Crans-Montana il triste calvario delle vittime durante le cure

Incendio di Crans-Montana, il lungo calvario dei giovani sopravvissuti
Chi sono le vittime dell’incendio di Crans-Montana, cosa stanno affrontando oggi e perché il loro percorso clinico e psicologico durerà anni? Il racconto di Marc (nome di fantasia), 18 anni, sopravvissuto alla tragedia della notte di Capodanno che ha causato 41 morti e 115 feriti, mostra cosa accade dopo le sirene. In Svizzera circa 7’700 persone l’anno subiscono ustioni, 400 in forma grave, molte trasferite in centri specializzati come il CHUV di Losanna.
Tra terapia intensiva, trapianti di pelle, riabilitazione funzionale e supporto psicologico, il ritorno alla vita è un percorso complesso che coinvolge équipe multidisciplinari.
Testimonianze di ex pazienti come Bertrand Galley e Liliane Da Costa Almeida raccontano ferite che non sono solo cutanee, ma identitarie e sociali.
In sintesi:
- Incendio di Crans-Montana: 41 morti, 115 feriti, molti giovanissimi con ustioni gravi.
- Al CHUV di Losanna attivato piano catastrofe e interventi chirurgici d’urgenza.
- Riabilitazione lunga: fino a due anni tra cicatrizzazione, fisioterapia e supporto psicologico.
- Cicatrici visibili e invisibili: nuove tecniche per ricostruire autostima e vita sociale.
Dalle fiamme alla terapia intensiva: cosa accade ai grandi ustionati
“È stato orribile… l’odore della carne bruciata mi è rimasto nel naso”, racconta Marc, 18 anni, sopravvissuto all’incendio di Crans-Montana. La fuga, descrive, fu caotica: corridoi saturi, persone che cadevano una sull’altra, corpi che lo hanno protetto dalle fiamme.
Trasportato prima all’ospedale di Sion, ha subito un trapianto di pelle per le ustioni di secondo grado a volto e nuca e di terzo grado alla mano destra. Ora prosegue le sedute di ergoterapia a Sierre. “Ho provato più dolore al trapianto che nell’incendio”, spiega.
Molti feriti sono stati inviati al CHUV di Losanna, dove la notte di Capodanno è scattato il piano di catastrofe. Frida Rizzati, medico di terapia intensiva pediatrica, ricorda l’arrivo di 22 pazienti instabili da trattare subito.
Yves Harder, capo di chirurgia plastica, descrive la procedura d’urgenza: ustioni profonde trasformano la pelle in “cuoio”, costringendo a incisioni di decompressione per salvare circolazione e respirazione.
Per comprendere cosa attende i giovani più gravi, la testimonianza di Bertrand Galley è cruciale: arrivò al CHUV con il 75% del corpo bruciato e solo il 15% di probabilità di sopravvivenza, quattro mesi e mezzo in terapia intensiva, 41 interventi chirurgici. Il momento più duro, racconta, non è stato in sala operatoria ma davanti allo specchio: “Ho pianto, è difficile accettarsi, soprattutto quando il volto è segnato”.
Anche Marc convive con uno stress post-traumatico conclamato: odore di bruciato fantasma, sirene immaginarie, flashback notturni. “Se non mi curo, questi disturbi non se ne andranno”, ammette.
La riabilitazione fisica inizia appena la vita è salva. I grandi ustionati devono reimparare gesti elementari dopo settimane di immobilità. Bertrand Galley ricorda che, prima di camminare, ha dovuto solo imparare a girarsi nel letto: i muscoli erano praticamente scomparsi. Passò sei mesi in una clinica riabilitativa.
La cicatrizzazione richiede dai 12 ai 24 mesi. Per contenere e rendere funzionali le cicatrici, vengono utilizzati indumenti compressivi: Marc porta un guanto speciale, Bertrand ha indossato gilet e pantaloni compressivi per un anno e mezzo. Quentin De Halleux, fisioterapista del CHUV, spiega che la compressione tiene la cicatrice sottile, mobile e utilizzabile.
Parallelamente procede il lavoro sull’immagine di sé. Liliane Da Costa Almeida, ustionata a due anni in un incidente domestico, a 21 anni affronta ancora sguardi e rifiuti: “A scuola non capivano, anche oggi alcuni non accettano la mia cicatrice”. Nuovi approcci come la sociofotografia, illustrata dalla sociofotografa Tania Flückiger, mirano a riallineare come ci si vede e come si viene visti, valorizzando punti di forza e identità oltre le cicatrici.
Ogni anno in Svizzera circa 7’700 persone subiscono ustioni, 400 in forma grave: un dato che conferma l’impatto sanitario e sociale del trauma da fuoco. Marc ha davanti a sé almeno un anno e mezzo di cure. “All’inizio pensavo: tra due settimane torno al lavoro. Non mi rendevo conto. Ti chiedi: perché proprio io?”, dice, sintetizzando la lunga lotta per ricostruire non solo il corpo, ma un progetto di vita.
Le cicatrici del futuro: identità, lavoro e prevenzione in Svizzera
Le storie di Crans-Montana impongono domande cruciali sul dopo: reinserimento scolastico, accesso al lavoro, prevenzione. Il trauma cambia relazioni, autostima, prospettive professionali, soprattutto per i giovanissimi.
Centri come il CHUV di Losanna stanno integrando fisioterapia, psicologia, sociofotografia e supporto sociale in percorsi continui, dalla terapia intensiva al ritorno a casa. Parallelamente, i dati sulle 7’700 vittime annue pongono l’urgenza di rafforzare prevenzione antincendio in locali pubblici, abitazioni e contesti festivi.
Per i sopravvissuti, il vero punto di arrivo sarà sentirsi di nuovo parte della comunità senza essere definiti solo dalle cicatrici: qui si gioca la sfida più delicata dei prossimi anni per sanità, scuole e famiglie.
FAQ
Quante vittime ha causato l’incendio di Crans-Montana?
L’incendio di Crans-Montana nella notte di Capodanno ha provocato ufficialmente 41 morti e 115 feriti, in grande maggioranza giovani presenti alla festa.
Quanto dura in media il percorso di cura per un grande ustionato?
Il percorso dura mediamente da uno a due anni: include interventi chirurgici, cicatrizzazione, fisioterapia intensiva, ergoterapia, indumenti compressivi e supporto psicologico strutturato.
Perché vengono usati indumenti compressivi sulle cicatrici da ustione?
Gli indumenti compressivi vengono utilizzati perché riducono lo spessore delle cicatrici, ne migliorano la mobilità e preservano la funzionalità articolare, soprattutto su mani, tronco e arti inferiori.
Quante persone subiscono ustioni gravi ogni anno in Svizzera?
Ogni anno in Svizzera circa 7’700 persone riportano ustioni e, tra queste, circa 400 presentano lesioni classificate come gravi e bisognose di centri specializzati.
Qual è la provenienza delle informazioni su ustioni e incendio di Crans-Montana?
Le informazioni sono derivate da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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