Crans-Montana svela la rivoluzione: chirurghi tra sfide estreme e laboratorio che coltiva nuova pelle
Indice dei Contenuti:
Protocollo di cura per le ustioni gravi
CHUV assiste dieci pazienti con ustioni estese tra il 50 e l’80% del corpo. Il primario Yves Harder descrive una doppia emergenza: danno cutaneo massivo e risposta sistemica che coinvolge organi e metabolismo. Il percorso clinico parte dalla stabilizzazione emodinamica e dalla gestione del dolore, in parallelo al controllo delle infezioni e al supporto nutrizionale intensivo.
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
La prima tappa operativa è la doccia idroterapica a 37-40 gradi, spiega Karim Al‑Dourobi: lavaggio meticoloso, rimozione di detriti e carica batterica, quindi apertura fino al sottocute quando necessario per ripristinare la perfusione. Segue il debridement chirurgico dei tessuti necrotici, eseguito in più sedute per limitare perdite ematiche e rischio settico.
Stabilizzato il quadro, si procede con innesti autologhi laddove disponibile cute sana. Nei casi con ustioni del 70-80%, la disponibilità di donor site è insufficiente: si impiegano temporaneamente sostituti dermici di origine animale per protezione, copertura e preparazione del letto di ferita, riducendo infezioni e favorendo la neovascolarizzazione.
In parallelo, si avvia la filiera di coltura cellulare: un piccolo prelievo di cute integra viene inviato al laboratorio per generare “fogli” di nuovo derma in 2-3 settimane. L’applicazione richiede manipolazione sterile, immobilizzazione del paziente per 7-10 giorni e monitoraggio serrato di integrazione, dolore, bilancio idrico e marker infiammatori. Obiettivo: contenere la risposta sistemica, anticipare la copertura definitiva e ridurre la morbilità procedurale.
Biobanche cutanee e colture cellulari autologhe
Il cuore tecnologico è il Centro di Produzione Cellulare del CHUV, certificato Swissmedic e strutturato come biobanca funzionale: riceve biopsie di cute sana, le processa in camera bianca e genera lotti standardizzati di fogli cellulari.
Una biopsia di circa 10 cm² può tradursi, in 2-3 settimane, in circa 45 foglietti, quantità sufficiente per coprire aree estese come una schiena. Il processo prevede isolamento delle cellule, espansione fino a colture confluenti e confezionamento in supporti immersi in terreno nutritivo per la consegna sterile in sala operatoria.
Il vantaggio clinico è l’autologia: cellule del paziente che favoriscono integrazione, riducono rigetto e migliorano la riepitelizzazione. In attesa della maturazione delle colture, i chirurghi utilizzano sostituti dermici di origine animale per schermare la ferita, abbassare il rischio infettivo e ottimizzare il letto ricevente.
L’applicazione dei fogli richiede equipe esperte: manipolazione delicata, posizionamento preciso, immobilizzazione per 7-10 giorni e monitoraggio continuo di adesione, perfusione e carica microbica.
La responsabile della produzione, Stéphanie Droz‑Georget, sottolinea la capacità di scala del centro, tra le più alte in Europa, elemento decisivo per rispondere rapidamente a picchi di richiesta come quelli seguiti al disastro di Crans‑Montana.
Secondo il primario Yves Harder, questa pipeline consente coperture definitive più rapide, limita i prelievi multipli e riduce la morbilità dei siti donatori, integrandosi con i sostituti dermici nella fase ponte.
FAQ
- Che cos’è una biobanca cutanea?
Infrastruttura che riceve, conserva e processa tessuti cutanei per produrre fogli cellulari destinati a trapianto. - Quanto tessuto serve per avviare una coltura autologa?
Una biopsia di circa 10 cm² è sufficiente per generare decine di fogli in poche settimane. - Perché usare cellule autologhe?
Minimizzano il rigetto, favoriscono integrazione e accelerano la riepitelizzazione. - Qual è il ruolo dei sostituti dermici animali?
Proteggono temporaneamente le ferite, riducono infezioni e preparano il letto per l’innesto definitivo. - Quali tempi di produzione sono necessari?
In genere 2-3 settimane per ottenere colture confluenti e fogli trapiantabili. - Quali cautele operative sono richieste all’applicazione?
Manipolazione sterile, posizionamento accurato e immobilizzazione del paziente per 7-10 giorni. - Qual è la fonte giornalistica della ricostruzione?
Interviste e dati riportati da Falò con contributi del CHUV di Losanna.
Ricostruzione funzionale ed estetica post-trauma
La pianificazione ricostruttiva segue logiche per unità anatomiche, con priorità alla funzione e alla percezione visiva. Il team di CHUV segmenta il volto in regioni definite — fronte, naso, mento e area peribuccale — per ottenere continuità di texture, colore e margini, riducendo l’effetto “patch”.
Sulle mani, l’approccio distingue dita, palmo e polso: la ricostruzione mira a estensione, presa e fine motricità, integrando innesti sottili, derma artificiale e fisioterapia precoce per limitare retrazioni e aderenze.
La stabilità meccanica degli innesti è garantita con immobilizzazione controllata per preservare l’attecchimento, seguita da mobilizzazione progressiva per prevenire rigidità e perdita di arco di movimento.
Gli innesti autologhi e i fogli cellulari vengono adattati allo spessore e alla vascolarizzazione del letto ricevente, con particolare attenzione alle zone ad alto impatto estetico e funzionale. La gestione delle cicatrici comprende pressoterapia, silicone medicale, terapia laser e revisioni chirurgiche selettive su margini ipertrofici.
Nel volto, le linee di tensione cutanea guidano le incisioni; nella regione peribuccale l’obiettivo è preservare articolarità e mimica, mentre su naso e mento si ricerca simmetria e definizione dei contorni.
Per pazienti giovani, la strategia punta a minimizzare segni visibili e garantire gesti quotidiani come afferrare, scrivere, allacciare: funzione e immagine personale procedono insieme, con follow-up serrati per calibrare gli step successivi.




