Crans Montana, il fratello di Sofia racconta il lungo percorso di cura e le condizioni dopo il ricovero

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Crans Montana, parla il fratello di Sofia ora ricoverata al Niguarda: “La sua guarigione impiegherà anni” e svela come sta
La lunga battaglia di Sofia
Nel reparto Grandi ustionati del Niguarda di Milano, la sedicenne Sofia affronta un percorso clinico che il fratello Mattia definisce «lunghissimo». I medici parlano di una riabilitazione che richiederà anni, non mesi, a causa delle estese ustioni e delle complicazioni respiratorie dovute a fuliggine e sostanze tossiche inalate nell’appartamento di Crans Montana.
La famiglia trascorre le giornate in ospedale, tra monitor, medicazioni e micro-risvegli in terapia intensiva: momenti in cui gli occhi si aprono, ma la coscienza resta sospesa. Parlare a Sofia, raccontarle frammenti di normalità, è diventato un rito: serve a lei per orientarsi in questo limbo e a loro per non crollare.
Il rischio di infezioni è altissimo e ogni minima variazione dei parametri clinici costringe a ricalibrare terapie e farmaci. L’ospedale ha attivato un supporto psicologico dedicato ai ragazzi e alle famiglie, molti dei quali ora faticano a entrare in luoghi chiusi e cercano istintivamente uscite di sicurezza non appena varcano una porta.
Ricordi della notte e ricerca di giustizia
Il fratello ricostruisce le ore immediatamente successive all’incendio in Svizzera. L’ultima telefonata con Sofia era stata la sera del 31, poco prima del rogo nel palazzo in cui lei alloggiava come ospite di una compagna di classe a Crans Montana. Nessuna casa di famiglia, nessun punto di riferimento sul posto, solo la corsa improvvisa di Mattia e della sorella Alice verso una località diventata all’improvviso scenario di emergenza.
Nel caos dei soccorsi, Sofia è stata riconosciuta solo grazie alle unghie. Due ragazzi francesi l’hanno assistita fino al trasporto in ambulanza, poi tre ore di buio totale in cui la famiglia non sapeva in quale ospedale fosse stata ricoverata. Dopo decine di telefonate, la traccia è riemersa a Losanna, mentre attorno ad Anna (nome di fantasia, se serve) altri coetanei ustionati alternavano conversazioni lucide a peggioramenti improvvisi.
Sulla rabbia, Mattia è netto: niente sete di vendetta, ma richiesta di verità e responsabilità. La fiducia è riposta nella magistratura, chiamata a chiarire cause, omissioni e catena dei controlli. In famiglia domina un principio: conservare lucidità ora, per farsi trovare pronti quando Sofia potrà affrontare la fase successiva delle cure.
La rete di solidarietà intorno alla famiglia
Intorno alla stanza di ospedale si è costruita una rete spontanea di sostegno. Al Niguarda arrivano ogni giorno offerte concrete: ristoratori che si propongono di fornire i pasti, vicini di reparto e sconosciuti che si offrono di occuparsi della spesa, amici e compagni di scuola impegnati in raccolte fondi e veglie di preghiera. I social amplificano messaggi, iniziative, piccoli gesti che per la famiglia significano energia emotiva.
Anche oltreconfine l’ondata d’aiuto è stata immediata: in Svizzera circa 200 famiglie hanno messo a disposizione gratuitamente alloggi nella zona di Losanna, quando Sofia era ricoverata lì, per consentire ai parenti di starle vicino senza un peso economico insostenibile. In molti si sono offerti di fare da ponte logistico con strutture, uffici e autorità locali.
Mattia racconta di aver trovato nel personale medico e infermieristico quasi una seconda famiglia: dottori, infermieri e operatori socio-sanitari che seguono Sofia 24 ore su 24, diventando interlocutori costanti nei momenti di paura. Nel presente conta solo questo: resistere alla fatica, giorno dopo giorno, finché lei non potrà rientrare in una quotidianità il più possibile vicina a quella di prima.
FAQ
D: Dove è ricoverata Sofia dopo l’incendio di Crans Montana?
R: È ricoverata al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano.
D: Quanto tempo richiederà la guarigione di Sofia?
R: Secondo quanto riferito dal fratello, il percorso di guarigione non si misura in mesi ma in anni.
D: Qual è il principale rischio clinico in questa fase?
R: Il rischio maggiore è rappresentato dalle infezioni, aggravate dalle ustioni estese e dall’inalazione di fumi tossici.
D: Sofia è completamente cosciente?
R: È in terapia intensiva, con brevi momenti di risveglio che non corrispondono ancora a una piena coscienza vigile.
D: La famiglia riceve supporto psicologico?
R: Sì, l’ospedale garantisce un servizio di assistenza psicologica per i ragazzi coinvolti e per i loro familiari.
D: Che rapporto ha la famiglia con il personale del Niguarda?
R: Il fratello descrive medici, infermieri e operatori come parte della famiglia, sottolineando fiducia totale nelle cure.
D: Qual è la posizione della famiglia sulla responsabilità dell’accaduto?
R: I familiari chiedono giustizia e chiarezza sulle cause dell’incendio, riponendo fiducia nel lavoro della magistratura competente.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria delle dichiarazioni di Mattia?
R: Le parole del fratello di Sofia provengono da un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ripresa e rilanciata anche da Novella 2000.




