Crans-Montana, procuratrice nel mirino: pressioni per il passo indietro dopo rivelazioni che cambiano tutto

Indice dei Contenuti:
Errori nelle prime fasi delle indagini
Crans-Montana sotto accusa per una sequenza di passaggi iniziali giudicati fallaci e tardivi: il primo provvedimento reale – custodia cautelare per Jacques Moretti e obbligo di firma per Jessica Moretti – scatta solo il 9 gennaio, giorni dopo la tragedia e nonostante appelli pubblici alla rapidità d’azione.
La mancata autopsia nelle ore cruciali post-evento diventa il simbolo delle criticità: la stessa Procura di Sion ammette il 14 gennaio di non aver disposto alcun esame medico-legale iniziale, mentre le famiglie avevano già protocollato richieste formali. Nelle ore successive vengono ordinate due autopsie, costringendo i parenti del 18enne Tristan Pidoux a sospendere i funerali per il sequestro della salma.
Le perquisizioni risultano emesse il 1° gennaio, ma senza prova di esecuzione: la casella di ricezione resta vuota, un’anomalia che mina la catena di custodia probatoria. Nessun sequestro al Vieux Chalet, dove testimoni riferiscono l’uscita di scatoloni non controllati; il telefono di Jessica Moretti viene sequestrato solo il 9 gennaio, e per impulso di un legale, non d’iniziativa investigativa.
Il Comune di Crans-Montana ammette l’assenza di verifiche di sicurezza al Constellation dal 2019: nessun provvedimento sugli amministratori, nessun sequestro dei computer municipali, e documenti consegnati “spontaneamente” dal responsabile sicurezza, potenziale soggetto di indagine.
Omissioni e ritardi contestati alla procura
Nel mirino la Procura di Sion, guidata da Béatrice Pilloud, per lacune procedurali e tempi ritenuti incompatibili con la gravità del caso, come documentato da media internazionali e legali delle vittime. La Neue Zürcher Zeitung elenca omissioni chiave: autopsie non disposte nelle prime ore, ispezioni domiciliarie formalmente datate 1° gennaio ma senza traccia d’esecuzione, e sequestri disallineati con le buone prassi.
Il telefono di Jessica Moretti viene acquisito soltanto il 9 gennaio, su impulso difensivo e non per iniziativa della Procura; al Vieux Chalet nessun sigillo, mentre testimoni segnalano la rimozione di scatoloni prima di qualsiasi blocco probatorio. La stessa ammissione del 14 gennaio (“nessun ordine di autopsia al dipartimento di medicina legale”) certifica un vuoto operativo che ha rallentato la ricostruzione delle cause.
Gli avvocati denunciano un danno investigativo potenziale: ritardi che possono compromettere tracce, catena di custodia e integrità degli accertamenti, con le famiglie costrette a sospendere i funerali di Tristan Pidoux per le prime due autopsie disposte solo in seguito. Restano opache le verifiche sulle altre vittime e mancano riscontri su eventuali ulteriori esami, mentre si accumulano richieste formali di chiarimento agli uffici inquirenti.
Pressioni politiche e richieste di ricusazione
La gestione del caso in Vallese accende il fronte politico e istituzionale: legali delle famiglie e osservatori internazionali sollecitano l’uscita di scena della procuratrice Béatrice Pilloud, invocando l’affidamento del fascicolo a un magistrato esterno. La richiesta di ricusazione investe l’intera Procura di Sion, ritenuta non più nelle condizioni di garantire tempestività e imparzialità.
Nel mirino anche il Comune di Crans-Montana: il sindaco Nicolas Feraud ammette l’assenza di controlli di sicurezza al Constellation dal 2019, mentre non risultano sequestri di computer municipali né provvedimenti verso i dirigenti. La consegna “spontanea” dei documenti da parte del responsabile sicurezza, potenziale indagabile, alimenta il sospetto di conflitti d’interesse.
La pressione cresce dopo provvedimenti tardivi: custodia per Jacques Moretti e obbligo di firma per Jessica Moretti solo il 9 gennaio, sequestri disomogenei e assenza di sigilli al Vieux Chalet. I legali chiedono un procuratore speciale fuori Cantone, poteri urgenti di sequestro su dispositivi e archivi pubblici, e un calendario vincolante di atti irripetibili per preservare le prove.
La dimensione diplomatica pesa: dichiarazioni di rappresentanti italiani sulla gravità del reato rafforzano l’istanza di discontinuità investigativa. In parallelo, si sollecita un audit indipendente sulle procedure della Procura e sui controlli comunali rimasti inevasi per anni.
FAQ
- Perché si chiede la ricusazione della Procura di Sion? Per ritardi e omissioni ritenuti incompatibili con la gravità del caso, che minano fiducia e imparzialità.
- Chi dovrebbe subentrare nelle indagini? Un procuratore speciale esterno al Cantone del Vallese, con mandato pieno sugli atti.
- Quali responsabilità politiche sono contestate? Al Comune di Crans-Montana l’assenza di controlli dal 2019 e la mancata messa in sicurezza di documenti e sistemi.
- Quali provvedimenti urgenti vengono richiesti? Sequestri immediati di dispositivi e archivi, calendarizzazione degli atti irripetibili, audit esterno sulle procedure.
- Che ruolo hanno avuto le pressioni internazionali? Interventi pubblici e diplomatici hanno amplificato la domanda di un cambio di guida investigativa.
- Quali elementi alimentano i dubbi sulla catena di custodia? Sigilli mancati al Vieux Chalet, sequestri tardivi e perquisizioni senza esecuzione documentata.
- Qual è la principale fonte giornalistica citata? La ricostruzione delle lacune è stata riportata anche dalla Neue Zürcher Zeitung e ripresa dal Corriere come riferimento informativo.




