Dollaro in caduta libera: crollo senza precedenti scuote i mercati e allarma gli investitori globali
Prospettive della fed e impatto sui tassi
Federal Reserve al centro del quadro macro: il 2025 si è chiuso con un indebolimento marcato del dollaro e le attese dei mercati indicano che la traiettoria della banca centrale sarà il driver determinante nel primo trimestre. Gli operatori prezzano almeno due riduzioni dei tassi nel prossimo anno e valutano l’ipotesi di tagli più profondi qualora il prossimo presidente della Fed adottasse un’impostazione più accomodante. L’aspettativa su un cambio alla guida, con la scadenza del mandato di Jerome Powell nel 2026, sta alimentando scenari di policy più espansivi e una minore remunerazione degli asset in dollari.
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La dinamica attesa sui tassi statunitensi, divergente rispetto a quella di altre principali economie, erode il differenziale di rendimento che ha sostenuto il biglietto verde negli ultimi anni. I commenti di strategist come Yusuke Miyairi di Nomura convergono sul fatto che non contano solo le decisioni di gennaio e marzo, ma anche il profilo del prossimo vertice della Fed: un nominativo percepito come incline a tagli rapidi consoliderebbe pressioni ribassiste sul cambio. Al contrario, una leadership orientata alla prudenza potrebbe rallentare l’allentamento e attenuare la debolezza del dollaro.
In questo contesto, le sorprese macro—come i dati sul lavoro che hanno mostrato richieste di sussidi ai minimi dell’anno—non hanno mutato la narrativa prevalente: l’inflazione in rientro consente margini di manovra e lascia aperta la porta a un ciclo di tagli graduale, con il timing e la profondità determinati dall’equilibrio tra crescita e prezzi. Le aspettative implicite sui futures dei Fed funds e i segnali dal mercato delle opzioni confermano una probabilità maggiore di debolezza del dollaro a inizio anno, con una possibile stabilizzazione solo in una fase successiva, qualora la Fed modulasse la comunicazione per evitare un allentamento delle condizioni finanziarie troppo rapido.
La selezione del successore di Powell resta un fattore di rischio politico di primo piano. Nomi circolati come Kevin Hassett, Kevin Warsh, Christopher Waller, Michelle Bowman e Rick Rieder implicano traiettorie diverse per il percorso dei tassi: profili percepiti come meno inclini a tagli aggressivi sarebbero, a parità di condizioni, più favorevoli a una tenuta del dollaro. Fino a quando l’incertezza istituzionale non verrà chiarita, i mercati continueranno a scontare un premio di rischio sulla valuta statunitense legato alla governance della politica monetaria.
Andamento dell’indice del dollaro e posizionamento dei trader
Il Bloomberg Dollar Spot Index ha archiviato il 2025 con una flessione di circa l’8%, il calo annuo più ampio dal 2017, segnalando un indebolimento strutturale del biglietto verde lungo l’arco dell’anno. La dinamica è stata alimentata dal repricing delle aspettative sui tassi, dall’incertezza sulla futura guida della Federal Reserve e dal venir meno del premio di rendimento che aveva sostenuto il dollaro nelle fasi precedenti. Anche a dicembre, pur in presenza di dati solidi sul lavoro, l’indice ha ceduto circa l’1,2%, evidenziando come i flussi macro non siano stati sufficienti a invertire il trend.
Il posizionamento speculativo si è allineato alla narrativa ribassista: secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission, nella settimana fino al 23 dicembre gli operatori hanno incrementato le esposizioni nette short sulla valuta statunitense. La struttura del mercato delle opzioni indica ulteriori pressioni al ribasso a inizio gennaio, con una probabile attenuazione dell’asimmetria nei mesi successivi, coerente con uno scenario di volatilità in normalizzazione. Questo set-up riflette l’aspettativa di un percorso di easing della Fed già parzialmente scontato nei prezzi, ma non completamente esaurito.
Il profilo intraday e settimanale dell’indice del dollaro ha mostrato reazioni tattiche a dati congiunturali—come il calo delle richieste di sussidi di disoccupazione su livelli minimi dell’anno—senza però generare un cambio di regime. I brevi rimbalzi tecnici, innescati da sorprese positive sui dati USA o da fasi di riduzione del rischio, si sono rivelati temporanei, contenuti da un contesto in cui il differenziale atteso di rendimento si restringe e l’incertezza sulla governance monetaria permane elevata.
Dal punto di vista tecnico, le aree di supporto testate nel quarto trimestre sono state più volte violate e poi recuperate con rimbalzi modesti, un pattern coerente con mercati dominati da flussi di copertura e da strategie momentum. I desk riportano un interesse crescente per strategie opzionali ribassiste a breve scadenza, affiancate da coperture più bilanciate su orizzonti trimestrali, a segnalare la ricerca di protezione contro sorprese di policy e comunicazione.
