa amministrazione il territorio non compaia. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton definisce le minacce “fuori controllo”, sottolineando l’assurdità di legare l’assenza del Nobel per la Pace a ipotesi di azione coercitiva contro un alleato.
In un’intervista al New York Times, Trump ha affermato che gli Stati Uniti devono “possedere” la Groenlandia “psicologicamente”: per Bolton, è la prova che la spinta non risponde a logiche di difesa, ma all’ego personale del leader. Intanto il Tesoro USA, con Scott Bessent, ribadisce l’importanza strategica del dossier, mentre il fronte conservatore del Wall Street Journal lo bolla come “nonsensico”.
La pressione aumenta con l’annuncio di un dazio del 10% su Danimarca e altri Paesi europei, ritorsione per il rifiuto di cedere l’isola artica. Sullo sfondo, il progetto del “Board of Peace” da presentare a Davos — adesione da 1 miliardo a Paese e poteri esecutivi concentrati nelle mani di Trump — appare come un tentativo parallelo di ridefinire l’ordine post-bellico, con Francia contraria e Israele critica sulla composizione.
Impatto su NATO e reazioni europee
Le minacce su Groenlandia e i dazi verso l’Europa minano la coesione della NATO, definita da molti la più efficace alleanza del dopoguerra. Per John Bolton, i colpi inferti da Donald Trump stanno erodendo decenni di fiducia costruita da repubblicani e democratici, diplomatici e militari. Il danno, avverte, è strutturale: incrina affidabilità e deterrenza, aprendo varchi a rivali strategici.
Sui media europei emergono titoli allarmati: la Neue Zürcher Zeitung parla di sforzi per la de-escalation nel contenzioso artico, mentre la Tribune de Genève descrive un leader “minaccioso” in arrivo a Davos. Il giornalista Andrew Neil avverte che, sotto questa traiettoria, l’America rischia di trasformarsi da pilastro a antagonista per gli alleati.
Secondo l’ambasciatore Mike Carpenter, l’escalation riduce lo standing dell’alleanza e crea uno spiraglio inedito per Russia e Cina nell’Artico. Editoriali russi celebrano la confusione europea e spingono Trump a “prendere” la Groenlandia, legando l’azione a simboli identitari statunitensi. Nella visione dei critici, è la frammentazione della NATO ciò che i rivali cercavano dalla Guerra fredda e che ora avanza per dinamica interna all’Occidente.
FAQ
- Qual è il rischio principale per la NATO? Un indebolimento della fiducia tra alleati che compromette deterrenza e capacità di risposta.
- Come reagiscono i media europei? Con titoli di allerta sulla crisi artica e sul clima di tensione alla vigilia di Davos.
- Qual è la posizione di John Bolton? Denuncia danni profondi e duraturi alle alleanze costruite dagli USA nel dopoguerra.
- Che ruolo hanno Russia e Cina? Approfittano delle fratture occidentali per ampliare margini di azione nell’Artico.
- Quali misure hanno acuito la crisi? Minacce sulla Groenlandia e annuncio di dazi del 10% verso Paesi europei.
- Che impatto ha il dibattito pubblico? Accresce l’incertezza e spinge i governi UE a strategie di de-escalation.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Riferimenti e analisi riportati da Vanity Fair e da testate europee come Neue Zürcher Zeitung e Tribune de Genève.




