Crans-Montana, soccorsi nel caos: cosa rivelano le prime telefonate

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La notte dell’emergenza al Constellation
Alle 1:30 del primo gennaio, la prima chiamata al numero di soccorso svizzero 114 rompe il silenzio invernale di Crans-Montana. “Vorrei che veniste, perché c’è un’emergenza al Constellation”, sussurra una voce sconvolta, mentre nel locale Le Constellation divampa un incendio destinato a trasformarsi in una delle peggiori tragedie recenti della Svizzera. In pochi minuti il centralino è sommerso: 171 telefonate in appena un’ora e mezza, una tempesta di richieste d’aiuto che racconta meglio di qualsiasi verbale la portata dell’orrore.
Le registrazioni, a cui ha avuto accesso l’emittente francese BfmTv, mostrano persone in stato di shock che tentano di descrivere l’inferno che li circonda. “Per favore, è il Constellation a Crans-Montana signora, c’è un incendio, ci sono dei feriti”, ripete una testimone, la voce rotta dal pianto. In altre chiamate, grida disperate si sovrappongono al rumore di sirene in lontananza e di vetri che si infrangono.
Fino alle 3 del mattino il flusso di segnalazioni non si interrompe. Testimoni raccontano di fumo denso, di luci di emergenza che non si vedono, di uscite intasate. I racconti sono frammentati, confusi, ma attraversati dallo stesso filo conduttore: la sensazione di assistere a un dramma senza poter intervenire davvero. Intanto, i numeri si fanno sempre più drammatici: 40 morti, 116 feriti, un bilancio che scuote anche una società abituata a protocolli di sicurezza rigorosi come quella svizzera.
Voci dal rogo e coordinamento dei soccorsi
Tra le chiamate, alcune restano impresse per crudezza e lucidità insieme. “Sono quasi morto al Constellation. Credo di essermi bruciato. Il Constellation è bruciato interamente”, dice un uomo con la voce impastata dal dolore, probabilmente ustionato. Pochi secondi dopo, un’altra voce, forse un giovane appena fuggito dal locale, urla: “Credo che i miei amici siano morti dentro… Molte persone stavano per morire signora, chiami un’ambulanza”. In queste parole si concentra il trauma collettivo di chi, in quella notte, ha varcato la soglia del divertimento per ritrovarsi in un incubo.
Attraverso la centrale operativa, inizia il delicato coordinamento dei mezzi di soccorso. Vigili del fuoco, ambulanze, polizia cantonale e protezione civile vengono attivati seguendo procedure rodati, ma messi alla prova da un evento di portata eccezionale. “Sono sull’incendio a Crans-Montana”, comunica uno dei primi soccorritori arrivati sul posto, mentre dalla radio filtra il crepitare delle fiamme. “Primo bilancio: tre ustionati gravi”, aggiunge, segnalando da subito la gravità del quadro clinico.
Le operazioni di evacuazione risultano complesse: fumo denso, visibilità quasi nulla, persone intrappolate in diversi ambienti del locale. Le squadre di emergenza si muovono a tappeto tra le strutture di Crans-Montana, trasformata in un’area rossa. Intanto, negli ospedali del Vallese scatta il protocollo per maxi-emergenze: reparti di urgenza potenziati, anestesisti e chirurghi di guardia richiamati, sale operatorie pronte a ricevere ustionati e intossicati da fumo.
Dubbi, inchiesta e fiducia nelle istituzioni svizzere
La tragedia di Crans-Montana apre immediatamente un fronte giudiziario e politico. La magistratura svizzera avvia un’inchiesta per chiarire dinamica del rogo, responsabilità nella gestione del locale Le Constellation e eventuali carenze nei sistemi antincendio. Ma a emergere, nelle settimane successive, è anche un elemento più inatteso: la crescente sfiducia di una parte dell’opinione pubblica nei confronti dei giudici elvetici, tradizionalmente percepiti come esempio di rigore e indipendenza.
Commentatori e analisti parlano di “sorpresa svizzera”: su questo caso, diversamente da altre tragedie, non tutti si riconoscono nella linea delle autorità. Alcuni familiari delle vittime, sostenuti da esperti indipendenti, chiedono verifiche più profonde su autorizzazioni, certificazioni antincendio, controlli effettuati nel tempo sul locale. La domanda che rimbalza è se sia stato fatto davvero tutto il possibile per prevenire un disastro di tali proporzioni.
Parallelamente, il caso di Crans-Montana si intreccia con il tema più ampio della sicurezza negli eventi di massa, in particolare nei luoghi chiusi e turistici di alta quota. Le autorità cantonali e federali sono spinte a rivedere linee guida, ispezioni e formazione del personale. Sullo sfondo, resta la questione della comunicazione di crisi: la gestione delle informazioni verso media, famiglie e cittadini, soprattutto in un ecosistema digitale in cui immagini e audio – come quelli diffusi da BfmTv – possono influenzare profondamente la percezione pubblica dell’operato delle istituzioni.
FAQ
Dove si trova il locale Le Constellation?
Si trova a Crans-Montana, nota località turistica del Canton Vallese, in Svizzera.
Quante vittime ha causato l’incendio al Constellation?
Il bilancio è di 40 morti e 116 feriti, secondo i dati diffusi dalle autorità svizzere.
Quando è scoppiato l’incendio al Constellation?
L’incendio è iniziato poco dopo l’inizio del nuovo anno, con la prima chiamata ai soccorsi alle 1:30 del primo gennaio.
Quante chiamate di emergenza sono arrivate al numero 114?
In circa un’ora e mezza sono pervenute 171 chiamate al centralino di emergenza svizzero 114.
Chi ha diffuso le registrazioni delle chiamate ai soccorsi?
Le registrazioni sono state diffuse dall’emittente francese BfmTv, che ha ottenuto accesso agli atti dell’inchiesta.
Che ruolo hanno avuto i soccorritori di Crans-Montana?
Hanno coordinato evacuazione, triage e trasferimento dei feriti, comunicando in tempo reale con la centrale operativa e gli ospedali.
Perché ci sono dubbi sull’operato della magistratura svizzera?
Alcuni familiari delle vittime e osservatori contestano eventuali lacune nei controlli e chiedono massima trasparenza nell’inchiesta.
Qual è la fonte principale delle informazioni sulla notte dell’incendio?
La fonte principale sono gli atti dell’inchiesta giudiziaria e le registrazioni d’emergenza rese note da BfmTv.




