Crans-Montana al centro di un’indagine segreta tra Svizzera e Italia

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Su Crans-Montana c’è l’ok all’indagine comune Svizzera-Italia. Il giallo della riunione dopo la strage
Inchiesta congiunta e delicati equilibri diplomatici
Le autorità di **Svizzera** e **Italia** hanno autorizzato la costituzione di squadre investigative comuni sull’incendio del locale **Constellation** di **Crans-Montana**, in **Vallese**, in cui hanno perso la vita diversi giovani italiani. La decisione, comunicata la sera del 27 gennaio, soddisfa una delle condizioni poste dalla presidente del Consiglio **Giorgia Meloni** per il rientro dell’ambasciatore **Gian Lorenzo Cornado**, richiamato a **Roma** dopo le prime fasi dell’indagine.
Berna ha riconosciuto la necessità di una collaborazione giudiziaria rafforzata, ribadendo però la netta distinzione tra responsabilità politiche e penali e sottolineando come il procedimento riguardi in primo luogo le competenze del Cantone del **Vallese**, non dell’intera Confederazione. La mossa allenta una tensione diplomatica crescente, alimentata in particolare dopo la scarcerazione di **Jacques Moretti**, proprietario del locale, indagato con la moglie **Jessica Maric** per omicidio, lesioni e incendio colposi.
Il ministro degli Esteri **Antonio Tajani** aveva esplicitamente collegato il rientro dell’ambasciatore alla concessione di un meccanismo investigativo più incisivo, richiamando l’esigenza di “chiarezza” sulle dinamiche del rogo di Capodanno. Ora le procure di **Roma** e **Sion** potranno operare in sinergia tramite le cosiddette squadre investigative comuni, previste dall’articolo 20 del Secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria, con scambio diretto di atti, prove e audizioni.
Nuovi elementi: materiale pirotecnico, testimoni e video mancanti
Nel seminterrato del **Constellation**, tra le macerie dell’incendio, gli inquirenti hanno rinvenuto una borsa blu contenente un quantitativo significativo di artifici pirotecnici ancora integri: sei tubi lanciarazzi e otto petardi, oltre a oltre cento fontane pirotecniche rimaste inutilizzate in uno scatolone. Queste ultime sarebbero state destinate alle coreografie scenografiche con bottiglie di champagne e scintille che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbero innescato il rogo.
**Jacques** e **Jessica Moretti** hanno escluso ogni responsabilità diretta su quel materiale supplementare, sostenendo che possa essere stato introdotto da clienti. Parallelamente, emerge l’episodio di una riunione del personale dei tre locali riconducibili ai coniugi, organizzata nei giorni successivi alla tragedia: secondo il legale di alcune famiglie delle vittime, l’incontro avrebbe potuto mirare a orientare le deposizioni dei dipendenti, ipotesi respinta con fermezza da **Jessica Maric**, che parla di un’iniziativa autonoma dei lavoratori.
Un ulteriore elemento critico riguarda la videosorveglianza della polizia comunale di **Crans-Montana**: le registrazioni del 31 dicembre risultano cancellate, mentre sono disponibili solo quelle dalla mezzanotte del 1° gennaio. La perdita dei filmati è ricondotta a una cancellazione automatica, avvenuta prima della richiesta formale di acquisizione da parte degli inquirenti, un vuoto che alimenta interrogativi sulla tempestività e la completezza della raccolta delle prove.
Responsabilità locali, controlli e scuse istituzionali
Il sindaco di **Crans-Montana**, **Nicolas Féraud**, è tornato davanti alla stampa per chiarire la sua posizione dopo le forti critiche seguite alla conferenza del 6 gennaio, quando non aveva rivolto scuse esplicite ai familiari delle vittime. Ha riconosciuto di aver commesso un errore nel non esprimere subito cordoglio a nome del Comune, spiegando di aver privilegiato un approccio prudente e formale in un contesto emotivamente devastante per la comunità locale.
Il primo cittadino ha ribadito di non essere stato informato delle carenze emerse nei controlli e di non credere a un problema sistemico nella gestione della sicurezza sul territorio di **Crans-Montana**. Gli ultimi accertamenti sul locale risalivano al 2019 e avevano indicato alcune migliorie da realizzare; ora le indagini dovranno stabilire se le prescrizioni siano state attuate e se eventuali omissioni abbiano avuto un ruolo causale nella tragedia.
Féraud ha difeso la reputazione dei servizi tecnici comunali e del dicastero competente, definiti “puntigliosi” nei controlli, pur evitando giudizi sul funzionamento specifico di ogni ufficio. In parallelo, la collaborazione tra procure italiana e svizzera dovrà incrociare la dimensione amministrativa (permessi, verifiche antincendio, rispetto delle norme di sicurezza) con la ricostruzione penale di responsabilità individuali e organizzative, in un quadro ormai osservato con grande attenzione dall’opinione pubblica di entrambi i Paesi.
FAQ
D: Che cosa prevede la cooperazione tra procure italiana e svizzera?
R: Consente la creazione di squadre investigative comuni tra le procure di Roma e Sion, con scambio diretto di prove, atti e testimonianze.
D: Su quale base giuridica si fonda questa collaborazione?
R: Si fonda sull’articolo 20 del Secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale.
D: Perché l’ambasciatore italiano in Svizzera era stato richiamato a Roma?
R: Il richiamo di Gian Lorenzo Cornado era un segnale politico di insoddisfazione dell’Italia rispetto allo sviluppo iniziale dell’inchiesta e alla necessità di maggiori chiarimenti.
D: Qual è il ruolo del Cantone del Vallese nel procedimento?
R: Il caso rientra primariamente nelle competenze giudiziarie del Vallese, pur avendo ricadute politiche e diplomatiche a livello federale e internazionale.
D: Che cosa è stato trovato nel seminterrato del locale?
R: È stata rinvenuta una borsa con lanciarazzi e petardi, oltre a numerose fontane pirotecniche inutilizzate, oggetto di accertamenti tecnici.
D: Perché mancano i video della notte di Capodanno?
R: Le immagini del 31 dicembre della polizia comunale di Crans-Montana sarebbero state cancellate automaticamente prima della richiesta formale degli inquirenti.
D: Come ha reagito il sindaco di Crans-Montana alle polemiche?
R: Il sindaco Nicolas Féraud ha espresso rammarico per non aver presentato per tempo le scuse ufficiali alle vittime e ha difeso la qualità dei controlli locali.
D: Qual è la fonte giornalistica principale delle informazioni riportate?
R: Le notizie e i dettagli sull’inchiesta e sugli sviluppi diplomatici derivano da ricostruzioni pubblicate dalla stampa italiana, in particolare da La Repubblica.




