Crans-Montana, trapianto di pelle al Niguarda: la procedura salvavita spiegata con risultati sorprendenti
Indice dei Contenuti:
Bilancio clinico dei feriti e priorità terapeutiche
Milano, ospedale Niguarda: undici feriti gravi dall’incendio di Crans‑Montana sono ricoverati tra terapia intensiva, semi‑intensiva e Centro Ustioni, con prognosi riservata. Le lesioni includono ustioni fino al 70% della superficie corporea e complicanze respiratorie per inalazione di fumi tossici. Alcuni pazienti mostrano lievi progressi clinici, altri restano in condizioni critiche.
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Le priorità cliniche sono stabilizzazione emodinamica, gestione del dolore, supporto ventilatorio e prevenzione delle infezioni. La rimozione dei tessuti necrotici e la copertura cutanea precoce guidano il timing chirurgico, coordinato con terapia intensiva e nutrizione avanzata. Ogni procedura è pianificata su base quotidiana in funzione dei parametri respiratori e dell’estensione delle ustioni.
Il fabbisogno di cute da innesto è elevato e immediato: i primi quattro pazienti hanno richiesto 13.000 cm² di pelle, indicando l’urgenza di coperture temporanee per ridurre dispersione termica, perdita di liquidi e rischio settico. Il percorso di cura resta lungo e complesso, con interventi iterativi, rivalutazioni continue e sostegno multidisciplinare costante.
La strategia terapeutica integra tecniche chirurgiche avanzate con protocolli di controllo infezioni, ventilazione protettiva e fisioterapia precoce. Obiettivo: mantenere la vitalità dei tessuti, favorire la rigenerazione cutanea e preparare gli innesti definitivi quando le condizioni generali lo consentiranno.
La banca dei tessuti del Niguarda e il ruolo della cute
A pochi metri dalle sale operatorie del Niguarda opera la Banca dei Tessuti, nodo strategico per garantire forniture rapide di cute lavorata. Qui la pelle donata viene selezionata, trattata e resa disponibile in tempi compatibili con l’emergenza ustioni, riducendo al minimo i ritardi tra richiesta clinica e applicazione.
Il materiale conservato agisce come barriera di protezione: limita la perdita di fluidi, stabilizza la temperatura corporea, riduce il rischio di infezioni e consente la riepitelizzazione della superficie lesionata. È un presidio temporaneo ma decisivo per guadagnare tempo clinico e preparare gli innesti autologhi o definitivi.
Il Niguarda dispone di circa 50.000 cm² di cute pronta all’uso, integrata da scambi con altre banche italiane in caso di picchi di fabbisogno. Per i primi quattro pazienti trasferiti da Crans‑Montana sono stati impiegati 13.000 cm² in pochi giorni, dato che fotografa la pressione sulle scorte e la necessità di una logistica impeccabile.
Secondo i referenti della struttura, la cute processata non richiede compatibilità immunologica stringente: la lavorazione abbassa il rischio di rigetto e ne amplia l’idoneità d’uso. Funzione clinica chiave: ripristinare una copertura efficace mentre il paziente supera la fase critica e si prepara a procedure di ricostruzione mirate.
FAQ
- Quanta pelle è disponibile al Niguarda? Circa 50.000 cm² di cute pronta all’uso, con possibilità di integrazione da altre banche.
- Perché la cute donata è fondamentale nei grandi ustionati? Fornisce copertura temporanea, riduce infezioni e dispersioni, favorisce la riepitelizzazione.
- Serve compatibilità tra donatore e ricevente? La lavorazione riduce la necessità di compatibilità immunologica stringente.
- Quanto tessuto è stato usato per i feriti di Crans‑Montana? 13.000 cm² per i primi quattro pazienti in pochi giorni.
- Dove si trova la Banca dei Tessuti rispetto alle sale operatorie? A pochi passi, per minimizzare i tempi tra richiesta e trapianto.
- La copertura cutanea è definitiva? No, è temporanea e prepara il terreno a innesti definitivi o autologhi.
Dal prelievo alla crioconservazione: il percorso della pelle donata
La cute impiegata al Niguarda proviene esclusivamente da donatori deceduti, con consenso dei familiari aventi diritto. Il prelievo avviene in ambiente sterile e viene tracciato in ogni fase, dalla raccolta alla consegna in Banca dei Tessuti, per garantire sicurezza e rintracciabilità.
Una volta ricevuti, i lembi cutanei sono sottoposti a debridement meccanico, lavaggi multipli e protocolli di decontaminazione. Seguono controlli microbiologici e test di idoneità che escludono contaminazioni e patogeni, prima dell’ammissione allo stoccaggio.
La lavorazione rende la cute utilizzabile su pazienti diversi senza necessità di stringente compatibilità immunologica. Terminata la fase di processamento, i tessuti vengono confezionati, etichettati e crioconservati a –80 °C in criobanche dedicate, con monitoraggio continuo di temperatura e allarmi di sicurezza.
La conservazione può estendersi fino a due anni, mantenendo proprietà di barriera e integrità strutturale. Alla richiesta clinica, il tessuto viene scongelato con procedure controllate, verificato nuovamente e consegnato in sala operatoria in tempi rapidi.
Questo flusso riduce i tempi tra necessità chirurgica e disponibilità della cute, fondamentale nelle grandi ustioni, dove la copertura precoce limita dispersione termica, perdita di liquidi e rischio infettivo.
Dalla sala operatoria alla guarigione: trapianti temporanei e prospettive future
In sala operatoria, dopo l’escarectomia delle aree necrotiche, i chirurghi applicano lembi di cute donata come copertura provvisoria, sigillando le superfici esposte e riducendo rischio settico, perdita di liquidi e dispersione termica. La cute eterologa agisce da “biopellicola” che protegge il letto della ferita e consente la progressiva riepitelizzazione.
Per ustioni estese, si utilizzano innesti a mosaico e altre tecniche di espansione per massimizzare le scorte e coprire ampie aree con quantità limitate di tessuto. I controlli seriati guidano i re-innesti e la sostituzione dei lembi temporanei fino alla stabilizzazione del letto vascolarizzato.
La copertura non è definitiva: quando le condizioni generali migliorano, si pianificano innesti autologhi o combinati, con tempistiche dettate da infezioni, nutrizione e funzione respiratoria. Questo approccio a step riduce complicanze e prepara la ricostruzione definitiva.
Parallelamente avanzano soluzioni biotecnologiche come derma decellularizzato e colture cellulari, mirate a favorire integrazione tissutale e qualità della cicatrizzazione. L’obiettivo è accelerare i tempi di recupero e migliorare gli esiti funzionali ed estetici, in particolare nei grandi ustionati provenienti da Crans‑Montana.
FAQ
- Perché si usano trapianti temporanei? Per proteggere le ferite, ridurre infezioni e dispersioni e preparare gli innesti definitivi.
- Quanto durano le coperture provvisorie? Restano finché il letto è stabile; vengono sostituite o integrate in base ai controlli clinici.
- Che cos’è la tecnica a mosaico? Applicazione di piccoli lembi distribuiti per coprire aree ampie ottimizzando le scorte.
- Quando si passa agli innesti autologhi? Dopo stabilizzazione generale e locale, con adeguata vascolarizzazione e controllo infettivo.
- Qual è il ruolo delle biotecnologie? Migliorare integrazione, guarigione e qualità delle cicatrici con derma decellularizzato e colture cellulari.
- Quali benefici clinici si ottengono? Riduzione delle complicanze, recupero più rapido e migliori esiti funzionali ed estetici.




