Corona sfida Mediaset, clamoroso stop a Falsissimo per un motivo inatteso

Indice dei Contenuti:
Un format sul filo del rasoio
La parabola di Falsissimo – Il Prezzo del Successo conferma come il confine tra giornalismo d’inchiesta, intrattenimento e contenuto borderline sia sempre più sottile. La puntata numero 21 del format di Fabrizio Corona, dedicata a Mediaset, a Pier Silvio Berlusconi e ad alcuni volti simbolo del Biscione, è stata rimossa in poche ore dalle piattaforme, dopo aver superato milioni di visualizzazioni in tempi record. Il caso mette in luce un equilibrio precario: da un lato la spinta verso il racconto “senza filtri” che alimenta engagement, dall’altro la necessità di rispettare copyright, privacy e norme sulla diffamazione.
Nel corso delle ultime settimane, il format ha già incassato sospensioni, inibitorie e interventi d’urgenza del Tribunale di Milano, in particolare per gli episodi sul caso Alfonso Signorini. La rimozione della puntata 21, però, segue un binario diverso: non solo questioni di contenuto potenzialmente diffamatorio, ma soprattutto utilizzo di materiali audiovisivi di proprietà di terzi, in primis il gruppo di Cologno Monzese.
Questo intreccio fra storytelling digitale aggressivo, piattaforme social e reazione degli editori tradizionali rappresenta un laboratorio perfetto per capire dove stia andando l’ecosistema mediatico italiano. E perché, nell’era degli algoritmi di Google News e Google Discover, ogni contenuto virale che tocca poteri forti mediatici rischi di trasformarsi in un caso giudiziario.
Copyright, diffamazione e ruolo delle piattaforme
Secondo quanto filtra dagli ambienti di Mediaset, il gruppo avrebbe presentato a Meta e YouTube una segnalazione formale per violazione del diritto d’autore, contestando l’uso di foto, clip e frammenti di programmi, tra cui spezzoni di Verissimo con l’intervista di Alfonso Signorini a Silvia Toffanin. Le piattaforme, in applicazione delle proprie policy sul copyright, hanno proceduto alla rimozione del contenuto senza una censura diretta da parte dell’emittente, ma riconoscendo una presunta infrazione oggettiva delle regole.
Parallelamente, Mediaset ha diffuso un comunicato molto duro, definendo “false e diffamatorie” alcune affermazioni contenute nella puntata e annunciando di voler tutelare l’azienda “nelle sedi opportune”. Questo passaggio sposta la vicenda dal terreno delle semplici rivendicazioni mediatiche a quello, ben più impegnativo, delle azioni legali. Per le piattaforme, diventa un test cruciale di gestione del rischio: bilanciare libertà di espressione e tutela dei diritti dei broadcaster titolari dei contenuti.
In questo scenario, chi produce format digitali borderline è chiamato a una consapevolezza giuridica maggiore: ogni frame, ogni audio, ogni chat mostrata in video è potenzialmente un detonatore di contenziosi incrociati, soprattutto se inserito in narrazioni ad alto tasso polemico.
Testimonianze, smentite e credibilità delle fonti
Dopo l’onda lunga della puntata 21, si sono moltiplicate le prese di posizione pubbliche dei protagonisti indiretti. Le ex Letterine di Passaparola Daniela Bello e Giulia Montanarini hanno scelto di intervenire in prima persona per smentire qualunque “sistema” legato a Gerry Scotti, tirato in ballo fra insinuazioni e ricostruzioni più o meno suggestive. Bello ha parlato di oltre trent’anni di collaborazione con il conduttore, definendolo “persona seria e corretta”, escludendo avance o richieste ambigue e ventilando a sua volta possibili azioni legali a tutela della propria immagine.
Giulia Montanarini ha ricordato la prima edizione di Passaparola, con la conduzione condivisa fra Claudio Lippi e Gerry Scotti, descrivendo quest’ultimo “come un padre” per il gruppo di ragazze e sottolineando un clima professionale rispettoso, lontano dalle narrazioni insinuate. Questo fronte compatto di smentite mette al centro un tema chiave per l’informazione digitale: la verifica delle fonti e la responsabilità nel riportare testimonianze, soprattutto quando riguardano dinamiche di backstage televisivo difficili da documentare.
Per chi produce contenuti a metà tra inchiesta e intrattenimento, la costruzione della credibilità passa non solo dai documenti mostrati in video, ma anche dalla capacità di dare spazio a versioni differenti, di contestualizzare accuse e di non trasformare il sospetto in verità narrativa. Un equilibrio essenziale per rispettare i principi di qualità e affidabilità richiesti dalle linee guida EEAT di Google.
FAQ
D: Perché la puntata 21 di Falsissimo è stata rimossa?
R: È stata rimossa dopo segnalazioni per presunta violazione di copyright legato a materiali audiovisivi di proprietà Mediaset.
D: Mediaset ha ordinato direttamente la cancellazione del video?
R: No, ha presentato una richiesta formale alle piattaforme, che hanno applicato le proprie policy sul diritto d’autore.
D: Quali contenuti contestati comparivano nella puntata?
R: Clip e foto tratte da programmi Mediaset, inclusi frammenti di Verissimo con Alfonso Signorini e Silvia Toffanin.
D: Cosa ha dichiarato pubblicamente Fabrizio Corona?
R: Ha attribuito la rimozione a Mediaset parlando di “presunta violazione del copyright” e lasciando intendere possibili mosse successive.
D: Qual è la posizione ufficiale di Mediaset sui contenuti del format?
R: L’azienda ha definito alcune affermazioni “false e diffamatorie” e ha annunciato azioni legali a tutela della propria immagine.
D: Come hanno reagito le ex Letterine di Passaparola?
R: Daniela Bello e Giulia Montanarini hanno difeso Gerry Scotti, smentendo l’esistenza di un presunto “sistema” e ipotizzando a loro volta iniziative legali.
D: Che impatto ha il caso sul rapporto tra TV tradizionale e content creator digitali?
R: Evidenzia uno scontro crescente su copyright, reputazione e controllo del racconto mediatico tra broadcaster e format indipendenti.
D: Qual è la fonte originale della vicenda raccontata?
R: La ricostruzione si basa su contenuti pubblicati da Fanpage.it e da altri organi di informazione che hanno seguito il caso di Falsissimo – Il Prezzo del Successo.




