Debito globale ai massimi, corsa a Intelligenza artificiale e Difesa

Debito globale in forte crescita nel 2025: chi paga davvero il conto
Il debito mondiale è destinato ad aumentare di quasi 29mila miliardi di dollari nel 2025, secondo il nuovo rapporto dell’Institute of International Finance (IIF). L’analisi, diffusa a fine febbraio 2026, indica che la crescita sarà la più rapida dal post-pandemia e che il baricentro del rischio si sta spostando dal settore privato agli Stati. In Europa, le maggiori pressioni arrivano dalle spese per la difesa e dalla necessità di sostenere la transizione energetica, mentre l’Italia resta fra i Paesi più osservati con un debito pubblico al 141,3% del Pil. Le conclusioni dell’IIF pongono interrogativi cruciali su sostenibilità fiscale, stabilità finanziaria e margini di manovra delle politiche economiche nei prossimi anni.
In sintesi:
- Nel 2025 il debito globale crescerà di quasi 29mila miliardi di dollari, ritmo record dal post-pandemia.
- Il rischio sistemico si sposta dal settore privato agli Stati, sempre più indebitati.
- In Europa pesano soprattutto difesa, welfare e transizione energetica sugli equilibri fiscali.
- L’Italia rimane sorvegliata speciale con debito al 141,3% del Pil e spazi limitati.
Perché il debito globale corre e lo Stato torna al centro del rischio
Il rapporto dell’IIF evidenzia che il debito aggregato – pubblico e privato – tornerà a crescere nel 2025 a un ritmo paragonabile a quello immediatamente successivo alla crisi da Covid-19. A trainare non sono più famiglie e imprese, bensì i governi, chiamati a finanziare spesa militare, sostegni sociali e investimenti per clima e digitale.
Secondo l’analisi, la combinazione tra tassi d’interesse ancora relativamente elevati e deficit persistenti spinge il costo del servizio del debito su livelli storicamente impegnativi. Questo riduce i margini per politiche espansive future e aumenta la vulnerabilità a shock sui mercati obbligazionari.
In Europa, il nuovo quadro di regole fiscali e l’aumento delle spese per la difesa rendono più complesso il consolidamento dei conti pubblici. Paesi con alto debito, come l’Italia, rischiano di trovarsi stretti tra l’esigenza di sostenere la crescita e la pressione a ridurre deficit e stock di debito, con particolare attenzione da parte di investitori internazionali e agenzie di rating.
Italia osservata speciale e le possibili conseguenze future sui mercati
Il debito pubblico italiano al 141,3% del Pil conferma l’Italia tra i principali sorvegliati speciali nel contesto internazionale. La traiettoria futura dipenderà da crescita reale, politiche di bilancio e capacità di utilizzare in modo efficace le risorse europee.
Un eventuale peggioramento del quadro macro o un rialzo inatteso dei rendimenti potrebbe riaccendere tensioni sullo spread e costringere il governo a manovre correttive più incisive. Allo stesso tempo, l’aumento strutturale della spesa per difesa e transizione climatica potrebbe imporre scelte selettive su bonus, incentivi e welfare.
Per i mercati, il 2025-2026 si profila come un banco di prova cruciale: la credibilità delle strategie fiscali nazionali e il ruolo delle banche centrali nel gestire la normalizzazione monetaria saranno determinanti per evitare nuove fasi di instabilità.
FAQ
Cosa indica il rapporto IIF sull’aumento del debito globale nel 2025
Il rapporto IIF segnala un incremento del debito mondiale di quasi 29mila miliardi di dollari nel 2025, il maggiore dalla fase immediatamente successiva alla pandemia da Covid-19, con forte protagonismo dei bilanci pubblici.
Perché il rischio si sta spostando dal privato agli Stati
Il rischio si sposta perché governi finanziano massicci deficit per difesa, welfare e transizione energetica, mentre famiglie e imprese hanno rallentato la corsa all’indebitamento dopo gli shock pandemici e inflazionistici degli ultimi anni.
Quali fattori pesano di più sui conti pubblici europei
Pesano soprattutto le maggiori spese per la difesa, gli impegni per la transizione climatica ed energetica e il progressivo invecchiamento della popolazione, che aumenta i costi di pensioni e sanità nei bilanci nazionali.
Perché il debito italiano al 141,3 per cento del Pil è critico
È critico perché riduce i margini di manovra fiscale, espone a possibili rialzi dello spread e rende l’Italia più vulnerabile a eventuali shock di mercato e revisioni di rating sovrano.
Da quali fonti sono state elaborate le informazioni di questo articolo
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione secondo criteri giornalistici.
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