Crans Montana trasforma il dolore in rinascita per i giovani ustionati
Capodanno in fiamme a Crans-Montana: cosa è successo davvero al locale svizzero
Nel rogo di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, una notte di festa si è trasformata in emergenza internazionale, con giovani ustionati gravi trasferiti in Italia. In prima linea l’ospedale Niguarda di Milano, riferimento nazionale per grandi ustioni, e il Policlinico di Milano con il trattamento Ecmo. In poche ore è stato attivato un sistema coordinato di soccorso, trasporto e chirurgia ad alta complessità, decisivo per la sopravvivenza dei ragazzi.
Le immagini delle fiamme e dei soccorsi hanno acceso l’attenzione sulla gestione clinica delle maxi-ustioni e sul ruolo delle banche di tessuti, spesso sconosciute al grande pubblico ma fondamentali quando la pelle diventa letteralmente un “salvavita”.
Come sono stati salvati i ragazzi: la corsa contro il tempo
Nelle prime 24-72 ore i team di rianimazione e chirurgia plastica del Niguarda hanno lavorato su turni serrati per stabilizzare fino a 12 pazienti contemporaneamente. Ventilazione avanzata, gestione dei liquidi, prevenzione delle infezioni e interventi in sala operatoria anche di molte ore hanno mirato a garantire sopravvivenza e trasporto sicuro. Un paziente è stato collegato all’Ecmo al Policlinico di Milano, macchina che sostituisce temporaneamente la funzione respiratoria, cruciale in caso di danni polmonari da fumo caldo e inalazione di sostanze tossiche.
La giovane età e l’assenza di patologie pregresse hanno favorito la risposta clinica, ma hanno reso ancora più urgente il supporto psicologico per trauma e prospettive di lungo termine.
L’importanza di tenere i pazienti insieme e il ruolo delle famiglie
L’ospedale Niguarda ha scelto di mantenere i ragazzi nello stesso reparto e, quando possibile, nello stesso percorso di ricovero, per permettere loro di vedersi, riconoscersi e non sentirsi soli. Questo aspetto relazionale, spesso sottovalutato nelle grandi emergenze, è risultato essenziale per resilienza e adesione ai trattamenti. Le famiglie sono state coinvolte in modo strutturato, con informazioni continue, supporto psicologico e accompagnamento nei passaggi più delicati, dagli interventi più invasivi alla riabilitazione. La dimensione affettiva, sottolineano i clinici, ha agito da moltiplicatore terapeutico accanto alle cure ad alta tecnologia.
La pelle donata che salva la vita: dentro la biobanca del Niguarda
Al centro di questa storia sanitaria c’è la pelle donata, conservata nella Banca dei tessuti del Niguarda, guidata da Giovanni Sesana. In pochi giorni sono stati utilizzati circa 15mila centimetri quadrati di cute, saliti progressivamente a 30-35mila per tutte le fasi di trattamento. Senza questa riserva, costruita grazie a 125 donazioni nel solo anno precedente, la gestione delle grandi ustioni dei ragazzi di Crans-Montana sarebbe stata molto più rischiosa e complessa.
La banca è parte della rete di trapianti della Regione Lombardia e funziona come un “polmone” di sicurezza per emergenze imprevedibili, dalle ustioni estese agli incidenti industriali.
Come funziona una banca della pelle e perché è un “salvavita”
La cute viene prelevata da donatori deceduti che hanno espresso consenso, lavorata, testata e conservata in condizioni controllate. In caso di maxi-ustioni, viene applicata come copertura temporanea per 10-14 giorni su vaste aree corporee prive di protezione. La pelle donata riduce la dispersione di liquidi e calore, limita le infezioni e invia segnali biologici che stimolano la rigenerazione degli strati profondi. Tra tutti i tessuti, i clinici la definiscono l’unico vero “salvavita” immediato in scenari come quello di Crans-Montana, ponte essenziale verso gli interventi definitivi.
Dalle urgenze ai trapianti autologhi: il percorso chirurgico in più fasi
Nella prima fase, i chirurghi plastici rimuovono tessuti necrotici, puliscono le ferite e applicano la cute donata sulle superfici ustionate. Successivamente si valutano nuove coperture temporanee o il passaggio a soluzioni definitive, inclusi gli autotrapianti: si preleva pelle sana dal paziente e la si trapianta nelle aree ricostruite. Questo processo richiede numerosi accessi in sala operatoria e un monitoraggio continuo di infezioni, cicatrizzazione e funzionalità articolare. Alcuni pazienti sono già passati alla riabilitazione, segno che la fase più instabile è alle spalle, ma li attende un lungo lavoro estetico e funzionale.
