DNA di Ignoto 2 nel caso Garlasco riapre scenari inattesi, l’esperto Baldi spiazza sulle ipotesi contaminazione

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Nuove letture sul profilo genetico
Nel dibattito sul delitto di Garlasco, il profilo genetico noto come “Ignoto 2” torna al centro dell’attenzione dopo le valutazioni della genetista Marina Baldi. Durante una puntata di “Ignoto X”, condotta da Pino Inaldi, la specialista ha chiarito che la traccia individuata nella miscela biologica sulla scena non corrisponde alla vittima né ai soggetti già noti. Il profilo indica la presenza di un’altra persona, ma la sola individuazione di marcatori comuni non basta a stabilire chi abbia effettivamente interagito con il corpo.
Il dato genetico evidenzia 11-12 marcatori sovrapponibili ad altri campioni, un elemento che amplia lo spettro delle ipotesi investigative. Gli inquirenti devono quindi valutare quanto questa compatibilità sia davvero dirimente oppure riconducibile a fenomeni tecnici noti in laboratorio. In questo quadro, la prudenza nell’interpretazione delle tracce diventa cruciale per non trasformare un indizio fragile in una falsa certezza probatoria.
La discussione sul ruolo di Ignoto 2 si inserisce in una vicenda giudiziaria già segnata da anni di controversie e perizie contrastanti, dove ogni nuovo elemento di genetica forense rischia di essere sovraccaricato di significati processuali.
Contaminazione o contatto diretto
La posizione di Marina Baldi introduce una distinzione fondamentale tra presenza biologica e responsabilità penale. Secondo la genetista, il profilo estratto potrebbe non essere necessariamente collegato a chi ha materialmente agito sulla scena del delitto di Chiara, ma derivare da contaminazioni antecedenti, contestuali o successive ai fatti. La commistione di DNA, specie in reperti manipolati nel tempo, aumenta il rischio di “rumore di fondo” nelle analisi.
In scenari complessi come quello di Garlasco, basta un passaggio indiretto – ad esempio tramite superfici, strumenti o abiti – per trasferire tracce biologiche di terzi sul corpo o sugli oggetti chiave. Questo rende delicata l’attribuzione cronologica delle tracce e la ricostruzione del contatto fisico reale. Gli 11-12 marcatori compatibili, sottolinea l’esperta, non garantiscono un legame causale con l’azione omicidiaria.
La prospettiva della contaminazione obbliga gli inquirenti a raffrontare protocolli di repertazione, catena di custodia dei campioni e metodologie di laboratorio, prima di trarre conclusioni investigative su Ignoto 2.
Scelte investigative e scenari futuri
Le autorità stanno valutando se ampliare la mappatura genetica relativa a Ignoto 2 con nuovi accertamenti comparativi. Un’eventuale estensione delle analisi potrebbe includere banche dati, controlli incrociati su familiari, ambienti frequentati dalla vittima e possibili contatti indiretti. L’obiettivo è definire se il profilo abbia un ruolo narrativo nella dinamica del delitto o vada ricondotto a una presenza marginale.
Per la procura, il nodo è stabilire il peso probatorio di una traccia che, secondo le cautele espresse da Baldi, potrebbe essere stata introdotta anche in fasi successive alla morte di Chiara. Ogni nuovo accertamento dovrà confrontarsi con precedenti perizie e sentenze, senza riaprire falsi scenari. La genetica forense resta centrale, ma non autosufficiente: solo l’incrocio tra DNA, dati temporali, testimonianze e analisi dei movimenti potrà chiarire se Ignoto 2 sia un elemento decisivo o un artefatto da gestione tecnica del reperto.
In questo contesto, la comunicazione pubblica sul caso di Garlasco assume un ruolo delicato, tra esigenza di trasparenza e rischio di alimentare interpretazioni distorte del dato scientifico.
FAQ
D: Chi è Ignoto 2 nel caso di Garlasco?
R: È un profilo genetico isolato in una miscela di DNA sulla scena del delitto, distinto da vittima e soggetti già noti.
D: Cosa sostiene la genetista Marina Baldi su questo profilo?
R: Afferma che appartiene a un’altra persona, ma non prova che quella persona abbia toccato direttamente il corpo di Chiara.
D: Cosa indicano gli 11-12 marcatori genetici rilevati?
R: Mostrano compatibilità con altri campioni, ma non sono sufficienti da soli a stabilire un legame certo con l’omicidio.
D: Perché si parla di possibile contaminazione?
R: Perché le tracce potrebbero essere state trasferite indirettamente o introdotte in fasi successive, anche attraverso procedure di repertazione.
D: Qual è il ruolo degli inquirenti in questa fase?
R: Devono decidere se approfondire gli esami su Ignoto 2 e valutarne la reale rilevanza nella ricostruzione dei fatti.
D: La presenza di Ignoto 2 implica una nuova pista certa?
R: No, al momento rappresenta solo un elemento tecnico da interpretare con cautela, non una prova definitiva.
D: Che importanza ha la catena di custodia dei reperti?
R: È essenziale per escludere errori, manipolazioni e contaminazioni che possano alterare il significato delle tracce di DNA.
D: Qual è la fonte giornalistica citata per le dichiarazioni su Ignoto 2?
R: Le considerazioni riportate provengono dall’intervento di Marina Baldi nella trasmissione “Ignoto X”, come ripreso dalla stampa, tra cui Corriere della Sera.




