Crans-Montana scuote la Svizzera, il drammatico sfogo del sindaco

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Crans-Montana, il sindaco: «Piango ogni giorno»
La ferita aperta nella località alpina
Nel cuore di Crans-Montana il peso del rogo che ha causato quaranta morti e oltre centoventi feriti continua a gravare sulla comunità e sulle istituzioni locali. Il primo cittadino, il sindaco Nicolas Féraud, ammette oggi la profondità del trauma personale: racconta di piangere ogni giorno, di essere seguito da uno psicologo e di essere consapevole che il ricordo di quella notte lo accompagnerà per tutta la vita.
La tragedia ha trasformato il villaggio turistico del Canton Vallese in un caso nazionale e internazionale, con l’attenzione puntata sulla catena delle responsabilità: dai controlli di sicurezza agli standard antincendio, dalle autorizzazioni edilizie fino alla gestione dell’emergenza. L’evento ha colpito soprattutto giovani provenienti da diversi Paesi europei, amplificando la pressione diplomatica e mediatica sulla Svizzera. Sullo sfondo, la comunità locale fatica a conciliare il lutto con la vocazione turistica di una delle destinazioni più note delle Alpi.
Le autorità federali e cantonali sono ora chiamate a rispondere su due fronti: garantire sostegno umano alle famiglie delle vittime e ai sopravvissuti, e assicurare che l’inchiesta chiarisca in modo trasparente ogni passaggio che ha preceduto e seguito l’incendio. Per il sindaco, al terzo mandato e figura di riferimento del territorio, il conflitto interiore tra ruolo istituzionale e fragilità personale è diventato parte integrante della vicenda pubblica.
Errori, polemiche e responsabilità
Il momento più contestato della gestione comunicativa è stata la prima conferenza stampa successiva al disastro, quando il sindaco non ha espresso scuse pubbliche alle famiglie delle vittime. Oggi riconosce quell’assenza come un errore grave, spiegando di aver privilegiato la prudenza formale rispetto alla dimensione umana. La scelta ha alimentato le critiche di cittadini, media e social network, trasformandolo in bersaglio di una rabbia collettiva che racconta di sentirsi addosso ogni giorno.
L’ondata di ostilità ha superato i confini del dibattito politico: Nicolas Féraud riferisce di essere stato accusato di aver accettato bustarelle, di vedere messa in dubbio la propria integrità e di aver ricevuto persino minacce di morte. Indica se stesso, insieme ai coniugi Moretti, proprietari della struttura andata in fiamme, come “uomo nel mirino”, consapevole di essere percepito da molti come colpevole ancor prima delle conclusioni giudiziarie.
Nonostante le pressioni a dimettersi, il sindaco ha annunciato che resterà in carica fino alla fine del mandato, sostenendo di non voler “abbandonare la nave in piena tempesta”. Rivendica la volontà di affrontare le risultanze dell’inchiesta guidata dalla procuratrice Béatrice Pillaud e dichiara di essere pronto ad assumersi ogni eventuale responsabilità che dovesse emergere, pur respingendo l’idea di carenze sistemiche generalizzate nella sicurezza della località.
Indagine, cooperazione e nodi sulla sicurezza
Sul fronte investigativo, la procura cantonale coordinata da Béatrice Pillaud sta analizzando permessi edilizi, verifiche di sicurezza, materiali di costruzione e procedure di evacuazione. Ogni anello della catena preventiva e operativa è al vaglio per stabilire se vi siano state omissioni, ritardi o violazioni di norme. Il sindaco riconosce di non avere piena padronanza tecnica dei dettagli sui controlli antincendio, ma respinge l’idea di un sistema complessivamente inadeguato, rimandando alle conclusioni dell’inchiesta la verifica sull’efficacia delle richieste di messa a norma rivolte in passato alla struttura.
La dimensione internazionale della tragedia ha spinto il Dipartimento federale degli affari esteri a rispondere formalmente alla richiesta italiana di una cooperazione giudiziaria e investigativa più stretta. Svizzera e Italia hanno ribadito di condividere lo stesso obiettivo: accertare con rapidità e trasparenza le circostanze dell’incendio e chiamare i responsabili a risponderne. Nella cornice della convenzione di Bruxelles del 2000, viene evocata la possibilità di costituire squadre investigative comuni.
La competenza sull’inchiesta resta in ogni caso alla giustizia cantonale, non al governo federale. Da questa distinzione derivano tempi e modalità di comunicazione pubblica spesso percepiti come lenti dalle famiglie delle vittime, che attendono risposte chiare. Il futuro politico del sindaco e quello giudiziario dei coniugi Moretti dipenderanno dalle decisioni della procura, destinate a incidere profondamente anche sulla reputazione di Crans-Montana come destinazione turistica sicura.
FAQ
D: Quante vittime e feriti ha provocato l’incendio?
R: Le autorità parlano di quaranta morti e circa centoventi feriti, in gran parte giovani provenienti da diversi Paesi.
D: Perché il sindaco è finito al centro delle critiche?
R: È stato contestato per l’assenza di scuse nella prima conferenza stampa e accusato di non aver mostrato subito un adeguato livello di empatia pubblica.
D: Il sindaco intende dimettersi?
R: No, ha dichiarato che resterà in carica fino alla fine del mandato per non abbandonare la comunità nel pieno della crisi.
D: Che ruolo ha la procuratrice Béatrice Pillaud?
R: Coordina l’inchiesta giudiziaria cantonale, che dovrà stabilire eventuali responsabilità penali legate alla tragedia.
D: Sono emerse minacce o campagne d’odio?
R: Sì, il sindaco riferisce di aver ricevuto insulti, accuse di corruzione e persino minacce di morte, con forte esposizione sui social network.
D: Come collabora la Svizzera con l’Italia sul caso?
R: Il Dipartimento degli affari esteri ha garantito cooperazione piena e valuta l’uso di squadre investigative comuni previste dalla convenzione di Bruxelles del 2000.
D: Quali aspetti tecnici sono al centro dell’inchiesta?
R: Permessi edilizi, verifiche di sicurezza, materiali usati nella struttura, impianti antincendio e procedure di evacuazione.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle dichiarazioni del sindaco?
R: Le affermazioni di Nicolas Féraud provengono da una lunga intervista rilasciata all’agenzia Keystone-ATS e ripresa da diversi quotidiani svizzeri e italiani.