Donazioni, rete ospedaliera e lezioni per il futuro dopo Crans-Montana
L’emergenza di Crans-Montana ha mostrato come una banca unica regionale di tessuti, integrata in un grande ospedale come il Niguarda, possa fare la differenza. Al momento dell’incendio erano disponibili 50-55mila centimetri quadrati di cute: una scorta che ha evitato di ricorrere subito alle altre banche italiane, pur pronte a intervenire. Parallelamente il network del Centro regionale trapianti ha attivato il consueto flusso di lettere di ringraziamento alle famiglie dei donatori, restituendo loro il senso concreto del gesto compiuto.
Oggi le scorte vengono ricostituite grazie alle donazioni che continuano, segno di fiducia nel sistema.
Perché la risposta lombarda è un modello di sistema
Il progetto di una Banca unica regionale al Niguarda permette di concentrare competenze, attrezzature e logistica in un hub che lavora quotidianamente con i chirurghi utilizzatori. Questa prossimità operativa riduce i tempi nelle emergenze e migliora la qualità dei trapianti di tessuti. Nel caso di Crans-Montana, la sinergia fra rianimatori, chirurghi plastici, biobanca e rete trapianti ha garantito una risposta rapida, coordinata e tecnicamente avanzata. La possibilità di attivare in poche ore contatti con altre banche nazionali ha rafforzato la resilienza complessiva del sistema.
Cosa significa davvero donare la pelle: impatto clinico e umano
Donare la pelle dopo la morte è un atto poco conosciuto ma di enorme impatto. I centimetri di cute prelevati possono trasformarsi in coperture vitali per giovani ustionati, come i ragazzi del rogo di Capodanno a Crans-Montana. Le lettere inviate alle famiglie dai coordinamenti trapianti raccontano come quel sì anonimo, espresso in un momento di dolore, si traduca in vite salvate mesi dopo, spesso in contesti totalmente imprevisti. Per i professionisti come Giovanni Sesana, questa consapevolezza rafforza il valore etico di un sistema che unisce competenza clinica e responsabilità civica.
FAQ
Quanti pazienti italiani sono stati trattati dopo l’incendio di Capodanno?
Al Niguarda sono stati gestiti fino a 12 pazienti contemporaneamente, molti dei quali giovani italiani trasferiti dalla Svizzera in condizioni critiche per ustioni estese e complicanze respiratorie.
Perché la pelle donata è così importante nelle grandi ustioni?
La cute donata copre rapidamente grandi superfici, limita infezioni e dispersione di liquidi, stabilizza il paziente e stimola la rigenerazione dei tessuti profondi, fungendo da ponte verso trapianti autologhi e ricostruzioni definitive.
Che cos’è l’Ecmo e quando viene utilizzato?
L’Ecmo è una macchina che ossigena il sangue fuori dal corpo, sostituendo temporaneamente polmoni e cuore. Viene usata nei casi più gravi di insufficienza respiratoria, come dopo inalazione di fumo caldo e sostanze tossiche in incendi chiusi.
Come funziona la Banca unica regionale dei tessuti della Lombardia?
La banca, con sede al Niguarda, raccoglie, processa e conserva tessuti da donatori, rendendoli disponibili agli ospedali lombardi. Lavora a stretto contatto con chirurghi plastici, ortopedici e altri specialisti per fornire materiale idoneo in tempi rapidi.
È possibile esprimere in vita il consenso alla donazione di pelle?
Sì, il consenso alla donazione di tessuti, inclusa la pelle, può essere espresso attraverso i canali ufficiali del Servizio sanitario nazionale, presso comuni, Asl, associazioni o in occasione del rinnovo dei documenti di identità.
Da dove provengono le informazioni su biobanca e gestione clinica dei feriti?
I dati riportati sono basati sulle dichiarazioni di Giovanni Sesana, responsabile Banca dei tessuti e terapia tissutale dell’ospedale Niguarda di Milano, rilasciate all’agenzia Adnkronos Salute nell’analisi del caso Crans-Montana.