Il quadro complessivo suggerisce che, in assenza di un cambiamento materiale nelle aspettative su tassi e leadership della Fed, il dollaro resta esposto a ulteriori fasi di debolezza tattica. Una revisione della funzione di reazione della banca centrale o segnali di inflazione più persistente potrebbero ridurre la pendenza del trend, ma al momento il mercato continua a privilegiare strategie di vendita sui rialzi e un carry meno favorevole rispetto ai massimi del ciclo precedente.
Confronto valutario globale ed effetti su euro e altre economie
L’attenuazione del differenziale di rendimento a favore degli Stati Uniti ha innescato una rotazione verso valute con traiettorie di politica monetaria meno espansive. L’euro ha guadagnato terreno sul dollaro, sostenuto da un’inflazione più gestibile nell’area e dalla prospettiva di una spesa per la difesa che può irrobustire la domanda interna, mantenendo limitate le aspettative di tagli rapidi da parte della Banca Centrale Europea. Questo impianto ha ridotto la pressione sui rendimenti europei di scendere sotto i livelli statunitensi, alimentando un repricing del cambio in favore della moneta unica.
Il rafforzamento dell’euro si inserisce in un contesto più ampio dove la sensibilità dei cambi ai percorsi dei tassi resta elevata. In Canada, Svezia e Australia, la lettura dei dati domestici e le guidance delle rispettive banche centrali hanno incoraggiato i trader a posizionarsi su scenari di strette o di ritardi nell’allentamento, fornendo supporto alle valute locali rispetto al biglietto verde. La compressione del premio di rendimento USA ha dunque rimosso un pilastro che aveva sostenuto il dollaro nelle fasi di risk-off, riequilibrando la mappa dei flussi verso mercati con fondamentali più resilienti o con carry relativamente più attraente.
La dinamica incrociata dei principali cambi evidenzia una correlazione tra l’evoluzione attesa della Fed e la dispersione delle performance valutarie. La maggiore visibilità su un ciclo di tagli negli Stati Uniti ha favorito coppie come EUR/USD, mentre l’asimmetria si è riflessa anche su valute legate alle materie prime, dove l’orientamento meno accomodante di Ottawa e Canberra ha temperato la debolezza legata alla volatilità delle commodity. In parallelo, l’ancoraggio delle aspettative di inflazione in Eurozona ha contenuto la necessità di interventi espansivi aggressivi, consolidando un sentiero di sostegno alla moneta unica.
L’effetto combinato di fondamentali e posizionamento ha quindi ridistribuito il rischio valutario: l’euro beneficia di una narrativa più bilanciata tra crescita e prezzi, mentre le valute con probabilità più alta di rialzi o di pause prolungate nei tagli—come dollaro canadese, corona svedese e dollaro australiano—assorbono parte dei flussi in uscita dal dollaro USA. Resta tuttavia un fattore comune: il pricing delle curve globali rimane sensibile a segnali inattesi su inflazione e occupazione; eventuali scostamenti potrebbero riequilibrare velocemente i differenziali e rimettere in discussione la supremazia tattica dell’euro e delle commodity currencies.
FAQ
- Perché il dollaro ha chiuso il 2025 in forte calo?
Il ribasso riflette il repricing delle attese sui tassi della Federal Reserve, l’incertezza sulla futura leadership e la riduzione del differenziale di rendimento rispetto ad altre economie avanzate. - Qual è il ruolo delle aspettative sui tagli dei tassi della Fed?
Tagli già scontati e il rischio di un allentamento più profondo riducono l’appeal del dollaro, spingendo i flussi verso valute con politiche meno accomodanti. - Cosa indica il posizionamento dei trader sul dollaro?
I dati CFTC mostrano un aumento delle posizioni nette short e il mercato delle opzioni prezza ulteriore debolezza a inizio anno, con rischio di volatilità in normalizzazione più avanti. - Come si è mosso l’euro rispetto al dollaro?
L’euro si è rafforzato grazie a un’inflazione più contenuta nell’area, a prospettive di spesa per la difesa e a minori aspettative di tagli rapidi da parte della BCE. - Quali altre valute hanno beneficiato della debolezza del dollaro?
Dollaro canadese, corona svedese e dollaro australiano hanno ricevuto supporto da percorsi di politica monetaria percepiti come più restrittivi o meno inclini a tagli imminenti. - Quali rischi possono cambiare il quadro valutario nei prossimi mesi?
Sorprese su inflazione e mercato del lavoro o un cambio di traiettoria della Fed potrebbero ampliare o ridurre i differenziali di rendimento, alterando i trend su EUR/USD e sulle commodity currencies.




